Pane nero & Lambrusco: la cucina povera dei nostri nonni

Pane nero & Lambrusco: la cucina povera dei nostri nonni

Cibo e guerra al centro dell'iniziativa promossa dagli Istituti storici della Resistenza dell'Emilia Romagna in Rete che, in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, hanno presentato il nuovo progetto “Guerra Infame” , portale dedicato ai temi dell'alimentazione in Italia nel periodo fra il 1915 e il 1945.

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Frittata di cipolle, polenta malconcia con aglio e formaggio, frittelle di cavolo e verza con frattaglie di maiale, pane nero inzuppato nel Lambrusco. Fra le varie iniziative per commemorare la Liberazione a Modena spicca quest’anno quella promossa dagli Istituti storici d’Emilia Romagna in Rete che presentano “GuerraInfame”, progetto dedicato ai temi dell’alimentazione in Italia nel periodo fra il 1915 e il 1945. Per restituire il senso di precarietà e ristrettezza e condividere la cucina povera, contadina e spartana dei tempi di guerra, gli Istituti Storici dell’Emilia Romagna hanno colto l’anniversario della Liberazione per inaugurare, davanti alla città, il loro nuovo progetto ispirato alla guerra e al cibo nella prima metà del Novecento. Si tratta di un portale internet sviluppato dagli Istituti storici dell’Emilia Romagna in Rete in collaborazione con la Regione. Lo studio scientifico “Guerra Infame – la guerra non è mai servita” è stato coordinato dall’Istituto Parri per la Storia e le Memorie del ‘900 di Bologna.

La giornata, a cui hanno partecipato duecento persone fra le quali il sindaco Muzzarelli e gli Assessori Urbelli e Cavazza, si è aperta in un clima di festa e di curiosità. A presentare l’iniziativa, cominciata intorno alle 12,30 presso i locali della residenza universitaria San Filippo Neri, la dott.ssa Luisa Cigognetti dell’Istituto Parri di Bologna e la dott.ssa Metella Montanari dell’Istituto storico di Modena.

Esempio di punto vendita di una cooperativa di consumo tra le due guerre
Esempio di punto vendita di una cooperativa di consumo tra le due guerre

“E’ possibile ricostruire la storia sociale di quegli anni torbidi, caratterizzati dalla presenza o dall’assenza di cibo, attraverso la cultura alimentare, il consumo del cibo, le abitudini alimentari e soprattutto le necessità dell’epoca”, dice Metella Montanari che spiega, nella sua introduzione, la genesi del progetto. “Si tratta di un percorso di studio regionale che nasce in staffetta con la chiusura dell’Expo dello scorso anno (ndr: dedicata appunto al cibo) e che è stato finanziato dalla Regione con l’obiettivo di costruire un sito di natura scientifica e di carattere divulgativo sulle culture alimentari come espressione del loro tempo: un’analisi accessibile ai cultori della materia quanto agli studenti delle scuole”. L’idea è quindi quella di guardare al passato attraverso l’espediente del cibo, metro di misura del disagio e del malessere sociale più immediato e tangibile. “Tutti gli Istituti storici della Regione, da Piacenza a Rimini, hanno contribuito al progetto che mira a riscoprire la storia e le tradizioni del nostro territorio in modo inedito”, conclude la studiosa modenese.

La dott.ssa Cigognetti, che ha coordinato i lavori della rete regionale degli Istituti, è invece entrata nel merito del progetto, illustrando il metodo scientifico e la struttura del sito web. “Il lavoro, che prende in considerazione la storia d’Italia dal 1915 al 1945, è suddiviso in tre parti, in tre grandi scenari temporali: il primo relativo alla prima guerra mondiale, poi c’è il periodo interbellico, infine quello legato alla seconda guerra mondiale”.

La “cesta editoriale” della Federconsorzi
La “cesta editoriale” della Federconsorzi

Il portale, risorsa inedita e preziosa per tutti coloro che vogliono approfondire la storia alimentare del primo Novecento italiano, è corredato da fotografie e documenti, ricettari d’epoca i cui originali sono custoditi nei vari archivi storici del paese. “Il taglio è divulgativo – ha dichiarato la studiosa bolognese – ma trova una sua serietà e rilevanza scientifica nella presenza di approfondimenti tematici e percorsi didattici territoriali alternativi”.

Dall’arte culinaria e ai ricettari di annoiati, seppure affamati, ufficiali di guerra in cattività, ai saggi di cucina contadina fino alla “politicizzazione del cibo” in epoca fascista con l’autarchia, le sanzioni economiche, la battaglia del grano, le feste dell’uva, gli orti di guerra, il razionamento degli alimenti attraverso le carte annonarie, e i pollai e le conigliere improvvisate nei cortili delle città dove “si soffriva di più la fame rispetto alle campagne in periodo bellico e tardo fascista”, età in cui emerge intorno alla questione alimentare una forte mobilitazione popolare indotta e modellata dal regime sul mito ruralistico così come si assiste a una parallela rivalutazione della donna, “angelo del focolare, depositaria della salvezza della nazione, amministratrice dell’economia e del lavoro domestico, del risparmio patriottico, della filiazione”, osserva la ricercatrice dell’Istituto Parri.

25aprilemanifattura

Dopo le allocuzioni si è poi passati ai fatti con i presenti che si sono riversati per strada intorno alle 13:15, nella suggestiva spianata della via della Manifattura dei Tabacchi dove i giovani volontari dell’Associazione “San Filippo Neri” International avevano apparecchiato in precedenza la tavolata, all’ombra del cavallo del Paladino, nelle adiacenze del Mata. Ad impreziosire il quadro, le note del cantautore e chitarrista Beppe Cavani e il suo repertorio di cover combat-folk di canti della tradizione popolare.

ciboresistenteIn un’epoca in cui, per ragioni anagrafiche, le testimonianze dirette della guerra civile vengono inevitabilmente a mancare, giovani e anziani, famiglie con bambini piccoli e tenere coppiette si sono seduti intorno ai tavoli imbanditi dalla SFN International, associazione che gestisce l’omonimo ostello e che ha materialmente preparato il “pranzo partigiano con cibo resistente”. Un “menù della Liberazione” volutamente povero, sebbene rivisitato, per renderlo aderente alla realtà dell’epoca “fatta di ristrettezze; e poi crediamo – conclude la dott.ssa Montanari – che nella nostra contemporaneità un po’ di sobrietà, anche nei giorni di festa, non guasti”.

In copertina: Il carretto di Filippo. Un protagonista della vitivinicoltura nazionale.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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