Perché le città sono diventate più insicure?

Perché le città sono diventate più insicure?

Rispetto alle antiche città fortificate medievali, dove dentro le mura era garantita la sicurezza degli abitanti mentre fuori non esisteva legge, ora la situazione - reale o percepita - sembra essersi ribaltata: fuori dai centri metropolitani la criminalità predatoria è minore, mentre nelle nostre città così moderne, così controllate e così smart, con videocamere di sorveglianza ovunque e pattuglie di polizia, i cittadini non si sentono sicuri.

0
CONDIVIDI

Panic on the streets of London
Panic on the streets of Birmingham
I wonder to myself
Could life ever be sane again?
Panic - The Smiths

 

Le nostre città sono sicure? Quando si parla di criminalità si oscilla sempre tra i dati reali e la criminalità percepita. A volte le due realtà coincidono, a volte no. Se confrontiamo numerose ricerche sul tema, l’impressione è che le nostre città oggi siano più sicure di ieri; allo stesso tempo, se parliamo con le persone che conosciamo, leggiamo i giornali e soprattutto i commenti dei lettori, abbiamo l’impressione di vivere nelle città più pericolose al mondo, dove dietro ogni angolo si nasconde un bruto pronto ad aggredirci. La soluzione, in mancanza d’altro, è affidarsi ai numeri. A volte più facili da fraintendere che da interpretare, ma unica risorsa per avere un’idea del panorama reale della sicurezza.

Secondo vari report più o meno recenti gli omicidi in Italia sono costantemente in calo dal 1991, ma negli ultimi anni sono aumentati i piccoli crimini di strada, come le aggressioni e i borseggi. Questi ultimi nel 2009 erano 113mila all’anno, mentre nel 2014 179mila, come spiegato dal sociologo Marzio Barbagli in una sua ricerca.

sorveglianza

L’incremento si è sentito soprattutto nelle regioni settentrionali, dove la frequenza di questo tipo di reato di strada è sempre stata più alta rispetto al resto d’Italia. Le grandi città, inutile dirlo, sono ai primi posti. Città come Milano, Torino, Bologna, Firenze e soprattutto Roma, dove i borseggi sono aumentati in 5 anni del 31,5%. Ma la capitale dei borseggi in Italia è Bologna, come già dal 1995 al 2006.

Leggi anche: Sicuri solo della paranoia. Per la sicurezza

Un libro da leggere per capire come e perché sia profondamente cambiata a livello globale la nostra percezione della sicurezza nelle città. Paul Virilio - Città panico, Raffaello Cortina Editore.
Un libro da leggere per capire come e perché sia profondamente cambiata a livello globale la nostra percezione sulla sicurezza della vita nelle città moderne. Paul Virilio – Città panico, Raffaello Cortina Editore.

Un’indagine Istat confermava il calo degli omicidi nel 2013, ma anche l’aumento dei furti e delle rapine. E nel rapporto Bes 2014 sottolineava: “La percezione di sicurezza è diminuita negli ultimi anni: si sente molto o abbastanza sicuro a uscire da solo quando è buio il 55% delle persone; erano il 59% nel 2010 e il 60,8% nel 2011. La differenza tra maschi e femmine è elevatissima: il 75% degli uomini si sente sicuro ad uscire la sera da solo al buio contro il 42,9% delle donne”.

Le donne si sentono meno sicure, e in particolare nelle città. Infatti, continua l’Istat: “Il quadro complessivo della sicurezza è migliore nelle aree a minore densità urbana. Si tratta di territori meno affetti dalla criminalità predatoria che contraddistingue soprattutto le aree metropolitane e caratterizzati da una maggiore facilità nel mantenere i rapporti sociali e di vicinato, che sono alla base del controllo sociale”.

 

La situazione sembra rovesciata rispetto alle antiche città fortificate medievali, dove dentro le mura era garantita la sicurezza agli abitanti, mentre fuori non esisteva legge o quasi e si era in balia di banditi e aggressioni. Ora sembrerebbe il contrario: fuori dai centri metropolitani la criminalità predatoria è minore, mentre nelle nostre città così moderne, così controllate e così smart, con videocamere di sorveglianza ovunque e pattuglie di polizia, i cittadini non si sentono sicuri.

Per molte persone che vivono nelle grosse metropoli il tragitto dall’automobile alla porta di casa è un momento di ansia, come doveva essere attraversare il bosco durante la notte lontano dal castello. Ci sentiamo vulnerabili, soffriamo d’ansia, abbiamo paura. Come scriveva ancora l’Istat: “L’impatto più importante della criminalità sul benessere delle persone è il senso di vulnerabilità che determina”. Un dato significativo è che la paura di subire un reato da parte di chi ne ha già subito uno non è così lontana, in percentuale, da chi non ne ha mai subito, come dimostra questo grafico:

grafico-sicurezza
Da “Tendenza di alcuni fenomeni delittuosi in Italia, in Emilia-Romagna e nella provincia di Modena” di Eugenio Arcidiacono – Regione Emilia-Romagna – Servizio Affari della Presidenza della Giunta, Settore Politiche per la sicurezza, la polizia locale e la legalità

