Ombrellone e social media

Gli italiani vanno in vacanza tutti insieme. Effetti positivi e negativi a parte, è un dato di fatto: i nostri social media ne subiscono pesantemente il contraccolpo. Immagini di acqua cristallina e tagliolini allo scoglio iniziano ad invadere le nostre bacheche. Seguiti da qualche punta di esotismo, che spazia dai templi maya ai geyser islandesi. In men che non si dica, i Google Ad iniziano a perseguitarci anche loro, con proposte di hotel ed escursioni in barca. In fondo ce lo siamo cercato, attivando la geolocalizzazione del nostro smartphone. Ma c’è anche un lato positivo: anticipano un nostro bisogno. I brand investono milioni di dollari in campagne web per raggiungere i propri consumatori, rispondendo semplicemente a una nostra – latente o meno – richiesta.

 

Chiara Ferragni blogger
Chiara Ferragni blogger

Blogger e influencer ne hanno fatto un mestiere. I marchi pagano le personalità pubbliche per comparire con i loro prodotti da sempre, ma oggi questo fenomeno ha preso una piega incontrollata. Dalla crema solare alle ciabatte, all’olio per capelli e agli hotel: non è più possibile distinguere dove vi sia un rapporto di collaborazione tra marchio e testimonial e dove invece il tutto risulti casuale. Proprio per questo motivo, in questi caldi giorni di estate ben affollati di foto con creme solari e bikini griffati, la Federal Trade Commission negli Stati Uniti si è espressa in favore di una regolamentazione di questo fenomeno. Sembra che d’ora in poi far seguire il post dai tipici tag #ad, #sp, #sponsored non sarà più sufficiente. Effettivamente, la pubblicità ingannevole è sempre stata bandita e in questo caso il confine si fa davvero sottile.

Mariano Di Vaio blogger
Mariano Di Vaio blogger

Tutto questo rischia di far sembrare meno spontanea la relazione tra influencer e brand, ma penso che potremo farcene una ragione. Anche se è innegabile che la bandiera de “Al primo posto l’informazione!” ci sembri proprio retrograda e antiquata. Come pensiamo sia possibile inserire in un tweet di 140 caratteri anche la relazione commerciale con il brand? Lo stesso vale per Snapchat (o Stories di Instagram) dove i video durano pochi secondi: vi immaginate se fashion blogger come Chiara Ferragni dovessero impiegarli per dire “Prima dell’utilizzo leggere il foglietto illustrativo”?! Spesso i consumatori non arrivano neanche a leggere fino in fondo la descrizione di un post, ma si soffermano solo all’immagine. Alcuni blogger si sono sempre difesi dicendo che sono loro a scegliere i prodotti che più li rappresentano e, dall’altra parte, i brand minimizzano il tutto assoggettando il fenomeno alle stesse dinamiche del product placement.

Christelle Lim blogger
Christelle Lim blogger

Insomma, il succo è sempre quello: il mondo sta cambiando velocemente e la legislazione non sta al passo. L’elefante che insegue la formica di nuovo sui nostri schermi, anche in questo caso è corretto parlare di un vero e proprio formicaio. In attesa di sapere se mai e poi mai anche all’Europa interesserà occuparsi di queste dinamiche, godiamoci il meritatissimo ombrellone e, perché no, qualche sano selfie regolamentare. Chissà che a settembre tutto questo non ci sia sembrato solo un miraggio!

selfie lofi

PS. Vi lascio con una raccomandazione: le foto dove vi fotografate la punta dei piedi in riva al mare sono out, definitivamente superate. Cambiate soggetto. E se proprio non potete trattenervi, occhio al pedicure!

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