Net Generation, i giovani e le ricorrenze storiche

Net Generation, i giovani e le ricorrenze storiche

Oltre la retorica, di cosa parliamo quando citiamo il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno? In questo periodo di ricorrenze lo abbiamo chiesto ai giovani modenesi e ad alcuni attenti professori.

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La Resistenza? “Ma a me, che me ne frega a me? Tanto c’è il viagra”, dice Luca, 17 anni, pensando di fare il simpatico provocatore. Il primo maggio? “E’ da finocchi, conta solo la gnocca”, chiarisce Francesco, 16 anni, andandogli in scia. Il 2 giugno? “E’ il compleanno di mio fratello”, puntualizza Chiara, 17 anni. E poi, il cambiamento climatico? “E’ colpa del buco dello zoto”, sostiene Riccardo, 18 anni. Ma il terrorismo in Italia? “Facciamo così schifo che non ci cagano neanche i terroristi”, spara Filippo, 19 anni.

Queste sono solo alcune fucilate ai confini della realtà giovanile che abbiamo raccolto nei locali frequentati dai medesimi (di cui Note Modenesi si è già occupata), un bestiario perfetto per raccontare l’asimmetria fra ricordo del passato e tensione del presente. Oltre, c’è il buco nero che tutto annulla, le colonne d’Ercole della cultura passano da qui, da Modena.

Il 2 giugno chiude un periodo di importanti ricorrenze laiche per il nostro paese. Con il 25 aprile, il 2 giugno segna una data fondamentale della storia d’Italia con la scelta della Repubblica dopo l’incubo fascista e le connivenze della monarchia sabauda, una scelta sancita attraverso referendum. Note Modenesi ha deciso di soffrire, e di andate alla ricerca della verità, ancora una volta. La verità dei giovani. Una verità che indica che ogni generazione ha le sue idiosincrasie, i suoi interessi morbosi, le sue priorità sconosciute.

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Parla Mara D., giovane insegnante di liceo:” Se negli anni ’90, quando eravamo adolescenti noi, c’era il terrore dell’Aids, i giovani di oggi sono stimolati da fatti “forti” e documentabili, da atrocità di massa, dagli olocausti, dal terrorismo islamico”. Sono la generazione nata alla vigilia dell’11 settembre, una gioventù per cui al Qaeda e Isis sono tragiche normalità. “Sono avidi di curiosità e particolari, più che di cultura – dice Rosa, un’altra insegnante – assetati di gossip e di sangue”.

Mai come in questo tempo le differenze generazionali sono state così acute, con un mondo che cambia velocemente solo i giovanissimi riescono a stare veramente al passo, il mondo dei social è oggi un labirinto di chat aperte e intenzioni dichiarate. E’ un mondo virtuale e anti-storico che sembra costruito contro la memoria e gli anziani che non conoscono internet e che non possono stare al ritmo delle mille app create quotidianamente per nuove e oscure impellenze comunicative. Cosi è l’algoritmo che scandisce l’attimo. Non il futuro, né tanto meno il passato:”Noi non sappiamo niente di storia contemporanea, è vero, ma viviamo appieno il nostro tempo e la nostra società ipertecnologica”, si difende Camilla, 18enne. “La nostra cultura può apparire piatta – continua la giovane – ma è molto più diversificata rispetto al passato: le informazioni le reperiamo tramite internet, Youtube ci serve per prepararci agli esami con i documentari e i tutorial”. Un giorno non avremo più bisogno di insegnanti materiali.

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Chi scrive nel 2001 aveva 23 anni, prima degli aerei contro le torri gemelle c’è stato il crollo del muro di Berlino, l’alcolismo di Boris Eltsin, la disgregazione dell’Urss e degli stati multinazionali, Srebrenica, la fine della Storia, il vuoto di potere, di ideali, e Kurt Cobain ad aggravare il quadro. I giovani che abbiamo sentito sono nati fra il 1999 e il 2002, non hanno consapevolezza della crisi economica e sono obnubilati dalla potenza delle immagini: al ricordo del processo e dell’esecuzione di Ceaucescu live on tv nel natale del 1989 hanno sostituito l’immaginario jihadista di distruzione totale e nichilista di una Palmyra o di una Mossul. “Per me l’11 settembre è più importante del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno messi insieme perché queste date non ci spiegano l’attualità”, ammette Stefania, iscritta al primo anno di università.

Sulla politica i giovani non hanno nessuna opinione, il tempo della “partecipazione” è morto quando loro prendevano il latte dal seno delle loro madri. L’ultra destra sdoganata di Casa Pound attrae perché ribelle, Renzi è considerato positivamente perché giovane e perché “è simpatico”. Berlusconi, meno social, è visto con indulgenza, comunque senza ombra di scandalo:”Alla fine è un uomo vincente, come Fabrizio Corona”. Una confusione che lascia sorpresi e senza fiato.

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“Ai giovani non frega niente di qualsiasi cosa sia successo prima del 2000, il nuovo millennio ha tagliato la storia in due creando nuove incatalogabili sotto-fratture in cui si sovrappongono più immagini di sangue e di apocalisse che conoscenza della realtà storica”, riflette Rosa, insegnante trentacinquenne. I giovani di oggi speculano poi sul passato incantati dalle teorie del complotto e si dimostrano particolarmente insofferenti nei confronti degli stranieri visti come “polacchi” se bianchi e originari dell’est Europa, o “terroristi” se scuri e provenienti da sud. E tanti auguri all’antifascismo:”Mica ci sono i soldati che marciano al passo dell’oca sotto casa mia”, si ribella Paolo, 21 anni.

Se il 25 aprile ha comunque una risonanza locale molto forte a Modena, città medaglia d’oro della Resistenza, il 1 maggio è totalmente ignorato dai giovani, mentre il 2 giugno è proprio un mistero. Rosa sostiene che sia un problema di programma di studio. “Nelle materie umanistiche non si riesce mai a completarlo, i ragazzi arrivano all’università senza aver studiato la guerra fredda, rimanendo sospesi in un’attualità di frivolezze e violenza così diversa dall’immobilismo nucleare degli anni della nostra gioventù.”

Con la primavera, la città si anima spontaneamente, mentre le istituzioni rincorrono la realtà cercando di dare un senso pubblico a queste ricorrenze che tanto hanno segnato il nostro paese e, in parte, il mondo. Erano proprio i giovani e giovanissimi ad affollare le piazze durante le celebrazioni, sempre in bilico fra onore e noiosa retorica. Giovani che hanno la testa altrove, giovani che sognano, nonostante tutto, di emergere o morire, nel gossip o in una guerra.

Immagini tratte dal videogioco, “The tomorrow children”.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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