I mulini nuovi, quel piccolo borgo scomparso che racconta l’Italia del dopoguerra

I mulini nuovi, quel piccolo borgo scomparso che racconta l’Italia del dopoguerra

A Modena nord, prima dei capannoni, c'erano solo i Mulini nuovi. “Un gruppo di poche case maleodoranti abitate da un sottoproletariato nullatenente che viveva di espedienti”. La famiglia e l'infanzia di Eros Valenti sono legate alla storia di questo borgo scomparso che, a suo modo, ha incrociato la grande Storia. Per questo Valenti ha deciso di aprire un blog - con foto, testimonianze, ricordi - dedicato al piccolo agglomerato di case e genti: “per non perdere la memoria”.

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Un piccolo borgo appena fuori dalla città sparito con l’espansione urbana e l’industrializzazione. Questo era I Mulini Nuovi. Oggi resta solo qualche traccia: l’osteria Antico Borgo, la grossa struttura della Mulini Industriali Spa, ma il paesaggio intorno è profondamente cambiato. Se prima il piccolo borgo era in aperta campagna, oggi è stato come assorbito dalla città e si trova ai margini del villaggio industriale Modena Nord. Eppure industriale, in qualche modo, I Mulini Nuovi lo era sempre stato: l’attività principale, dove lavoravano molti degli abitanti, era proprio il Mulino, appartenente alla famiglia Costato che nella prima metà dell’800 aveva fondato il primo mulino di famiglia in provincia di Rovigo, sulle rive del Po. Intorno al borgo modenese c’era però una realtà profondamente diversa da quella di oggi: all’orizzonte c’era solo campagna, non c’era la tangenziale, solo campi e il canale Naviglio ancora non coperto da dove partivano i barconi e le chiatte per incontrare il fiume Secchia a Bastiglia e a Bomporto fino a raggiungere il Po. “Un gruppo di poche case maleodoranti” come ricorda Eros Valenti, abitate da un “sottoproletariato nullatenente che viveva di espedienti”. La sua famiglia e la sua infanzia sono legate alla storia di questo borgo scomparso e per questo motivo il signor Valenti ha deciso di aprire un blog dedicato all’interessante storia de I Mulini Nuovi “per non perdere una memoria che ha segnato, nel bene e nel male, la mia infanzia”, con foto, testimonianze, ricordi.

Una foto area del borgo I Mulini Nuovi prima dell'edificazione del villaggio industriale di Modena Nord. Foto da Quartiere Crocetta
Una foto area del borgo I Mulini Nuovi prima dell’edificazione del villaggio industriale di Modena Nord. Foto da Quartiere Crocetta

Era un altro mondo. Un piccolo esempio del passaggio dall’Italia contadina a quella industriale. Consideriamo che ancora nel 1951 più della metà dei modenesi viveva di agricoltura. Ma siamo alle soglie del boom economico: il processo di industrializzazione è avviato, l’entusiasmo è alle stelle. A Modena si progettano i cosiddetti “villaggi artigianali”. Si prevede una grande espansione: le previsioni sullo sviluppo demografico parlano di mezzo milioni di abitanti. “La critica urbanistica degli anni più recenti ha giudicato un errore quel piano sovrastimato” si legge in questo documento dedicato alla storia dei villaggi industriali modenesi., “il cui disegno ultra espansivo finirà effettivamente per aprire la strada a squilibri nella rendita e al lungo disinteresse per il centro storico”. Anche se – si prosegue nel documento – oggi capiamo che le intenzioni erano buone, ovvero: “non farsi cogliere impreparati da quello che si annunciava come uno sviluppo impetuoso, difendere la città dai rischi di una possibile crescita spontanea e squilibrata”. Il boom è effettivamente un boom, e la crescita appare imprevedibile e incontrollata.

La zona oggi vista da Google Earth. Si nota la zona industriale e, nel cerchio rosso, l'area dove si trovava il borgo I Mulini Nuovi
La zona oggi vista da Google Earth. Si nota la zona industriale e, nel cerchio rosso, l’area dove si trovava il borgo I Mulini Nuovi

Questa crescita porterà alla nascita delle zone industriali, come quella di Modena Nord, che cambierà definitivamente il mondo intorno al piccolo borgo I Mulini Nuovi. Oggi, ci spiega Valenti, “Sono rimasti ancora alcuni agglomerati importanti. L’osteria che veniva gestita da un certo ‘Lisiat’ e che forse si chiamava Ferrari, la parte vecchia della cooperativa ancora in funzione, situata su via Albareto, dove in una parte di questa, (dove una volta c’era un ballo ed un luogo di ricreazione aperto alla collettività), oggi si riuniscono ancora amici di una certa età, la cui maggioranza vive in altre parti della città. Poi è restata una falegnameria che era della famiglia Baroni. È rimasta anche la vecchia abitazione dove è nata la ditta FINI e il nuovo stabilimento di fronte. Per il resto si sono costruite case nuove dove prima c’erano quelle vecchie”.

