Occhi per vedere e onestà da rappresentare

Occhi per vedere e onestà da rappresentare

Tutti da piccoli prendiamo i pennarelli in mano e roviniamo la parete del salotto, è una cosa normale. Lo scatto significativo arriva quando si decide di continuare a farlo per il resto della vita, o qualcosa di simile.

0
CONDIVIDI

Elena Pagliani, in arte Eye, ha quasi 23 anni e le idee chiare. Di Finale Emilia, studia Fumetto e Illustrazione a Bologna e si occupa di editoria e tutto ciò che gravita intorno alla parola Libro.

Dovrei dirti che precisamente faccio fumetti, ma in realtà spesso ciò che io chiamo fumetto non è quello che immagini nel senso tradizionale del termine: pensa ad un libro variegato, che raccoglie segni, scritti, disegni, parole, illustrazioni e a volte anche fotografie. Cerco di raccontare delle storie in forma di libro, senza preoccuparmi troppo di che definizione possa avere. Collateralmente mi diverto molto anche a fare murales, fotografare e girare filmini con una videocamera vecchissima”.

Ritratto, china e acrilico, 2014
Ritratto, china e acrilico, 2014

Elena ha scelto il suo nome d’arte, Eye, molti anni fa, appena ha iniziato a disegnare.
Viene dalla mia prima ossessione del disegno: gli occhi. Disegnavo occhi ovunque e in qualsiasi momento, li fotografavo, li deformavo, li coloravo. Ho un occhio di un paio di metri disegnato sulla parete della stanza dove lavoro. Devo dire che tuttora questa mania non se n’è totalmente andata”.

Fumetti, illustrazioni, incisioni, libri a fumetti: a quale di queste espressioni artistiche ti senti più affine?
Non so scegliere la parola migliore tra quelle che hai citato, perché lavoro terribilmente a fasi diverse. Ho passato un anno ad accumulare centinaia di incisioni, ora è molto che per esempio non incido più. Sono periodi di sperimentazione che si bilanciano e aumentano l’esperienza in campi diversi.

Incrocio dalla serie "Bassa", grafite su carta da lucido, 2015
Incrocio dalla serie “Bassa”, grafite su carta da lucido, 2015

Elena, nel descrivere il territorio modenese e il suo rapporto “artistico” con esso, parla di un soggetto onesto da rappresentare.
Il territorio mi ha sempre influenzato nel mio lavoro, ma è naturale, perché è ciò che vedi ogni giorno intorno a te, diventa un soggetto onesto da rappresentare. Per esempio il mio ultimo libro si basa quasi esclusivamente su illustrazioni del paesaggio naturale e industriale della Bassa Modenese. Le campagne piene di nebbia, la linea orizzontale della pianura e i fumi grigi dei poli industriali.
Dal punto di vista culturale/creativo trovo il nostro territorio non esageratamente aperto. Ma se si presta un po’ di attenzione, i luoghi giusti in cui esprimersi li si trova.

La sua ultima autoproduzione si chiama “Pieghe” e si tratta di quattro diverse storie a fumetti, ognuna stampata su un pieghevole di carta di colore diverso (cliccando qui se ne possono leggere integralmente due).

“Lo scorso luglio ho stampato il mio ultimo progetto, un libro illustrato di un centinaio di pagine che parla del territorio padano e di come venga irrimediabilmente rovinato e deturpato dalle industrie pesanti. Si chiama “Il Fiato della Pianura” ed è raccontato sotto forma di diario di un adolescente, contiene foto e illustrazioni del paesaggio in questione.
A breve – prosegue Elena – pubblicherò un fumetto di 90 pagine con una casa editrice modenese, chiamata Nervi Cani. Da fine ottobre allestiremo mostre e presentazioni in cui si parlerà del progetto in pubblico e si potrà comprare il fumetto.

el06

Come ti sei avvicinata all’arte? C’è qualche episodio, magari legato alla tua infanzia, che è stato determinante nello sviluppo del tuo talento?
Sinceramente non sopporto quando a domande come questa l’intervistato risponde di aver sempre disegnato o suonato sin da quando aveva sei anni, come fosse un talento prodigio. Tutti da piccoli prendiamo i pennarelli in mano e roviniamo la parete del salotto, è una cosa normale. Lo scatto significativo arriva quando si decide di continuare a farlo per il resto della vita, o qualcosa di simile. Ho sempre disegnato, scritto e suonato: da qualche anno però ho deciso che il disegno poteva essere un bel percorso da affrontare professionalmente e con uno studio costante, per questo ho deciso di frequentare l’accademia.

In copertina: Pali della Luce dalla serie “Bassa”, grafite su carta da lucido, 2015.

CONDIVIDI
Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

NESSUN COMMENTO

Rispondi