Ma Modena è più o meno inquinata di una volta?

Ma Modena è più o meno inquinata di una volta?

Ma è vero che le cose vanno sempre peggio? Pare proprio di no. Perché – dati alla mano – negli ultimi decenni in Italia e in Europa le concentrazioni degli inquinanti sono sensibilmente diminuite. A spiegarlo è il modenese Stefano Zauli Sajani, fisico, impiegato presso l’Agenzia prevenzione ed ambiente dell’Emilia-Romagna (Arpa) e autore di numerose pubblicazioni sul tema dell’inquinamento atmosferico e dei suoi effetti sulla salute.

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Caldo decisamente fuori stagione, una cappa nera sopra le nostre teste, superamento dei limiti di legge delle polveri sottili, targhe alterne e blocchi del traffico. La sensazione è di un progressivo degrado dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. Ma è vero che le cose vanno sempre peggio? La risposta, probabilmente inaspettata ma incontestabile, è un deciso e sonoro “no”! In realtà «il cielo è sempre più blu» perché – dati alla mano – negli ultimi decenni in Italia e in Europa le concentrazioni degli inquinanti sono sensibilmente diminuite. Stefano Zauli Sajani, fisico, autore di numerose pubblicazioni su riviste internazionali sul tema dell’inquinamento atmosferico e dei suoi effetti sulla salute, sa di andare contro corrente, stando almeno ai titoli in prima pagina dei giornali e all’apertura dei notiziari tv nel periodo natalizio. «La situazione adesso non è buona per la protezione della nostra salute, richiede interventi. Ma quella attuale non è una situazione anomala o di emergenza, se la guardiamo rispetto la storia recente».

bluStefano Zauli Sajani, modenese, lavora presso l’Agenzia prevenzione ed ambiente dell’Emilia-Romagna (Arpa) e ha poco ha pubblicato per le edizioni Il Fiorino “Ma il cielo è sempre più blu. L’inquinamento atmosferico, falsi miti, curiosità e dati”. Per la tesi che sostiene nel suo libro rischia di essere criticato, almeno dall’opinione pubblica che per settimane è stata sottoposta ad allarmi continui.

La sua è una provocazione o realmente non è emergenza inquinamento? A quali dati fa riferimento?
Non ci troviamo davanti a una situazione eccezionale. Pensi che a Milano agli inizi del 2000, ma anche più recentemente, c’erano ogni anno 150 superamenti della soglia di PM10; il numero dei superamenti e la qualità dell’aria in generale pian piano è migliorata. Abbiamo avuto recentemente due annate di livelli bassi di inquinamento, con pochi superamenti, 60/70 l’anno comunque fuori dagli obiettivi fissati dalla Comunità Europea. Quest’anno c’è stato poi un picco e, a seconda delle diverse zone del Nord Italia – in particolare ci riferiamo alla Pianura Padana, l’area peggiore dal punto di vista della qualità dell’aria – arriveremo ai 100 superamenti.
Quindi c’è un ritorno di criticità che però non va ad intaccare una tendenza di lungo periodo; questa criticità è indotta dalla meteorologia che va a modulare la qualità dell’aria nei vari anni.

Quindi se il normale ciclo delle stagioni si scompagina, come notiamo in questo inusuale inverso senza freddo e senza neve, anche la qualità dell’aria che respiriamo ne risente?

La qualità dell’aria è legata a due fattori: le emissioni e la meteorologia. Le emissioni hanno una tendenza generale a diminuire; la meteorologia ha un andamento più caotico e vario, meno regolare. Quindi un’annata dal punto di vista meteorologico anomala può indurre un’anomalia anche per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico.

superamenti pm10 lombardia

Possiamo sostenere, però, che la situazione sta peggiorando?
Indubitabilmente no. Contrariamente a quello che pensa gran parte delle popolazione le cose negli ultimi decenni sono migliorate per quanto riguarda la qualità dell’aria. Se guardiamo i dati partendo dagli anni 70 del secolo scorso, quando la qualità dell’aria ha cominciato ad essere monitorata in maniera efficace con delle centraline, ci accorgiamo che tutti gli inquinanti sono diminuiti, alcuni anche in maniera clamorosa come per il biossido di zolfo (SO2), uno dei più pericolosi che in passato aveva provocato aumenti di mortalità enormi anche in stati vicini all’Italia. Questi valori sono diminuiti centinaia di volte e ora abbiamo livelli talmente bassi che sono addirittura difficili da misurare. Anche la presenza di benzene è calata e il monossido di carbonio è diminuito addirittura di trenta volte. Altri inquinanti però rimangono critici.

