“Mettersi negli occhi degli altri”: per una città dove anche un cieco può camminare

Vivere in città non è facile: servizi e infrastrutture che dovrebbe facilitarci la vita, diventano invece fonte di problemi quando non funzionano. Se una strada è senza dubbio fondamentale per una vita urbana civile, che succede se quella strada ha delle buche che ci fanno cadere? Se per i vedenti questo è un problema che provoca al massimo qualche vaga lamentela, per le persone cieche – e per altre con disabilità di altro tipo – questi piccoli inconvenienti rendono la vita molto difficile e richiedono una continua capacità di adattamento.

Spostarsi, ad esempio, per un non vedente non è affatto impossibile: si impara col tempo come muoversi nello spazio in maniera indipendente, con bastone o senza, cosa fondamentale per una vita autonoma. La maggior parte dei ciechi imparano a farsi delle “mappe cognitive” dei luoghi che conoscono, utilizzando punti di riferimento che i non vedenti ignorano, grazie anche a un sistema di “sostituzione sensoriale”. Ovvero: l’azione “vedere” non si limita agli occhi, ma diventa una somma di tutti gli altri sensi, a partire dall’udito, ma non solo.

Modena, via Emilia all'altezza del Duomo
Modena, via Emilia all’altezza del Duomo

Nonostante questa capacità venga acquisita dalla maggior parte dei ciechi da autodidatti o con i corsi di orientamento mobilità, basta poco per perdere l’orientamento e finire nel buio più totale, come è successo da poco a Modena a un socio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. E’ qui che interviene la responsabilità di chi amministra la città: gli insediamenti urbani sono concepiti – almeno in teoria – per aiutare le persone a vivere collettivamente e a spostarsi con facilità – andare a casa, andare a lavorare, partecipare a una vita comunitaria – contribuendo così allo sviluppo sociale, culturale e urbano. Ma una città “intelligente” davvero, dovrebbe tenere conto di tutti i cittadini e a tutti dovrebbe essere facilitata la mobilità – anche ai ciechi – senza pesare sulle tasche dei singoli (è facile la risposta “prendi il taxi”).

Abbiamo parlato di questo e di molto altro con Ivan Galiotto, il giovane presidente della sezione modenese dell’Uici, che ci ha spiegato le problematiche attuali dei non vedenti modenesi, le possibili soluzioni (a volte molto semplici) e le attività in corso a Modena per ciechi e ipovedenti, a partire da quelle sportive fino all’importante progetto del “libro parlato” di cui ci siamo già occupati in passato.

Modena, a passeggio in piazza Roma liberata dalle auto
Modena, a passeggio in piazza Roma liberata dalle auto

Cosa è stato fatto da parte del Comune per i non vedenti e cosa non è stato fatto?

Partiamo dal presupposto che la nostra sezione è da alcuni anni in una fase di rinnovamento e costante trasformazione in linea con i grandi mutamenti culturali che riguardano il mondo della disabilità. D’altro canto anche il mondo è cambiato, soprattutto da quando la crisi economica ha costretto a rivalutare ogni spesa, ogni investimento, purtroppo anche in fatto di welfare e di sostegno al mondo delle fragilità. Questo ha portato una difficoltà in più sul fronte del rapporto con le Istituzioni. Nonostante questo possiamo dire che ogni volta che si è aperto un dialogo e c’è stata la possibilità di condividere le nostre difficoltà e di essere ascoltati, ne è uscito qualcosa di buono. E’ il caso per esempio della collaborazione fruttuosa con l’Assessora alla Smart City Ludovica Ferrari. Per altro verso restano molti problemi in fatto di mobilità autonoma per i disabili visivi che vivono a Modena, dovuti anche ai tagli alle risorse per trasporti e sui buoni taxi fino ad arrivare allo scarso numero di semafori acustici o segnalatori a terra in città. Per cercare di tamponare la situazione e tutelare il diritto a muoversi dei nostri Soci ci siamo attrezzati per offrire un servizio di trasporto sociale, ma non è semplice coprire tutte le richieste con i pochi mezzi e i pochi volontari che abbiamo per ora.

Recentemente si è sfiorato un grave incidente alla fermata dell’autobus che ha riguardato un vostro socio. Ci puoi riassumere cos’è successo? Che tipo di soluzioni sono state intraprese?

Qualche settimana fa un nostro socio si stava recando in sede in via Don Milani per partecipare alle attività del venerdì mattina. Ha cercato di raggiungere la sede con l’autobus 14, scendendo in via Allende, parallela di via Don Milani, come fa spesso. E’ una soluzione un po’ brigosa e che comporta tempi lunghi, ma non possiamo permetterci il taxi ogni volta che ne avremmo bisogno, e così facciamo uno sforzo in più pur di mantenere una certa autonomia, correndo anche qualche rischio. Ma il rischio qui è piuttosto alto, e infatti è bastata una “svista” del nostro socio non vedente, per ritrovarsi anziché davanti alla nostra sede, lungo la Nonantolana, in balia dei veicoli che sfrecciavano a gran velocità. Fortunatamente è riuscito a mettersi in salvo nei pressi di un’abitazione, e tra l’aiuto della padrona di casa e quello della Stradale contattata dagli automobilisti, si è evitata la tragedia.

Abbiamo chiesto di nuovo, come facciamo da anni, di spostare la fermata del 14 davanti alla nostra sede, deviando il percorso di poche centinaia di metri. Dopo avere ricevuto una controproposta assolutamente inadatta alle nostre esigenze, ora attendiamo fiduciosi una risposta positiva sulla tanto richiesta quanto banale deviazione della linea 14.

