Per gli anziani una casa tutta nostra. Anzi, tutta loro

Per gli anziani una casa tutta nostra. Anzi, tutta loro

A Modena è nata Ca’ Nostra, un modello sperimentale di coabitazione per anziani parzialmente non-autosufficienti e persone con problematiche legate a deficit cognitivi. Gli obiettivi del progetto sono incrementare il benessere degli ospiti attraverso la convivenza e la valorizzazione del ruolo dei familiari alleggerendone carico assistenziale.

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In via Matilde di Canossa 17, non lontano dal centro di Modena, si sta sperimentando una forma di welfare innovativo, un’esperienza praticamente inedita in Italia, anche se adottata con successo in molte realtà del Nord Europa. Si tratta di un modello di coabitazione per anziani non-autosufficienti e persone con problematiche legate a demenza o a deficit cognitivi gestito dalle famiglie con il supporto di volontari e istituzioni, che coniuga la centralità della domiciliarità con la cura e il bisogno di socialità dell’ospite e dei familiari.

La coabitazione prende concretamente forma nell’appartamento in zona Buon Pastore messo a disposizione dal Comune di Modena, che è divenuto la casa di Etta, Adriana, Fernando, Carmelo e delle assistenti familiari ad oggi coinvolti nel progetto coordinato da Associazione Servizi per il Volontariato di Modena con il sostegno dell’Assessorato al Welfare del Comune di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, promosso da Ausl Modena, Forum Terzo Settore e da numerose associazioni di volontariato locali a partire da un’idea dell’associazione G.P. Vecchi. Sono coinvolti Auser, ANCeSCAO, Amazzonia Sviluppo, ALICe, Centro Sportivo Italiano, Anteas, Csi Volontariato.

Taglio del nastro per Ca' Nostra
Taglio del nastro per Ca’ Nostra

“Le famiglie coinvolte – afferma l’assessora al Welfare Giuliana Urbelli – dividono le spese e possono entrare e uscire dall’appartamento quando vogliono, nella certezza che i propri cari sono sempre assistiti in un ambiente familiare. Ca’ nostra è quindi un modo per condividere risorse, a partire dall’alloggio e dalla badante, ma soprattutto per condividere problemi e soluzioni, dando valore alle relazioni di comunità”.

Nel 2030 gli anziani costituiranno un quarto della popolazione europea, ma già oggi gli ultrasessantacinquenni sono oltre 27 milioni. In provincia di Modena la popolazione anziana, è attualmente circa il 21 per cento del totale ed è destinata ad aumentare considerevolmente: tra 40 anni arriverà al 30,5 per cento. Inoltre, si assiste anche a un incremento degli anziani con demenza: nella provincia il tasso di incidenza annuale è di circa 1,8 per cento di nuovi casi.

“Con Cà Nostra – precisa Urbelli – si sperimenta una terza “via” tra struttura e domicilio, tentando di coniugare l’accoglienza dell’ambiente familiare e la presa in carico integrata; una forma di cohousing che consente di condividere risorse logistiche e di cura a partire dalle assistenti familiari, che saranno due per quattro ospiti. Fondamentale – aggiunge l’assessora – è stato il ricorso all’istituto della comunità familiare che consente l’assunzione delle “badanti” in capo al “gruppo” di famiglie. Un modo per promuovere la domiciliarizzazione dell’assistenza socio-sanitaria e per sperimentare forme di welfare evolutivo che prevedono un ruolo attivo di familiari e volontari, come gli alloggi protetti, capaci di garantire servizi più flessibili, coordinamento delle prestazioni, risposte individualizzate ai bisogni e contenimento dei costi”.

In copertina: volontari, ospiti, famigliari e promotori di Ca’ nostra insieme all’assessora Urbelli.

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