Per Boeri l’Emilia-Romagna è ancora un modello

Per Boeri l’Emilia-Romagna è ancora un modello

Il Presidente dell'Inps, Tito Boeri, è intervenuto a un incontro organizzato dalla Fondazione Gorrieri parlando del tema "Povertà e disuguaglianza". Il nostro sistema di protezione sociale può definirsi ancora efficace? è stata la domanda posta all'economista. Boeri ha risposto parlando a tutto campo di Europa, dell'Italia, e anche della nostra regione. Che, tutto sommato, nonostante la crisi, ancora se la cava (bene).

0
CONDIVIDI

Forse non ci voleva Tito Boeri per sapere che i paesi del Nord Europa funzionano meglio di quelli del Sud Europa, eppure qualche mito l’ha sfatato, qualche dritta l’ha data. Era gremito l’Auditorium San Carlo giovedì 21 aprile alle 18:00: quest’anno, la lettura annuale della Fondazione Ermanno Gorrieri per gli Studi Sociali è stata tenuta dal noto economista, responsabile scientifico del Festival dell’Economia di Trento e Presidente dell’Inps dal febbraio 2015, su nomina del Consiglio del Ministri. Sulla scia di Ermanno Gorrieri, partigiano, deputato DC, Ministro del lavoro e della previdenza sociale durante il governo Fanfani nonché tra i fondatori della CISL, la Fondazione a lui intitolata dedica ogni anno la sua lettura ai temi della previdenza sociale. Quest’anno, il titolo dell’intervento tenuto da Tito Boeri è stato “Povertà e disuguaglianza”: uno stress test del sistema di protezione sociale.

Tra gli ospiti degli anni passati figuravano personaggi del calibro di Giuliano Amato, Enzo Bianchi e Amartya Sen. Quest’anno, l’ospite ha mantenuto il livello. “Il nostro proposito – hanno detto i rappresentanti della Fondazione – è quello di valutare le criticità del nostro sistema di protezione sociale in rapporto alla povertà e alla disuguaglianza”. “Si tratta di un interrogativo urgente: – hanno detto introducendo Boeri, il cui intervento è stato trasmesso in diretta streaming da più testate – negli anni della crisi 2007-2014, la popolazione in stato di povertà è passata dal 3% al 7%, con oltre un milione di minori”.

boeri01

Il nostro sistema di protezione sociale, insomma, può definirsi efficace nella sua stessa ragion d’essere? Questa la domanda rivolta a Boeri, insieme a quelle, numerose, del pubblico alla fine dell’intervento: in molti, nonostante i dati inopinabili, hanno chiesto ragione delle numerose falle che caratterizzano, oltre al sistema di protezione sociale, il mercato del lavoro. Salasso di tasse per chi lavora con partita IVA in primis.

“Il tema di cui è necessario parlare – ha esordito Boeri – è l’eredità di questa interminabile crisi, le sue cicatrici sono profonde e molto evidenti, i dati parlano: disoccupazione giovanile, montagne di aziende fallite che non hanno pagato i contributi ai loro lavoratori”. “C’è una cosa che possiamo fare: – ha detto – dare energie intellettuali, tutte quelle che abbiamo, per capire questa crisi e le sue conseguenze”. È per questo che si è parlato di stress test: “questa crisi lo è stata per il nostro sistema di previdenza sociale, in qualche modo si è trattato di un metodo per capire alcune questioni fondamentali”, ha detto Boeri.

Ma veniamo ai dati e ai numerosi grafici che Boeri, accademico bocconiano con un PHD alla New York University, ha mostrato al pubblico. I punti salienti dell’intervento riguardano il rapporto tra mercato del lavoro e protezione sociale, sulla base del rapporto reddito-disoccupazione, e i rischi di una carriera che presenti grossi buchi contributivi (qualcosa che ci riguarda molto da vicino).

boeri02

Boeri ha cominciato paragonando la nostra crisi alla Grande Depressione del ’29: paradossalmente, stando ai grafici che illustrano i cali di produzione industriali e le successive riprese, la nostra crisi è stata molto più intensa e profonda di quella del ’29. “Nel futuro si parlerà di grande recessione allo stesso modo: – ha detto Boeri mostrando una foto in bianco e nero in cui una serie di uomini ben vestiti fanno la fila per un pasto a New York City – ma quello che abbiamo imparato da quella crisi e che ci permette di non ricadere in quello che questa foto illustra è la creazione dei sistemi di protezione sociale”. Contrastare la povertà, proteggere contro il rischio di un mercato del lavoro non assicurabile, promuovere la partecipazione a quello stesso mercato: questi gli obiettivi teorici della previdenza sociale.