Quali per esempio?
Ossidi di azoto, particolato e ozono rimangono i più critici su cui concentrare gli sforzi. Ma ripeto: il trend degli inquinanti negli ultimi decenni è inequivocabilmente in diminuzione. Questo viene attestato da tutti gli enti di controllo europei e internazionali. E le dirò di più: nei prossimi decenni ci sarà un’ulteriore diminuzione di tutti gli inquinanti in base a quanto evidenziano tutte le proiezioni fatte dall’Agenzia europea per l’ambiente.

Le notizie delle ultime settimane hanno allarmato la cittadinanza e, diciamolo, anche gli amministratori che sono subito corsi al riparo con misure restrittive della circolazione dei veicoli?
Non è giusto dire che le cose vanno sempre peggio, gli sforzi però sono giustificati. Bisogna mantenente l’attenzione alta perché l’inquinamento fa male, fa male sicuramente ai livelli presenti in questi giorni e anche a livelli più bassi. Quindi alla lotta all’inquinamento occorre dedicare ancora molta attenzione e molti sforzi.
Questi sforzi per fortuna permettono anche di combattere contemporaneamente un altro aspetto ambientale più critico: quello della sostenibilità e dei cambiamenti climatici che molti confondono, ma non sono la stessa cosa.

Stefano Zauli Sajani
Stefano Zauli Sajani

Nei sui studi analizza anche quale tipo di impatto hanno sulla società i cambiamenti climatici?
Questo libro si limita ad affrontare il discorso degli inquinamenti atmosferici, non parla dei cambiamenti climatici per i quali, allo stato attuale, non è possibile avere questa visione ottimistica. Mentre l’inquinamento atmosferico sta diminuendo piano piano e, anche se bisogna continuare gli sforzi, si vedono i risultati, per i cambiamenti climatici e per la sostenibilità ambientale il futuro non è così roseo. Di questo ha recentemente messo in guardia anche papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’. In questo caso il futuro non è facilmente prevedibile, necessita uno sforzo ulteriore rispetto a quello fatto fino adesso e probabilmente chiederà un cambiamento molto più sostanziale di come funziona la nostra società: come procacciamo energia e le nostre dinamiche di consumo.

Perché ha deciso di titolare il libro “Ma il cielo è sempre più blu”?

Vuole essere un richiamo evocativo del miglioramento della qualità dell’aria, ma ha anche una valenza letterale: il cielo negli ultimi decenni è sempre più blu, lo dicono i dati scientifici; la visibilità, la trasparenza dell’atmosfera è migliorata parallelamente al miglioramento dei livelli di inquinamento e a una diminuzione dell’umidità relativa dell’aria che va ad impattare sulla trasparenza dell’atmosfera e sulla visibilità.

Però nei giorni scorsi tutti abbiamo presente le immagini dei cieli, in particolare in Pianura Padana, coperti da una coltre che trattiene come in un abbraccio l’inquinamento atmosferico che si è formato nel corso di giorni e settimane. È un effetto diretto dei livelli di inquinamento?
Qui occorre fare attenzione: la trasparenza dell’atmosfera è in parte legata alla presenza degli inquinanti, ma l’elemento che incide di più è l’umidità. Infatti a Roma in questi giorni si vede un bel cielo blu nonostante il PM10 sia ampiamente sopra i limiti, non molto diverso dai livelli registrati in Pianura Padana.
Tutti i media in questi giorni rimandano le foto del cielo di Pechino: un grigio intenso con una visibilità ridotta a poche decine di metri. Ma se uno va a vedere in questi stessi giorni i livelli di PM 10 di Shangai, sempre in Cina, molto elevanti nell’ordine di 200 micro grammi al metro cubo di PM25, potrà notare un cielo che non è assolutamente come quello di Pechino, ma con una certa visibilità, azzurro, e il sole ben visibile.
L’inquinamento riduce la visibilità ma bisogna andare piano ad associare cielo grigio a presenza di inquinamento perché questa relazione è molto più complessa. Senz’altro la presenza contestuale di umidità relativa alta e inquinamento alto rende più fastidiosa la presenza dell’inquinamento; il nostro apparato olfattivo percepisce come più fastidiosa la presenza dell’inquinamento ma questo non vuol dire per forza che ci siano livelli alti di inquinamento che pur adesso ci sono indubitabilmente. Anzi il fastidio è alto ma talvolta la nebbia molto fitta fa diminuire un po’ i livelli di particolato e talvolta ha effetti benefici di riduzione dei livelli di inquinamento.

Shangai
Perché non si vedono i risultati dal blocco del traffico o le limitazioni alla circolazione imposto da alcuni sindaci, compreso quello di Modena?

La Pianura Padana è come un bacino, come un reattore chimico che nel corso dei giorni trasforma l’inquinamento che viene emesso dalle sorgenti. Questo provoca il fatto che ci sia un inquinamento generalizzato in tutta l’area. Se anche in un punto specifico, può essere un’area vasta come un’area metropolitana, si fa un provvedimento di restrizione del traffico peraltro spesso molto limitato, non c’è da aspettarsi che ci sia un miglioramento evidente della qualità dell’aria perché questi fenomeni di lento rimescolamento dell’atmosfera portano al fatto che questo calderone di inquinamento vada a mascherare la piccola diminuzione di emissioni che c’è stata a livello locale.

