Per governare il futuro digitale abbiamo sempre più bisogno di una buona scuola

Laboratori, workshop, convegni e dibattiti sulla cultura digitale. Si è chiuso ieri la manifestazione Modena Smart Life. Un evento distribuito in tre giorni e collegato all’iniziativa nazionale “Digital Meet”, alla sua prima edizione a Modena, città ai primi posti nella classifica delle località più smart d’Italia. Ogni giorno è stato trattato un tema specifico: dalla sicurezza digitale al futuro delle nuove tecnologie. L’apertura dei lavori si è svolta presso la sala Manifattura della Fondazione San Filippo Neri ed è stata affidata a Michele Colajanni, direttore del centro interdipartimentale di ricerca sulla sicurezza dell’Università di Modena e Reggio, Daniele Barca, dirigente scolastico IC3 Modena e Paolo Tomassone, presidente del Centro F.L. Ferrari. Ad introdurre e a chiudere l’incontro Cristina Cavani della Fondazione che ha promosso l’evento cittadino assieme all’Amministrazione comunale, rappresentata dagli assessori Gianpietro Cavazza e Ludovica Carla Ferrari. Moderava il convegno Pier Paolo Pedriali di TRC.

Al centro delle relazioni, l’insegnamento della “creatività digitale” e di Internet a scuola per fornire ai giovani gli strumenti per crescere e affrontare il futuro e le sfide di un mondo digitalizzato che cambia rapidamente.

Il professore Colajanni ha esposto il progetto “Ragazze digitali: un summer camp per conoscere l’informatica”. Un excursus attivato nell’ottica di “educare intere generazioni ad affrontare questo nuovo mondo facendosi il meno male possibile e cogliendone le molteplici opportunità”, spiega il docente. La fondazione del campo estivo parte da una costatazione: ad essere maggiormente protagonisti del cambiamento digitale sono i maschi e si tratta quindi di un’iniziativa dedicata alle ragazze. “L’informatica consente a tutti di sviluppare la propria creatività, smascherando quella falsa convinzione che le nuove generazioni siano nativi digitali. Molti di essi confinano l’uso delle tecnologia ai social network senza capire pienamente le potenzialità in termini di lavoro che essa offre”. Il corso, che dura 4 settimane e si svolge nel periodo estivo, richiama ogni anno una cinquantina di ragazze da tutte le scuole e da tutte le aree sociali e culturali. “Ora il passo successivo è esportare il nostro modello in regione e potenziare il corso”, ha concluso Colajanni.

Per Daniele Barca, dirigente scolastico, “la tecnologia è abilitante ed è necessario favorire un modo diverso di stare in classe. Nel campo dei saperi è la prima volta che ci troviamo a mettere insieme una struttura articolata come la scuola con delle competenze che sono nuove e assolutamente informali e che nascono da passioni e interessi personali, come l’uso della tecnologia”. L’obiettivo è costruire dei curricula digitali sin dalla scuola e fare di quest’ultima il luogo privilegiato per cambiare le mentalità inserendo una formazione tecnologica nel percorso di studi.

Un momento del convegno
Un momento del convegno

Paolo Tomassone presidente del Centro Culturale Ferrari, ha esposto invece i dati parziali di una ricerca commissionata dall’Unione Europea sulle “Smart generation” e l’uso dello smartphone a scuola. Un progetto europeo ancora in corso con 1800 persone intervistate fra studenti e professori. I destinatari sono i giovani dai 12 ai 17 anni e gli insegnanti. Una particolare attenzione è stata posta nei confronti di ragazzi con difficoltà e con problemi di apprendimento o comportamentali.

“Secondo il nostro studio l’uso che i ragazzi fanno dello smartphone è finalizzato prima di tutto alle chat, poi lo si utilizza per ascoltare la musica, per navigare su internet, per fare fotografie, per mandare messaggi: ci si serve sempre di meno dello smartphone per telefonare. Sempre secondo i dati raccolti il 60% degli utenti ha un contratto Internet, il 38% usa il wi-fi. I canali più visitati dai giovani sono i social network: Youtube, Whatsapp, Instagram e Facebook. C’è poi una parte d’indagine che si concentra sugli insulti e le offese online: 3 persone su 10 dichiarano di aver subito attacchi in rete”, ha osservato il presidente del Centro Ferrari.

Il convegno si è chiuso con l’intervento dell’assessora Ferrari che ha spiegato gli sforzi dell’Amministrazione messi in campo per favorire l’apprendimento della cultura digitale in età precoce: ”Abbiamo finanziato corsi sulla tecnologia nelle classi, in particolare nelle scuole elementari e nelle medie: finora 13 classi su una settantina totali esistenti in città sono state coinvolte e puntiamo ad aggiungere altre 6 classi medie per l’anno prossimo”.

La formazione non è solo indirizzata ad accrescere le competenze dei giovani ma anche quelle dei formatori: “Abbiamo notato che il 30% degli insegnanti coinvolti nel progetto si rende autosufficiente nel giro del primo anno di attività, ma il sostegno di specialisti è imprescindibile in una prima fase”, nota l’assessora.

La rincorsa ai giovani e alla loro dimestichezza precoce con le nuove tecnologie riparte quindi dalla scuola, istituzione principale per intercettare gli studenti e preparali al mondo digitale contemporaneo che non si riduce all’uso dei device per fini social ma che apre un nuovo mondo di opportunità nel campo della creatività e del lavoro.

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