Secondo uno studio sulla violenza contro le donne promosso dalla Commissione Europea 4 donne su 10 evitano i luoghi pubblici quando non sono frequentati. Una strada vuota fa più paura di una strada piena: il senso di insicurezza è maggiore, e si ritorna a quella situazione da “fuori le mura”. Come aveva scritto l’antropologa Jane Jacobs nel suo celebre saggio del 1961 Vita e morte delle grandi città: “La strada deve essere sorvegliata dagli occhi di coloro che potremmo chiamare i suoi naturali proprietari” e anche: “Tutti sanno che una strada urbana frequentata è probabilmente anche una strada sicura, a differenza di una strada urbana deserta”. Parlava delle metropoli americane negli anni ’60, ma il discorso è tuttora valido nel 2016, in Italia e a Modena.

orig_367487

Se da una parte l’urbanistica non aiuta (“In una strada attrezzata per accogliere gli estranei e per garantire lo loro sicurezza e quella dei residenti, gli edifici devono essere rivolti verso la strada; non è ammissibile che gli edifici lascino la strada priva di affacci, volgendo verso di essa la facciata posteriore o i lati cechi” scriveva ancora Jane Jacobs) e l’informazione quotidiana genera ansia usando spesso toni allarmistici sui temi della criminalità urbana, c’è forse anche qualcosa di più profondo che ha a che fare con il nostro rapporto con la violenza.

Se per i nostri nonni e bisnonni era normale azzuffarsi per strada o prendere botte tornando a casa o sui mezzi pubblici, o ancora a loro volta aggredire qualcuno, le generazioni più recenti e più benestanti sembrano al riparo da tutto questo. Cresciamo senza quasi avere contatti con la violenza, fin da bambini. Diventa una cosa che non ci riguarda personalmente: nelle scuole viene limitato ogni tipo di contrasto fisico, sul posto di lavoro difficilmente si va oltre le molestie verbali, e se andiamo in palestra a dare pugni a un sacco difficilmente ci capiterà di dare un vero pugno a qualcuno durante la nostra vita. In sostanza ci sentiamo al sicuro dalla violenza perché la evitiamo, perché la incontriamo raramente o non la incontriamo affatto. Ma quando ci troviamo negli spazi pubblici, collettivi, quelli della città, la situazione cambia. E ci sentiamo insicuri, vulnerabili.

15-self-defense-w1200-h630

“Vivere in maniera più consapevole la città”: è così che viene presentato il corso di difesa personale femminile organizzato a Modena dalla Fondazione Scuola Interregionale di Polizia locale. Lo scopo è proprio quello di dare maggiore consapevolezza alle donne che partecipano e di conseguenza una maggiore sicurezza, autostima, grazie non solo alla capacità di difendersi fisicamente da eventuali aggressioni, ma soprattutto di saper leggere le situazioni e capire cos’è pericoloso e cosa non lo è. Sembrerà strano, ma oggi bisogna insegnarlo. Abbiamo rivolto qualche domanda su questo tema alla direttrice della scuola, la dottoressa Liuba Del Carlo.

Come mai il corso di difesa è dedicato solo alle donne? Sono una categoria più a rischio?

È stato pensato specificamente per la difesa femminile perché la conoscenza di tecniche di difesa personale potrà servire nel caso di una loro applicazione pratica ma soprattutto servirà, sotto il profilo psicologico, per dare alle partecipanti quella fiducia in sé e quella tranquillità che sono il bene più prezioso e più minacciato, per la stessa qualità della vita. Donne e anziani sono ritenuti soggetti più deboli e quindi i reati predatori e le aggressioni possono più di frequente essere a loro dirette.

Uno degli obiettivi principali del corso è “potenziare il proprio livello percettivo”. Che cosa vuol dire?

Sapere individuare potenziali situazioni di pericolo, valutando l’entità del pericolo stesso e scegliendo il modo più opportuno per fronteggiarlo.

Perché dobbiamo imparare a difenderci? Le nostre città non sono sicure?

Per aumentare la fiducia in noi stessi, sapendo che, nel caso in cui ci capitasse qualcosa di spiacevole, saremmo in grado di reagire. Nel corso, inoltre, si propongono alcuni accorgimenti utili a prevenire situazioni di pericolo.

Modena secondo voi è una città poco sicura? Capita di essere aggrediti?

Questo corso si tiene a Modena perché qui è la nostra sede ma potrebbe svolgersi in qualsiasi altra città e gli accorgimenti che vengono proposti sono validi ed applicabili ovunque; anche nelle città più sicure può capitare di ricevere attenzioni non gradite per strada o di imbattersi in una persona che abbia bevuto troppo.

Le persone che partecipano di solito sono persone che hanno già avuto episodi spiacevoli in città?

Alle precedenti edizioni del corso hanno partecipato persone che non avevano avuto esperienze personali di aggressione ma che volevano aumentare la propria percezione di sicurezza.

Se mi sveglio durante la notte e trovo i ladri in casa cosa devo fare?

A questa domanda risponderanno, durante il corso, i nostri formatori che appartengono alla Polizia locale e sapranno dare consigli molto utili su come fronteggiare le diverse situazioni; senza creare allarmismi ed informando anche sui diversi servizi presenti sul territorio, ai quali ci si può rivolgere per ricevere aiuto e supporto.

Non c’è il rischio di un eccesso di prudenza e paura vivendo la città come continuo potenziale pericolo? Ogni passante diventa un potenziale nemico?

La frequenza del corso va nella direzione opposta, sviluppando cioè la capacità di riconoscere, ed evitare se possibile, i potenziali pericoli, si porta ad acquisire più sicurezza e ad evitare la paranoia nella vita quotidiana.

CONDIVIDI
Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

NESSUN COMMENTO

Rispondi