Modena, di fronte al mercato Albinelli
Modena, di fronte al mercato Albinelli

In generale quali sono al momento le principali difficoltà per un cieco o ipovedente in città? Cosa andrebbe fatto per migliorare la situazione?

Le sfide più delicate per i ciechi e gli ipovedenti che vivono a Modena sono quelle legate alla mobilità: poter camminare in sicurezza sui marciapiedi senza rischiare di farsi male tra buche e ostacoli di sorta, attraversare una strada con il segnale acustico, avere segnali tattili a terra che aiutino ad orientarsi, un servizio pubblico che agevoli i passeggeri non vedenti con sintesi vocali e servizi informazioni accessibili ed efficaci, contributi – anche ridotti – per utilizzare i taxi quando la soluzione dell’autobus è improponibile o inutilizzabile, e quando i corsi di mobilità e di orientamento non bastano a non rischiare le penne.

Si potrebbe andare avanti con tante proposte, ma il primo passo, indispensabile e assolutamente prioritario a qualunque scelta o azione, è il coinvolgimento attivo dei destinatari dell’azione. Il motto “niente per noi senza di noi” insegna: pensare ad interventi di qualunque genere senza coinvolgere chi si vorrebbe aiutare, equivale il più delle volte a fare un buco nell’acqua. Al contrario ascoltare i bisogni direttamente da chi li conosce fin troppo bene, condividere le sfide, mettersi nei panni – o negli occhi – degli altri, può significare spendere meno denaro ma spenderlo efficacemente. A questo si aggiunga che spesso un intervento di abbattimento delle barriere sensoriali o architettoniche avviato per facilitare un gruppo particolare di cittadini, finisce poi per avere un impatto positivo anche sul resto della comunità. Secondo noi questo è il solo modo per superare gli ostacoli posti dalla crisi.

Quali sono al momento le attività sulle quali siete più impegnati come UICI di Modena?

Tra i progetti strettamente dedicati ai disabili visivi, figurano il Servizio di Patronato a cui si rivolgono sempre più soci e cittadini, le azioni di supporto per gli studenti, le attività ludico-ricreative, e la nostra offerta formativa tra corsi di informatica, mobilità e autonomia personale, settore questo in cui intendiamo spenderci ancor di più ospitando la sede regionale dell’ente di formazione e ricerca IRIFOR. A questo si aggiunge il nostro neonato Sportello d’Ascolto che mira a dare sostegno psicologico a chi si confronta con la propria disabilità e a chi si rapporta a quella di un congiunto.

Parallelamente lavoriamo sul fronte della sensibilizzazione e dell’integrazione, promuovendo progetti di rete che creino sempre più contatti tra disabili visivi e comunità, organizzando eventi in cui si possano conoscere il Braille e gli altri sistemi di lettura a noi necessari, muoversi nello spazio ad occhi chiusi e ancora provare a conoscere oggetti e ambiente attraverso udito, tatto e olfatto. Giocare è una cosa seria e ci sembra il miglior modo per mostrare il volto positivo della nostra diversità.

Modena, Corso Canalchiaro
Modena, Corso Canalchiaro

Sul fronte dello sport cosa avete fatto e cosa state facendo?

Partiamo dal presupposto che uno dei più potenti mezzi di integrazione è lo sport, soprattutto quando è capace di unire nelle medesime sfide, persone con disabilità e persone normodotate. E’ per questo che abbiamo scelto di portare le arti marziali nelle scuole, a partire dalle Pascoli di Castelnuovo Rangone. Grazie a questo progetto e al nostro Sifu (Maestro) Paolo Ciriesi, ragazzi ciechi, sordi, e loro compagni, ognuno con le proprie particolari difficoltà, hanno potuto creare legami e collaborare per imparare nuove modalità di relazione corporea e di crescita personale. Dai risultati così brillanti che abbiamo avuto in termini di soddisfazione dei ragazzi e anche dei docenti, abbiamo pensato di esplodere questa nostra progettualità puntando ad allestire una vera e propria scuola di Arti Marziali nella nostra sede UICI, una scuola creata sulla base dei nostri bisogni, ma capace di accogliere anche altri tipi di disabilità e il più ampio numero di allievi, anche normodotati, senza limiti prefissati di età o altro.

A che punto è il progetto Libro Parlato a Modena?

Il Centro del Libro Parlato di Modena ad oggi è punto di riferimento per gli utenti ciechi, ipovedenti, dislessici o anziani di Emilia Romagna e Veneto, che ogni anno distribuisce migliaia di opere lette e registrate da attori professionisti e donatori di voce. E’ un servizio prezioso per chi per problemi di salute non esce molto di casa, per chi è appassionato di lettura ma non può fruire dei libri “normali”, ma anche per chi frequenta la scuola e l’Università. Ogni anno qui, oltre a smistare le centinaia di opere prodotte a Roma, i nostri donatori di voce leggono e registrano decine di manuali scolastici, saggi romanzi in uscita e altri libri su richiesta dell’utenza. Il servizio è gratuito, non è necessario essere soci UICI per fruirne ma occorre giustificare la richiesta.

Si tratta di un servizio che cambia col cambiare dei tempi e che deve necessariamente tenere conto dei progressi tecnologici, ma noi ci crediamo molto, tanto più che è stato finora, e può continuare ad essere un punto chiave per tutelare il nostro diritto alla lettura e alla cultura.

In copertina: Modena, il municipio in Piazza Grande.

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