Cambia la Pubblica Amministrazione, cambia l’Italia. Intervista a Mauro Smeraldi

Ad eccezione forse del faticoso percorso che ha portato nel 1970 all’istituzione delle 15 regioni a statuto ordinario, pur previste dalla Costituzione, è in corso un processo di riordino istituzionale e organizzativo che non ha precedenti dalla fondazione della Repubblica in poi. Dalla legge Delrio, passando per la legge Madia, per arrivare al ddl Boschi che il prossimo autunno dovrebbe essere sottoposto a un referendum confermativo, dall’abolizione delle province alla redistribuzione delle competenze, dall’istituzione delle aree vaste al senato “delle regioni”, si ridisegnano radicalmente geografia e storia della Pubblica Amministrazione così come l’abbiamo conosciuta per tanti anni. Per approfondire un tema tanto complesso quanto decisivo per il futuro del Paese, il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari ha organizzato per lunedì 14 marzo un convegno dal titolo “Cambia la Pubblica Amministrazione, cambia l’Italia“.  Ai tradizionali saluti del Presidente del Centro culturale Paolo Tomassone, seguiranno gli interventi di Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica Amministrazione. Per dare un contributo in itinere a questo viaggio in una PA che cambia, abbiamo chiesto ad alcuni sindaci del Modenese un parere sul processo di riforme in corso. Ecco cosa ci ha detto il Sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi.

Il Sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi. Fonte immagine: Amare Vignola
Il Sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi. Fonte immagine: Amare Vignola

Rispetto alle riforme sul piatto in tema di riordino istituzionale – sia quelle approvate che quelle che stanno per concludere il proprio iter – per quanto riguarda gli ambiti che toccano direttamente il comune di cui lei è Sindaco, quali ritiene siano i punti di forza, quali le criticità? 

Non credo ci siano punti di forza. Vedo solo criticità
1. La c.d. riforma delle Province e’ una legge confusa e priva di contenuti. E’ l’espressione di uno slogan (“aboliamo le Province”), che ha creato solo confusione. L’ente è diventato di secondo grado, allontanando ancora di più i cittadini dalla vita politica, il sistema elettorale adottato non risponde a nessun criterio giuridico, mancano le norme per il coordinamento delle funzioni, i meccanismi per il collocamento dei dipendenti hanno creato problemi enormi (non ancora risolti) agli altri enti locali, ecc… Sono opinioni diffuse anche tra i giuristi di area PD, salve alcune eccezioni probabilmente dovute a improprie forme di piaggeria.
2. La legge regionale di riordino istituzionale, essendo di attuazione della c.d. riforma delle Province, non poteva essere migliore. E’ una legge accentratrice, che mortifica le autonomie locali, introduce confusamente un ente dai contorni vaghi ed indefiniti come l’area vasta, ripropone la forma organizzativa delle Agenzie, che in passate esperienze si sono rivelate dei “baracconi”, toglie agli enti locali ogni competenza in materia di agricoltura, ecc…
3. La riduzione delle competenze regionali è un altro tentativo di ricentralizzazione delle funzioni amministrative.

Secondo quanto riporta il Corriere della sera in un articolo di domenica 6 marzo, l’Emilia è la regione capofila nel processo di unione dei comuni. Anche se ovviamente questo tipo di accorpamento non riguarderà mai direttamente un comune delle dimensioni di Vignola, pensa che questo tipo di percorsi possa effettivamente favorire l’ottimizzazione dei servizi nonché il recupero di risorse rispetto a bilanci oggi notoriamente strozzati da vincoli che limitano enormemente l’esercizio delle proprie funzioni da parte degli enti locali? Che fare altrimenti per ridare ossigeno a bilanci oggi blindati?

In generale i processi di fusione (e prima di unione) dei Comuni possono favorire l’ottimizzazione dei servizi. La nostra Unione (Terre di Castelli) ha commissionato uno studio di fattibilità di una o più fusioni (e/o di rafforzamento dell’unione stessa), finanziato dalla Regione e tuttora in corso a cura di Nomisma. Gli obiettivi fondamentali devono essere il coinvolgimento dei cittadini in questo processo, e la creazione di un sistema di governance in grado di garantire, dopo l’aggregazione, forme di partecipazione non formali. Sul Corriere della Sera di sabato scorso si trova un interessante editoriale di De Bortoli dal titolo significativo: “Il fossato da riempire tra istituzioni e cittadini“, sugli effetti disastrosi della crisi della democrazia rappresentativa. Possibile che solo i politici non se ne accorgano?  Devo peraltro notare che negli ultimi tempi lo stesso governatore Bonaccini ha manifestato un minore entusiasmo nei confronti delle fusioni, con conseguente raffreddamento di impegno da parte di tutto il PD. Del resto con l’allentamento (modesto) del patto di stabilità si è ridotto anche il gap tra comuni “fusi” e Comuni “non fusi” rispetto al recupero di risorse. Ma per dare ossigeno ai bilanci comunali oggi blindati occorre il superamento completo del patto di stabilità. Occorre che i Comuni virtuosi possono investire le loro risorse. Come si può ritenere essenziale un patto che già prevede legislativamente un sacco di deroghe, compresa quella per il Comuni “fusi”?

Ritiene che i comuni siano oggi sufficientemente attrezzati per gestire/assorbire tutti i cambiamenti che l’insieme delle riforme stanno producendo e produrranno sui territori?

No, ritengo che i Comuni non siano sufficientemente attrezzati per gestire i cambiamenti in atto. Ma non perché i dipendenti dei Comuni e delle Unioni non siano preparati o non lavorino in modo adeguato. E’ per un’altra semplice ragione: non sono in numero sufficiente, sono pochi, e un’altra normativa astrusa e inaccettabile (quella sul blocco delle assunzioni e sulla limitazione del turn over) non consente ai Comuni di svolgere in modo adeguato le loro funzioni, anche quelle fondamentali.

Volendo fare una valutazione complessiva, ritene che l’insieme delle riforme traghetti il paese verso una effettiva semplificazione o siamo di fronte a un progressivo smantellamento/riduzione delle autonomie locali (dopo che il tema del federalismo ha tenuto banco per anni) a favore di una ricentralizzazione nella gestione delle istituzioni pubbliche?

Ritengo che siamo di fronte a un progressivo smantellamento delle autonomie locali, a favore di una ricentralizzazione nella gestione delle istituzioni pubbliche. L’insieme delle misure relative ai parametri del patto di stabilità interno, alle politiche applicate con la trappola del debito pubblico, ai tagli previsti dalla spending review, all’approvazione del fiscal compact sta creando il terreno per mettere con le spalle al muro gli enti locali, mettendo a repentaglio la loro storica funzione pubblica e sociale. Oggi sindaci ed amministratori sono posti di fronte a un bivio: devono decidere se essere solo gli ultimi esecutori di un processo di privatizzazione che dalle politiche monetaristiche dell’UE discende verso i governi e scivola giù fino agli enti locali, o se riconoscersi come i primi rappresentanti di un determinato territorio e porsi in diretto contrasto con questi processi. Una situazione difficile, ma che nel contempo può rivelarsi un’opportunità: quella di riprogettare, territorio per territorio, esperienza per esperienza, una nuova funzione pubblica e sociale da parte dell’ente locale, capace di mettere a frutto il valore sociale della partecipazione dei cittadini e la conquista di una nuova dimensione della comunità locale.

Leggi anche l’intervista sugli stessi temi al Sindaco di Formigine Maria Costi.

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