Stando ai dati della nostra crisi 2007-2014, data per conclusa da queste date, ma è ancora tutto da vedere, pare che l’impatto della crisi sia stato molto più forte al di sotto dei 65 anni di età. Non sorprende, dal momento che si è trattato di una crisi che ha colpito soprattutto attraverso il mercato del lavoro. “Se chiediamo ai dati – ha spiegato Boeri – di quanto debba calare il PIL perché la povertà aumenti sensibilmente, la soglia sembra essere quella dello 0,7 per cento”. Qui emerge la prima differenza tra Nord e Sud Europa: “mentre nei paesi del Sud Europa la soglia si abbassa allo 0,5 per cento, in quelli del Nord Europa sembrerebbe che anche grandi recessioni possano avvenire senza aumentare sensibilmente la soglia della povertà”. Anche per quanto riguarda la soglia di disoccupazione necessaria a far aumentare la povertà, pare che il Sud Europa sia infinitamente più sensibile del Nord.

boeri03

“Quello che è importante – ha puntualizzato Boeri – è capire i meccanismi che stanno dietro a questi rapporti, e che hanno a che fare principalmente coi mercati del lavoro da un lato, con la previdenza sociale dall’altro”. Se pensiamo di mercati del lavoro, infatti, i dati parlano abbastanza chiaro e sfatano il mito della civiltà nordica. “Una delle cause più diffuse dell’aumento di disoccupazione in tempi di crisi è il dualismo contrattuale”. Si intende un mercato del lavoro in cui un segmento di lavoratori è molto più protetto dai rischi del mercato del lavoro rispetto a un altro: ci sono, insomma, contratti di lavoro che convengono di più e contratti che convengono meno, dal punto di vista dei rischi.

“In questo caso – ha illustrato Boeri – si tratta di una caratteristica che accomuna il Nord al Sud Europa: entrambe le realtà presentano un forte dualismo contrattuale e in entrambi i casi la crisi economica fa aumentare sensibilmente la disoccupazione, soprattutto giovanile”. Quello che fa la differenza è proprio il sistema di protezione sociale: “stando ai grafici, a parità di disoccupazione quasi il 100% della popolazione riceve sussidi e assistenza da parte del governo nei paesi del Nord Europa”. Questo non avviene nel Sud Europa: nei grafici, le linee di disoccupazione e assistenza sociale sono incredibilmente divaricate, mentre vanno di pari passo nei grafici nordeuropei. A parità di mercato del lavoro rischioso e recessioni aggravate, insomma, la differenza sta nel far fronte alla situazione. Il dito, più che sul mercato del lavoro, va puntato proprio sulla gestione della protezione sociale. Bisogna guardare al futuro, dice Boeri. Bisogna guardare, soprattutto, a chi ha in mano le redini della gestione: il governo Renzi.

“Nel 2015 – ha commentato Boeri – c’è stato un forte incremento di assunzioni di giovani con contratti indeterminati: gli interrogativi riguardano la stabilità di questa situazione, queste riforme reggeranno?”. Stando ai dati INPS, il nostro mercato del lavoro è ancora dualistico e i rischi all’interno della carriera contributiva sono alti. È questo l’ultimo punto di Boeri, su cui insiste. “La generazione nata nel 1980 – ha commentato – è esemplificativa dei rischi che corriamo se il sistema che abbiamo messo in piedi non regge”. Pare infatti che si tratti della generazione con più buchi contributivi all’interno della propria carriera: contratti temporanei, vita da precari, sei mesi qua e sei mesi là con mesi o addirittura anni di interruzione.

boeri04

Boeri lo definisce lo scenario peggiore, eppure per chi ascolta è quasi la normalità di quel che si sente dire in giro tra chi è giovane e lavora. “I grafici parlano chiaro: – afferma Boeri – più sono lunghi o frequenti i buchi contributivi, più le pensioni si abbassano vertiginosamente in termini economici e si allontanano in termini di età, sino a sfiorare i 75 anni”. Gli effetti di lungo periodo, insomma, possono essere devastanti, e Boeri ammonisce: “in molti si lasciano illudere da contratti che al netto convengono di più, ma versare i contributi è importantissimo”. “Bisogna allarmare chi deve decidere – ha detto – sui rischi di questo scenario”.

I messaggi di speranza arrivano alla fine. Boeri, rispondendo a una dottoranda che è intervenuta sull’importanza della scuola, ha evidenziato quanto sia fondamentale lo studio e la ricerca: “c’è un grande bisogno di studi e ricerche che molti paesi svolgono e finanziano e l’Italia no”, ha detto. Quanto all’ovvia, eppure schiacciante, differenza tra Nord e Sud Europa, Boeri ha commentato: “non si tratta solo di sussidi e assistenza, ma di vere e proprie politiche di attivazione: il modello italiano, in questo caso, è l’Emilia Romagna”. “Ma il problema italiano – ha concluso – non può risolversi in un’azione locale: questa è importantissima, ma sono politiche che devono uscire di qui ed essere finanziate a livello nazionale”.

Non sono mancate le proteste, i commenti di chi è libero professionista e ne paga fortemente le conseguenze: Boeri ha rivendicato il diritto dell’INPS di parlare. “Nonostante si sia detto che siamo gli ultimi a dover commentare la nostra situazione, – ha detto – io credo che le nostre conoscenze normative e i dati che possediamo ci rendano i primi candidati per risolvere molti problemi”.

Qui il video integrale dell’evento.

CONDIVIDI
Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

NESSUN COMMENTO

Rispondi