L’ingiusta distanza

(…) La distanza tra percezione e realtà che riscontriamo in Italia fa molto riflettere. I problemi che toccano il nostro Paese sono senz’altro gravi ma gli italiani, nella maggior parte dei casi, tendono a dilatarne la portata, a drammatizzarne le cause e gli effetti. O, al contrario, a sottovalutare la presenza di tanti aspetti positivi, dalla percezione del numero di persone che svolgono attività di volontariato ai fondamentali economici. Nel 2015, nel pieno della crisi greca (rischio di default e referendum pro o contro le misure imposte dall’Unione europea),molti italiani erano convinti che tra Italia e Grecia non ci fossero differenze e che la stessa sorte dei greci sarebbe prima o poi capitata anche a noi. I più ignoravano che il prodotto interno lordo greco rappresenta all’incirca un sesto di quello italiano e corrisponde grosso modo a quello della sola Lombardia. Il 71% dei nostri connazionali ignora che l’Italia, grazie alla presenza di oltre quattro milioni di imprese, è il secondo Paese manifatturiero d’Europa (dopo la Germania) e di questi il 17% non ci crede.

9788810567258Tutto ciò investe il tema della fiducia nel futuro, delle aspettative personali e del rapporto con chi ha responsabilità politiche, a cui i cittadini chiedono soluzioni. Ma la stessa politica è oggetto di una evidente distorsione tra la percezione e la realtà. Il discredito che la investe, infatti, è a tal punto diffuso che i cittadini sono convinti che intervenendo sui costi della politica si possano risolvere i problemi economici italiani.
E gli scandali di cui ci parlano costantemente le cronache, dall’utilizzo improprio dei rimborsi elettorali alla corruzione vera e propria, non fanno che amplificare questa distorsione percettiva. A tale proposito, qualche tempo fa realizzammo un sondaggio per verificare quale sarebbe stata la decisione prioritaria adottata dai cittadini se avessero potuto farlo, scegliendo tra la riduzione del numero dei parlamentari, la privatizzazione di molte delle imprese pubbliche, l’abolizione delle province e la vendita di parte dei beni demaniali. Prevedibilmente la risposta più gettonata fu la prima, cioè la riduzione dei parlamentari.

Ma la vera sorpresa riguardò la risposta data alla domanda successiva, che intendeva verificare quale dei quattro possibili interventi avrebbe generato più risparmi per le finanze pubbliche: la maggioranza assoluta mise al primo posto la riduzione dei parlamentari che in realtà, rispetto agli altri provvedimenti considerati, avrebbe rappresentato in termini economici una goccia in un oceano.

Tratto dall’introduzione di”Dare i numeri. Le percezioni sbagliate sulla realtà sociale” di Nando Pagnoncelli, Edizioni Dehoniane Bologna.

Leggi anche: L’illusione reale” di Ilvo Diamanti.

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