Non ci si sposa mai solo in due. Il grande giorno visto...

Non ci si sposa mai solo in due. Il grande giorno visto da dietro l’obiettivo

Mentre in tv spopolano i programmi sui matrimoni da favola, la fatidica scelta del vestito da sposa, wedding planner che pianificano l’evento in ogni minimo dettaglio, ci siamo chiesti com’è “il grande giorno” dall’altra parte dell’obiettivo, quello di chi lo immortala e ha l’arduo e stimolante compito di renderlo per sempre unico. Tre fotografi modenesi, custodi di storie d’amore e “vittime” più o meno complici dell’imprevedibilità della giornata, ci hanno svelato i retroscena del giorno più bello della vita di una coppia. 

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Capita di trovarsi a cantare a squarciagola le canzoni dei Rage Against the Machine insieme ai suoceri o di andare a fare le foto in un aeroporto civile o di sentirsi dire “Per fortuna che ci sei tu a fare le foto: tra poco sarò completamente sbronzo e non mi ricorderò niente”…

“In questo mestiere, è sempre interessante il legame che si crea con le persone con cui si lavora. Si crea un rapporto di amicizia e confidenza. Il fotografo è lì per gli sposi, per raccontare la loro storia, la storia del loro amore e per questo ha il permesso di entrare nella loro vita – dice Rafael Cavalli, 26 anni, di Spilamberto, che lavora soprattutto nella moda per aziende produttrici o negozi e-commerce fotografando capi di abbigliamento e still life di prodotti ed esegue su richiesta servizi matrimoniali o di fidanzamento – Lavoro quasi esclusivamente con coppie giovani e quasi tutte mi dicono di non volere le solite foto in posa o “pacchiane”. Le coppie giovani, oggi, vogliono un reportage dinamico come si fa ad una festa vera e propria, cogliendo i momenti migliori in modo spontaneo”.

“Una volta le foto erano molto più impostate e “finte”, ora invece si cerca di creare un vero e proprio reportage di nozze che racconti in maniera dettagliata ogni momento e ogni istante, riproducendo una storia visiva e ricca di emozioni. Si può così cogliere ogni dettaglio e ogni piccolo particolare agevolati sia dalla possibilità di vedere subito sul display un’anteprima dello scatto sia dalle memorie digitali che sono più capienti ed economiche dei vecchi rullini” spiega Matteo Della Casa di Dio, fotografo e videomaker di 27 anni di Prignano sulla Secchia, specializzato nella fotografia di matrimonio.

Foto Francesco Boni
Foto Francesco Boni

I vari fornitori, il giorno del matrimonio esauriscono il loro compito, mentre i fotografi hanno il dovere di ottimizzare tutto il materiale raccolto per poi consegnarlo agli sposi, in modo che possano per sempre ricordarsi ogni momento vissuto in quel giorno e “spesso, siccome siamo gli ultimi a ricevere la paga, si prende quello che resta”.

Alcuni sposi vogliono fotografie “alla buona”, giusto per avere un ricordo e cercano di spendere il meno possibile, affidandosi a qualche parente munito di reflex o a qualche fotografo agli esordi. Altri invece vogliono un servizio più professionale con scatti di qualità tecnica ed artistica. “Questo comporta lavorare no stop spesso anche per 15 ore in una giornata, senza perdere un colpo. Ci sono situazioni che non si possono perdere assolutamente e bisogna sempre essere preparati, batterie di scorta, memorie pronte all’uso e anche una macchina fotografica di emergenza… Diciamo che queste sono caratteristiche importanti per un professionista, che magari un amatore non riuscirebbe a soddisfare” dice Matteo.

Foto Matteo Della Casa di Dio
Foto Matteo Della Casa di Dio

“Un amatore ha un altro lavoro alle spalle e a volte può disporre della stessa attrezzatura usata da un professionista, però non dà le stesse garanzie per esempio nel caso in cui ci sia un guasto all’attrezzatura, o se si ammala proprio quel giorno non ha nessun sostituto, oppure non tiene archiviati i negativi per un minimo di 10 anni. Per fortuna è il fotografo che fa le foto e quindi la differenza, non l’attrezzatura, e lavorando sulla formazione personale si riduce il rischio della concorrenza di questo tipo – sostiene il fotografo Francesco Boni, 37 anni, di Casinalbo, che tra le richiesta più insolite ha ricevuto quella di fotografare la sposa assieme al proprio maiale domestico – In generale, la regola è sempre “minima spesa massima resa”. C’è chi preferisce investire di più nel ricevimento e meno sul fotografo, in genere comunque la spesa spazia da 600 a 2000 euro.
Gli sposi di oggi sono molto eterogenei, alcuni sanno esattamente cosa vogliono mentre altri lasciano carta bianca, in ogni caso tutti chiedono foto da rimanere a bocca aperta anche se ovviamente non c’è nessuna regola per ottenere questo risultato”.

Foto Rafael Cavalli
Foto Rafael Cavalli

Alla fine i matrimoni rischiano di essere tutti uguali: come ribaltare nel racconto fotografico questo rischio e renderli unici come gli sposi vogliono che sia?
“Ogni matrimonio è sempre una nuova emozione e anche se può sembrare un evento ripetitivo è in realtà sempre una cosa nuova. Può sempre succedere di tutto, una volta ad esempio ho dovuto accompagnare in chiesa le damigelle della sposa perché avevano perso il passaggio, un’altra mi sono ritrovato in moto da cross con lo sposo per raggiungere il luogo del ricevimento, molto distante da quello della cerimonia – racconta divertito Matteo – Sono abituato a richieste molto particolari e anche a me piace proporre cose diverse: una volta ho sfruttato il fatto che lo sposo fosse un pompiere per proporre delle originali foto in caserma dei vigili del fuoco e i novelli sposini sono stati molto contenti, ci siamo divertiti”.

“Il rischio di fare sempre le stesse foto c’è, forse il segreto è lasciarsi coinvolgere nella festa e cercare di cogliere gli aspetti che caratterizzano quel giorno di festa. Il fatto che ci siano certi momenti “fissi” come l’ingresso in chiesa o lo scambio degli anelli potrebbe far pensare che il copione sia sempre lo stesso, ma per fortuna cambiano tutti i protagonisti e le loro storie: è un momento importante e complesso della vita di una comunità, perché non ci si sposa mai solo in due” gli fa eco Francesco.

Foto Francesco Boni
Foto Francesco Boni

Il fatto che molti studi fotografici sopravvivano grazie a questi servizi secondo voi svilisce il lato artistico del mestiere oppure no?
“Dipende dal fotografo – dice Rafael – Alcuni lo fanno come lavoro e vogliono solo portare a casa le foto, magari basiche e consegnare il servizio. Altri seguono tutti i matrimoni con cura cercando di dare agli sposi un prodotto di qualità”.
Per Matteo dipende sempre da come si affronta il tutto, “ci sono studi fotografici che approfittano solo del business che c’è dietro e offrono un prodotto da catena di montaggio, mentre ci sono altri, nei quali credo di rientrare, che prendono ogni matrimonio come una nuova sfida e cercano di creare un prodotto artigianale”.

“Il lato artistico secondo me dipende più dall’atteggiamento con cui si fa una cosa – afferma Francesco – I veri nemici sono la ripetitività e la stanchezza: alcune coppie si sposano di venerdì o di lunedì perché i luoghi di ricevimento costano meno e capita di fotografare anche tre o quattro matrimoni consecutivi, e quando c’è caldo è davvero sfiancante. Spesso vorrei che buttassero in piscina me al posto dello sposo…”.

In copertina, una foto di Francesco Boni.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

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