Qualità dell’aria: pessima pagella per Modena

Dal rapporto dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) sulla qualità dell’aria emiliano-romagnola per l’anno 2015 emergono pochi punti e abbastanza chiari. Polveri fini entro la norma anche se in aumento, biossido di azoto oltre la norma con una situazione critica per l’ozono e popolazione interamente esposta all’inquinamento dell’aria. Al di sotto dei limiti, invece, gli inquinanti primari: monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo. Secondo Arpa, il 2015 ha rivelato un generale aumento della concentrazione degli inquinanti. Causa? Le condizioni atmosferiche avverse dell’ultimo decennio. Ma, sul fronte del meteo, questo significa tutt’altro rispetto a quello che ci aspetteremmo. Il rapporto, infatti, recita così: “la persistenza dell’alta pressione, con stabilità e temperature molto al di sopra della media, assenza di precipitazioni, scarso rimescolamento atmosferico e ricambio di massa d’aria, ha incrementato considerevolmente il numero dei giorni meteorologicamente favorevoli all’accumulo di inquinanti: ben 123 su 365, record del decennio”. Il bel tempo, insomma,è un concetto relativo. Entriamo nel dettaglio.

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PM10 e PM2,5: Concentrazione media annua (microgrammi per metro cubo), mediana dei dati da stazioni di fondo urbano e suburbano per PM10 e PM2,5 negli anni 2005-2016

Primo capitolo del rapporto: polveri fini. Nello specifico, PM10 e PM2,5: si tratta di due sigle che identificano due tipologie diverse di particolato (particulate matter o materia particolata), ovvero l’insieme di sostanze sospese nell’aria che spaziano da fibre, a particelle carboniose a inquinanti sia liquidi che solidi. Con PM10 si identifica una polvere sottile inalabile formata da particelle inferiori al centesimo di millimetro, mentre le particelle di PM2,5 sono inferiori al quarto di centesimo di millimetro e sono considerate polveri toraciche grazie alla loro capacità di penetrare profondamente nei polmoni, soprattutto durante la respirazione dalla bocca. Stando ai dati emiliano-romagnoli, la polvere PM10 ha sempre presentato un tasso nettamente superiore a quello della polvere PM2,5. Il 2015, in questo senso, non si smentisce: ma Arpa lo definisce un anno “in controtendenza”. Rispetto alla media degli ultimi due anni, infatti, l’aumento di PM10 si presenta come una novità.

Tra il 2013 e il 2014, PM10 era passato dai 31 ai 24 microgrammi/metro cubo. Nel 2015, i dati parlano di 29 microgrammi per metro cubo. Si tratta comunque di un valore al di sotto della soglia limite, leggermente superata solo nel 2005 con 42 microgrammi al metro cubo. Anche PM2,5 è in leggero aumento ma sempre al di sotto della soglia limite, che stando ai dati 2005-2015 non è mai stata superata in Emilia Romagna. Stando al rapporto, quello della PM2,5 non è un problema specifico delle aree urbane, come ci si aspetterebbe dall’inquinamento, quanto una questione legata ad altri fattori di inquinamento tipici della Pianura Padana e non solo, quali i trasporto merci su gomma, le attività agricole e zootecniche, il trasporto di persone su strada, il riscaldamento domestico e le industrie. Un dato, insomma, al di sotto dei limiti di legge, ma che spinge a riconsiderare una serie di abitudini potenzialmente molto dannose. Infine, Arpa fa un distinguo tra i limiti annuali e quelli giornalieri della polvere sottile PM10.

In termini annuali, infatti, negli ultimi tre anni la percentuale di superamenti dei limiti di legge è risultata tra le più basse: 26%, poco più rispetto al 2014, l’anno migliore con il 23,5%. Per avere un termine di paragone, pensiamo al triennio 2010/2012 (superiore al 40%) oppure al 50% del 2006. Per quanto riguarda i limi giornalieri, invece, ben 23 su 43 stazioni urbane hanno raggiunto il numero massimo consentito di 35 superamenti annui. Stando ai dati, Modena ha accumulato il numero maggiore di stazioni, per un totale di cinque: Carpi (55 giorni), Mirandola (49), Modena-Giardini (55), Modena-Parco Ferrari (44) e Fiorano Modenese (45). Le altre province emiliano-romagnole variano infatti da una a quattro stazioni urbane oltre il limite giornaliero.