La città che si trasforma, si allarga, si insinua, si adatta, e dove non può copre, sostituisce. Si passa da “case fatte di stanze piccole, porte senza chiavi, cortili polverosi, fontane con l’acqua che sa di ferro, muri non intonacati,lavanderie comuni, gabinetti comuni, cantine comuni” racconta Valenti, fino a”braccianti agricoli e bovari che, progressivamente lasciano la campagna e diventano operai, muratori, trasportatori, meccanici. Uomini che realizzano il proprio riscatto sociale affamati di speranza”.

Corso di alfabetizzazione a I Mulini Nuovi organizzato dal Partito (sappiamo tutti quale)
Corso di alfabetizzazione a I Mulini Nuovi organizzato dal Partito (sappiamo tutti quale)

Dunque proletariato che pian piano si è riscattato con la crescita avvenuta negli anni 50 e che “ha cercato collocazioni migliori lasciando le abitazioni ad altre famiglie più bisognose, probabilmente extracomunitari. Un giro continuo, quindi” commenta sempre Valenti. Ma un altro aspetto interessante della storia de I Mulini Nuovi è quello politico. Infatti, per quanto piccolo e relativamente insignificante, anche qua è passata la Storia. “Durante la guerra c’era una forte presenza di partigiani, tra cui anche mio padre e mia madre che erano del 1927, quindi molto giovani” ricorda Valenti. “Nel borgo c’era attiva una brigata partigiana molto importante. Il Cippo dei caduti annovera tra questi anche Emilio Po che e stato trucidato dai fascisti, nell’accademia militare di Modena allora occupata dai Tedeschi. Diciamo che per i neri c’era poco spazio, anche se dopo la guerra opinioni diverse si sono sempre espresse liberamente”.

Si gioca a pallavolo, probabilmente anno 1946
Si gioca a pallavolo, probabilmente anno 1946

Valenti a questo proposito parla di “una comunità forzatamente solidale” dove fascisti e partigiani convivevano, più o meno: “La palazzina dove c’era la tabaccheria e un negozio di alimentari e successivamente il Bar (oggi trattoria il Borgo) era frequentata più da persone vicino alla destra, oppure meglio non schierati per la sinistra in genere (diciamo per lo più democristiani ed altri). Mentre la cooperativa di consumo ed il bar della cooperativa ospitava più quelli vicini ai partiti della sinistra: comunisti, socialisti, socialdemocratici ed altri. Una situazione che, ovviamente, nel corso degli anni si è molto stemprata: non si era più così divisi come subito dopo la guerra di liberazione”.

Nel blog dedicato al borgo si vedono foto della vita comunitaria, tavolate, feste, balli, corsi di alfabetizzazione, partite di calcio. La vita di tutti i giorni. La foto preferita di Valenti però è quella aerea, dove si vede il borgo intero: “E’ quello il ricordo più forte, quelle case, quella campagna… Da ragazzi (circa all’età di 8-10 anni) andavamo a fare il bagno in un posto che chiamavamo ‘la Fossa’ dove oggi c’è la Mensa Rita. Non’ c’era la tangenziale e a piedi in 10 minuti si andava, per un piccolo stradello che costeggiava il canale Naviglio, al cinema al Principe”.

Quello de I Mulini Nuovi è piccolo esempio del cambiamento che l’Italia ha subito dal dopoguerra a oggi, ovunque e in particolare nel Nord. Un cambiamentoche ha avuto le le sue luci e le sue ombre. “Una storia di miseria e di voglia di riscatto sociale che, nel tempo, ha perso tutta la sua vitalità” riassume Valenti.

A quella che oggi è conosciuta come “zona Mulini Nuovi” nel 2014 è stato dedicato un documentario.

(grazie per le informazioni e le foto al blog I Mulini Nuovi di Modena di Eros Valenti)

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Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

2 COMMENTI

  1. articolo splendido e incredibile il blog che hai citato! Tra l’altro ci sono anche le foto delle scuole elementari col maestro a “sigaretta in mano”… erano proprio altri tempi.

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