Quando un cellulare ti cambia davvero la vita

Quando un cellulare ti cambia davvero la vita

In Italia sono presenti poco meno di 12 mila minori stranieri non accompagnati. Per loro, la possibilità di connettersi a Internet non è un optional, ma ha una funzione fondamentale: consente di mantenere i rapporti con la famiglia e con gli amici lasciati in patria, di trovare informazioni e contatti durante il viaggio, di fare nuove conoscenze, non ultimo di distrarsi e svagarsi da situazioni estremamente difficili da gestire e con un forte carico emotivo.

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Quando si parla di minori e internet non si può ignorare la fascia più debole tra loro: i minori stranieri non accompagnati, ragazzi e ragazze che varcano i nostri confini in fuga da guerre, fame, povertà, in cerca di un futuro migliore, da soli, senza un adulto di riferimento. Sono loro i più vulnerabili perché, sprovvisti di una rete sociale e familiare di protezione, corrono il costante pericolo di subire abusi e violenze, nonché di cadere nell’abisso dello sfruttamento e della tratta. Come riporta il sito West, “Nel 2015, risultavano presenti in Italia poco meno di 12 mila minori stranieri non accompagnati. Un dato in crescita di 1.385 unità rispetto al 2014, quando ne erano stati contati 10.536, ma soprattutto rispetto al 2013 (+4.217 unità pari a +66,7%). Per la stragrande maggioranza si tratta di maschi (il 95,4%) con un’età compresa tra 16 e 17 anni (l’81,2%)”. Ricordiamo inoltre che l’Emilia-Romagna è la seconda regione in Italia, dopo la Lombardia, con la percentuale più elevata di presenza di stranieri: 11,1% contro il 23,3 della Lombardia. Fortissima nella nostra regione anche la presenza di minori non accompagnati, con prevalenza di giovanissimi di origine albanese.

Distribuzione per nazionalità dei Minori stranieri non accompagnati in Italia. Fonte: West
Presenze e distribuzione per nazionalità dei Minori stranieri non accompagnati in Italia. Fonte: West

In occasione del SID (Safer Internet Day) 2016 Save the children, la più importante organizzazione internazionale indipendente per la tutela dei diritti dell’infanzia, creata nel 1919 e oggi presente in 119 Paesi, ha svolto per la prima volta un’indagine tra questi giovanissimi migranti sul tema dell’utilizzo delle tecnologie digitali nelle varie fasi del loro viaggio, dall’idea di lasciare la propria terra fino ai primi passi compiuti una volta giunti nel nostro Paese. 165 i minori intervistati, tra i 15 e i 17 anni, ospiti di varie strutture di accoglienza, dal nord al sud Italia, per lo più provenienti da Stati africani.

Per i ragazzi provenienti da Paesi dove la connessione web è diffusa, Internet si presenta come un fattore determinante nella scelta di partire: vedere sui social network le foto postate da amici e conoscenti che hanno raggiunto la meta e che esprimono una vita bella e felice, spinge i ragazzi a farsi idee edulcorate dell’Italia, spesso non corrispondenti alla verità, e determina la decisione di partire. Decisione che poi in molti casi va a cozzare contro una realtà ben più amara.

La maggior parte dei ragazzi intervistati afferma di non aver potuto connettersi a internet durante il viaggio: la prima preoccupazione è riuscire ad avvisare a casa, ma la paura dei furti e di essere localizzati dalle forze dell’ordine fa sì che durante il viaggio il cellulare venga tenuto spento o nascosto. Per molti è stato possibile comunicare con la famiglia di origine solo all’arrivo in Italia.

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Come i loro coetanei italiani, anche la maggior parte dei ragazzi intervistati possiede uno smartphone, e quasi tutti hanno un profilo Facebook. L’accesso a internet (tramite wi-fi o tramite le strutture di accoglienza) ha una funzione fondamentale per loro: consente di mantenere i rapporti con la famiglia e con gli amici lasciati in patria, di trovare informazioni e contatti durante il lungo viaggio, di programmare i successivi passi da fare, di fare nuove conoscenze, non ultimo di distrarsi e svagarsi da situazioni estremamente difficili da gestire e con un forte carico emotivo. In alcuni casi, il cellulare diviene strumento per documentare viaggi ai limiti della sopravvivenza, con foto e video delle varie fasi della traversata su mezzi di fortuna, ma anche di abusi e violenze subiti: la maggior parte dei ragazzi però ha dichiarato di non aver voluto fare foto “per non ricordare”.

Una volta giunti in Italia, la frequentazione della Rete espone i minori stranieri non accompagnati agli stessi pericoli in cui incorrono i ragazzi italiani: il 19,5% dichiara di aver avuto brutte esperienze in internet, soprattutto tentativi di adescamento a sfondo sessuale da parte di sconosciuti, ma anche fenomeni di cyberbullismo, furto di password e dati personali, violazione della privacy, raggiri. Da scongiurare è il rischio di un “uso sostitutivo” della rete e dei social network, in cui rifugiarsi finendo per comunicare solo con amici e familiari del paese d’origine, isolandosi dai coetanei italiani e mettendo a repentaglio il processo d’integrazione.

Di fronte alla sfida sempre più urgente della sicurezza in Rete, occorre rendere consapevoli anche questi ragazzi dei loro diritti, educarli a un uso consapevole delle nuove tecnologie, sensibilizzarli sui rischi e i pericoli di internet: per questo è necessario formare operatori in grado di comunicare con loro, per metterli in guardia dai pericoli ma anche per accogliere le loro richieste e segnalazioni.
Tutti possiamo fare qualcosa. “Play your part for a better internet” è lo slogan scelto per il SID 2016. La posta in gioco è davvero alta: siamo disposti a fare la nostra parte?

Fonte immagine di copertina: Squat Le Monde.

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Dalla bassa bolognese, laureata in economia e in scienze della comunicazione, collaboro con varie realtà del terzo settore, tra cui l'ong AIFO, e da alcuni anni sono approdata alle Edizioni Dehoniane Bologna, dove lavoro per la redazione. Mi piace descrivere le sfumature, quelle che di corsa, a volte, non si riescono a notare.

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