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Popolazione esposta alle polveri

Secondo capitolo: popolazione esposta alle polveri. La percentuale, in questo caso, viene stimata calcolando il numero dei residente nelle aree in cui la concentrazione degli inquinanti risulta superiore ai limiti di legge. Nel 2015, la popolazione esposta a più di 35 superamenti annui del limite giornaliero di PM10, pari a 50 microgrammi/metro cubo, è stata pari al 30% del totale. Anche in questo caso, i dati in lieve aumento rispetto al 2013 e al 2014 sono comunque molto più positivi rispetto al triennio 2010-2012, in cui la soglia aveva superato il 50% (56% nel 2010 e 2012, 53% nel 2011). Eppure, la strada per raggiungere l’obiettivo del Piano Aria Integrato Regionale è ancora lunga. Il Piano prevede infatti di ridurre a zero la popolazione esposta alle polveri inquinanti. Anche in questo caso, la lettura per provincia piazza Modena tra gli ultimi della classe: insieme a Ferrara, Piacenza e Parma, la città della Ghirladina presenta più del 50% della popolazione esposta all’inquinamento. Ma basta una birra su qualche collina del Parco Ferrari per vedere nettamente i confini dell’inquinamento: Modena, infatti, appare coperta da uno strato grigio. La prima della classe, invece, è Bologna: 1,5% di popolazione esposta.

Esposizione al PM10 della popolazione residente nel 2015 per provincia.
Esposizione al PM10 della popolazione residente nel 2015 per provincia.

Un altro dato riguarda il biossido di azoto (NO2). Le concentrazioni risultano molto basse nelle aree rurali e entro i limiti nelle stazioni di fondo urbane. A sforare i limiti normativi di concentrazione annua (40 microgrammi/metro cubo) sono solo 5 di 47 stazioni, tutte stazioni urbane di traffico a bordo strada: Piacenza, Modena, Fiorano, Bologna e Rimini. Nel quadro generale, Modena è ancora la peggiore, con due stazioni delle cinque oltre i limiti sull’intero territorio regionale. Inoltre, insieme a Piacenza, Modena ha superato quest’anno addirittura il limite orario nelle giornata dell’11 e 12 febbraio e del 27 novembre.

All’interno del rapporto, il dato più inquietante riguarda sicuramente l’ozono. L’obiettivo di rimanere al di sotto dei 25 superamenti del massimo giornaliero è ancora un miraggio. L’estate 2015, molto calda, ha presentato episodi acuti che hanno messo in pericolo anziani, bambini e soggetti sensibili. Le concentrazioni più alte hanno interessato la zona collinare parmense e il mese più critico è stato quello di luglio: con solo tre giorni di eccezione, dall’1 al 24 del mese la soglia giornaliera è stata quotidianamente superata. Inoltre, per la prima volta dal 2009, nel 2015 il 100% della popolazione è stata esposta a valori elevati di ozono. Le percentuali, con due eccezioni per il 2010 e il 2014, sono andate in crescendo: 77% nel 2009, 62% nel 2010, 92% nel 2011, 95% nel 2012, 94% nel 2013, 60% nel 2014.
Il limite è considerato infatti 25 giorni annuali di superamento giornaliero di 120 microgrammi/metro cubo di ozono per 8 ore consecutive. Se pensiamo alla percentuale del 2015, abbiamo oggettivamente di che preoccuparci. Stavolta, Modena rientra in un quadro generale abbastanza disastroso e senza eccezioni, in cui l’ozono risulta l’inquinante più diffuso sul territorio.

Il rapporto, che firma una pessima pagella per il territorio modenese, si conclude con un dato positivo sulla mancanza di criticità per quanto riguarda gli inquinanti primari, che in passato avevano costituito il principale problema di inquinamento delle aree urbane e industriali. In Emilia Romagna, per il 2015, sono risultate infatti ampiamente al di sotto dei limiti consentiti.

Fonte grafici: ARPA ER
Fonte immagine di copertina: TGcom

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