Quando i maschi modenesi sognavano una sposa polacca

Le prime agenzie matrimoniali nascono in Italia intorno alla prima metà degli anni Ottanta: un periodo di grande ripresa economica dopo le ripetute e prolungate crisi del decennio precedente. Forse anche grazie all’incidenza di celebri slogan come “Milano da bere”, l’immaginario tende a ricordare quegli anni come una stagione “facile” segnata dal successo economico. In realtà la crescita degli anni Ottanta fu resa possibile grazie alla tenuta, quando non il boom, della piccola e media impresa mentre le grandi aziende pubbliche e private continuarono a subire gli strascichi degli anni Settanta e della loro conflittualità permanente. Lavorare in un’impresa di piccole dimensioni – sia per il titolare che per le maestranze – significa ben altro dall’impiego rigorosamente contrattualizzato di una grande fabbrica. Tradotto: per centinaia di migliaia di italiani il benessere degli anni Ottanta significò soprattutto un enorme impiego di ore destinate all’attività lavorativa. Che certo, portarono soprattutto in regioni come l’Emilia-Romagna, il “mitico” Nordest o la Lombardia, un enorme flusso di denaro, ma anche molto meno tempo libero da dedicare alla socialità. Fu forse questo uno dei motivi che favorì la nascita di strumenti come le agenzie matrimoniali per sopperire – letteralmente – alla diminuzione del tempo destinato alla costruzione di relazioni significative. Fu nel 1985 che arrivarono le prime norme per regolamentare questa attività in piena crescita. Normativa che pose un freno all’opinione diffusa all’epoca che vedeva in questo nuovo settore commerciale qualcosa di poco chiaro, di poco affidabile, quando non addirittura di illegale, ma che pure “funzionava”.

Modena fu tra le prime città a dotarsi di questo tipo di servizio, come ricorda un articolo della Stampa del 21 dicembre 1986 dal titolo “A Modena sognano le spose polacche”. Già, perché la nostra città oltre ad essere all’avanguardia nel settore, poteva vantare particolari entrature anche “oltre cortina”, come si diceva allora, quando ancora la caduta del muro e il crollo del comunismo non erano nemmeno una lontana ipotesi. Il pezzo è uno spaccato della Modena dell’epoca. Come riporta l’articolista, un allor giovane Pierangelo Sapegno (ancora oggi giornalista alla Stampa), «una città ricca ma con tanta gente sola». L’agenzia di cui parla, scrive, “promette «la Fortuna In amore», con la effe maiuscola: la tira avanti una signora bionda e triste che qualche tempo fa ebbe un’idea un po’ stramba, quella di mettere insieme due solitudini lontane e diverse, una da opulenza e l’altra da povertà: una a Modena, nel cuore dell’Emilia, ai confini della Bassa, e l’altra oltre cortina, in Polonia“. Sarebbero state addirittura cinquecento le ragazze polacche arrivate a Modena e in altre città dell’Emilia, riporta in seguito il pezzo: un vero esercito.

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A mettere in piedi l’attività, la trentaseienne anch’essa polacca Ewa Stawicka, che “ha sposato un modenese «che magari ha messo su la pancia, ma sa stare al mondo, dà del tu a tutti e sorride sempre. Oggi, dopo 7 anni, Ewa e Mauro vivono «felici e contenti», proprio come in una fiaba a lieto fine”. E così, racconta sempre Sapegno, la signora decide di provare a far felice anche qualche altro modenese “ricco ma solo”. E apre la sua agenzia pubblicando un annuncio su un giornale locale: “«Ragazze dei Paesi dell’Est, bella presenza e ottima cultura, disposte a trasferirsi, conoscerebbero italiani, scopo relazione duratura». Non era proprio un annuncio come gli altri. E arrivarono in fretta i curiosi, fioccarono le telefonate, fu quasi un assedio: commercianti, artigiani. Impiegati, contadini, giovani e vecchi. Lunghe chiacchierate con persone malate di solitudine e di melanconia. Modena scopri improvvisamente la passione per le ragazze che vengono da Varsavia“.

A questo punto però, arriva la mazzata – almeno secondo la signora Stawicka – sul mito dell’Emilia Felix: “Difficile spiegare il perché di questo amore fra sconosciuti. Questa, dietro la sua facciata opulente, sostiene Stawicka, «è terra di grande solitudine, dove incontrare gli altri e parlarci assieme è davvero molto faticoso. Qui, di fronte a me, sono sfilate storie tristissime, angosciose. Anziani, uomini soprattutto. Ma pure donne piene di di¬ sperazione. La gente pensa più a far soldi e meno a comunicare: L’apparenza, Insomma, non deve Ingannare. Modena è fra le città italiane più colpite da improvviso benessere, affermano le indagini del Censis: un tessuto diffuso di piccole imprese che producono grandi ricchezze, e di aziende agricole modernissime“.

“Gente ricca, ma sola” sentenzia Stawicka, che racconta: “«Ho avuto più dì una visita di ragazzi che sono venuti qui accompagnati dai loro genitori’). Combinare matrimoni In questo mondo è una missione, lascia capire Ewa. Ed è difficile, più di quanto si pensi. Lei offre la possibilità di conoscere signorine straniere (‘tutte con buoni requisiti’) e nel mazzo, chissà perché, i clienti preferiscono le polacche: «i motivi possono essere diversi; cerca di spiegare Stawicka. «La donna polacca è generalmente di cultura superiore alla media, spesso conosce le lingue, è una ottima madre di famiglia. E’ fedele. E anche bella. Dall’altra parte, oltre cortina, qualche ragazza invece le scriveva che gli Italiani sono gente simpatica, tipi allegri che sanno viver bene: per questo, in fondo, si potrebbero pure sposare. Ecco l’annuncio sul foglio locale, poi i primi contatti. Qualcuna è già arrivata a destinazione. Ma una se n’è ripartita dopo neanche un giorno, in fretta e furia, per niente soddisfatta del compagno che le veniva proposto. Un’altra pare abbia già un piede sull’aereo, terrorizzata dalla troppa pubblicità“.

Insomma, altri tempi, altre storie, altre situazioni. E oggi, trent’anni dopo? Le agenzie matrimoniali continuano a proliferare, ma sul web. Nonostante le difficoltà in cui versa l’economia di tutto il Paese, Modena resta una delle città più ricche d’Italia, ma chissà se la crisi – volendo trovarle qualcosa di buono – ci ha almeno permesso di riconsiderare priorità e valori, di modo che nessuno possa oggi scrivere di una città malata di “di solitudine e di melanconia”. 

In copertina: pettinature anni ’80. Fonte: Roba da donne.

 

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