Profondo rosso

Profondo rosso

Dalla loro istituzione nel 1970, le Regioni hanno goduto per oltre quarant'anni della possibilità di gestire in maniera "allegra" le proprie finanze. Ma le recenti norme adottate per ottemperare alle richieste della Ue fanno emergere un quadro da brividi: miliardi e miliardi di debiti - Emilia-Romagna compresa - che finiranno in carico sulle generazioni future.

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Viele Euro Geldscheine

Il federalismo “all’italiana”, cioè le autonomie gestionali e di conseguenza finanziarie che nel tempo sono state concesse agli enti locali, regioni in testa, si stanno rivelando un pozzo senza fondo per il debito pubblico. L’applicazione delle varie norme adottate per adeguarci alle richieste dell’Unione europea di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche, a partire dalla “Legge di contabilità e finanza pubblica” del 2009 per arrivare al decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118 che riforma la contabilità degli enti locali, sta “gradatamente alzando il velo, come riporta un lungo servizio del Sole24ore di ieri, su una nuova sorpresa regionale: il disavanzo reale che c’era, e di cui un po’ tutti sapevano, ma che non si vedeva stampato nei bilanci”.

Detto con parole semplici le Regioni, dalla loro istituzione nel 1970 (quelle a statuto ordinario), hanno goduto per oltre quarant’anni della possibilità di gestire in maniera “allegra” le proprie finanze senza neanche l’obbligo di farsi controllare, verificare e certificare i bilanci da revisori dei conti professionisti, ed è solo la recente riforma contabile a costringere la gestione economica a convertirsi dalla logica “spendo quello che incasserò” a quella “spendo quello che posso pagare, ovvero ciò che incasso”. In pratica, si sono ripuliti i bilanci di tutte quelle voci che non rappresentavano incassi reali, così come delle spese prive di pezze d’appoggio valide. Una svolta epocale. Ma recentissima. Il risultato dei rendiconti 2015 esaminati dalle varie sezioni territoriali della Corte dei Conti? 33 miliardi di disavanzo. Un risultato “da brividi – scrive ancora il Sole – che mette una seria ipoteca sulle possibilità future per molte Regioni di mettere in campo le politiche di sostegno al welfare e di spinta alle imprese che sarebbero essenziali per rivitalizzare l’anemica crescita italiana”. Una crescita, va sottolineato, che nell’ultimo trimestre è stata pari a zero rispetto a quello precedente, sovvertendo anche le stime più caute.

Fonte: Il Sole24Ore
Fonte: Il Sole24Ore

Per quanto riguarda la nostra regione, l’indebitamento con oneri a carico è pari a 1 miliardo e 600 milioni di euro, cifra che comporta un debito per abitante pari a 333,23 euro: un disavanzo che pone la ex regione “rossa” al sesto posto nella classifica delle regioni in “rosso”. Va tuttavia precisato che parte di questo debito per noi è costituto da quello che il Sole definisce “innocui” disavanzi tecnici prodotti dal debito autorizzato ma non contratto, cioè precedenti vincoli di spesa iscritti a bilancio ma di fatto non ancora impegnati. Sono messe molto peggio altre regioni, Lazio in testa, che vanta – si fa per dire – un debito stratosferico pari a quasi 20 miliardi in continuo aumento. Insomma, l’autonomia finanziaria locale, è – complessivamente, regioni a statuto speciale a parte (più le virtuose Marche) che possono vantare un avanzo pari a 2,5 miliardi – una storia di disastri.

Vero è che qualora nel referendum di ottobre venisse approvata dagli italiani la riforma costituzionale che prende il nome dal ministro Boschi, alle regioni verrebbero tolte – e dunque riaccentrate – una serie di competenze quali le politiche dell’energia e delle infrastrutture (ma non la principale voce di spesa per tutte le Regioni: la sanità), vero è che la riforma impone ulteriori restrizioni in vista dell’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio di bilancio, ma davvero possiamo pensare che ad anni e anni di cattiva gestione possa rappresentare una svolta una operazione di “ripresa in carico di una serie di autonomie” da parte di uno Stato con un debito pubblico di 2230 miliardi di euro – in costante aumento a partire dagli anni ’70 – e oggi pari al 135,4 del PIL? Per dirla con vecchio proverbio, “se Atene piange, Sparta non ride”. E le Regioni non sono certo le uniche “grandi malate” del Belpaese.

Tanto per avere ancora maggior chiarezza su quanto anche questo “riordino” abbia tutte le caratteristiche di un riassetto all’italiana “come non considerare anche – scrive nel suo editoriale sempre sul Sole di ieri Guido Gentili – che si consente alle Regioni e agli altri enti locali di rientrare in 30 anni dal disavanzo che deriva dall’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità o che ci sono 7 anni di tempo per ripianare gli extra deficit regionali targati 2014? E’ evidente che per molte scelte sbagliate di ieri o di oggi si pone un carico sulle generazioni future e che tempi di rientro così lunghi pongono un serio problema”.

 

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