Servono di più le targhe alterne come a Roma o il blocco totale di Milano?
Difficile dirlo. Prima di tutto perché quasi mai si hanno dei dati affidabili sulla reale diminuzione del traffico veicolare. Forse si è spacciato quello di Milano come un intervento più drastico, a me pare invece un intervento “più furbo”: hanno stabilito il blocco totale dalle 10 di mattina alle 4 del pomeriggio e tutti sanno che la gente va a lavorare prima delle 10 di mattina e torna dopo le 4 del pomeriggio; già questo, si capisce, che si traduce in una diminuzione limitata del traffico veicolare. Ma dico che è una “furbizia” perché tra le 10 e le 16, si registra in genere una diminuzione dei livelli di inquinamento. Se uno guarda come evolve l’inquinamento nel corso della giornata nota che c’è un picco del mattino quando c’è il traffico di punta, poi nelle ore successive una diminuzione spesso sensibile di quasi tutti gli inquinanti, a parte l’ozono in estate, per poi riprendere verso sera quando le persone tornano a casa e l’atmosfera perde le sue capacità di dispersione degli inquinanti.
A metà giornata invece l’atmosfera è al massimo delle sue capacità di dispersione quindi gli inquinanti diminuiscono. Ecco la furbizia: spesso le amministrazioni fanno fatica a evidenziare l’efficacia degli interventi; penso che in questo modo l’amministrazione milanese potrà far vedere che a metà giornata gli inquinanti sono diminuiti. È quasi certo che la maggior parte di questa diminuzione sia attribuibile all’andamento normale degli inquinanti nel corso della giornata.
Non voglio attaccare Milano, è anche comprensibile il comportamento dell’amministrazione.

Ai sindaci quindi cosa rimane da fare?

Possono fare solo qualcosa insieme alle autorità regionali e nazionali. Ci deve essere un miglioramento di due settori chiave. Il primo riguarda il trasporto, che rimane una scommessa enorme, una rivoluzione che viene fatta nell’arco dei decenni. Il secondo è l’efficientamento energetico degli edifici. Questa è una scommessa in corso: numerose leggi sono andate in questa direzione e nei prossimi anni vedremo anche qui il miglioramento. Come le nostra case verranno riscaldare è un elemento determinante rispetto alla produzione di inquinanti e di biossido di carbonio.

Come giudica il pessimismo latente nell’affrontare le questioni ambientali?
Questa è una tendenza che si è diffusa soprattutto negli anni scorsi nella società italiana, che ha anche alcune cause nel rapporto tra i cittadini e lo Stato nelle sue diverse articolazioni. Il cittadino non ha tanta fiducia nello Stato, tra loro è sempre stato un po’ un rapporto tra guardie e ladri. E quando ci sono situazioni di questo tipo i cittadini non hanno fiducia nella capacità dello Stato di proteggere la loro salute . Si pensi alla difficoltà in Italia a conciliare una vita tranquilla delle persone anche in presenza di impianti industriali, impianti di incenerimento, di attività umane di varia natura che producono inquinamento.
Quando un cittadino ha fiducia nello Stato e si sente di poter affidare la difesa della propria salute allo Stato allora ha una visione più obiettiva delle tematiche ambientali. Quando questo non accade le tematiche ambientali diventano terreno di coltura per tutte le paure che si possono sviluppare nella popolazione su questi temi che sono di per sé delicati e si prestano molto alle notizie scandalistiche che vengono sfruttate dai media.

Ogni tanto si dice “si stava meglio un tempo…”.
Si pensa sempre ai nostri nonni come quelli che stavano bene e vivevano in un ambiente pulito. Questo si può dire per chi abitava in alcune aree, dove l’inquinamento dell’ambiente indoor era sicuramente migliore, ma non lo si può dire in assoluto. Per esempio il riscaldamento a legna provocava un inquinamento outdoor nelle giornate invernali molto alto, paragonabile probabilmente a quello presente oggi. Inoltre la combustione della legna così poetica e suggestiva in ambiente indoor provoca livelli di inquinamento alti e i nostri progenitori erano soggetti a livelli di inquinamento superiori a quelli a cui siamo soggetti noi.
Degli studi dimostrano come nelle aree industriali inglesi alla fine dell’800 c’erano livelli di inquinamento centinaia di volte superiori rispetto a quelli presenti adesso. Non dobbiamo pensare al passato come l’età del paradiso terreste in senso ambientale.

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Corrispondente agenzia di stampa Askanews, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. Documentarista delle Officine Tolau.

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