L’importanza di essere Kaos India

L’importanza di essere Kaos India

Quattro chiacchiere con i Kaos India, promettente rock band modenese che ci racconta il proprio percorso artistico. Dai primi passi ai pezzi propri, passando per passione e dedizione fino alla responsabilità dei musicisti di oggi: riaccendere nel pubblico la fame di arte e novità. Comincia con questo articolo un breve viaggio nel panorama musicale modenese.

0
CONDIVIDI

L’Emilia-Romagna ha sempre avuto un certo feeling con la musica. Che lo scenario di partenza sia dato da nebbia e fossi, frescura di montagna o chilometri di portici, il risultato regala sorprese ancora oggi, grazie a numerose band emergenti e indipendenti: una risorsa creativa del territorio tutt’altro che silenziosa.

I Kaos India, per esempio.

Il gruppo rock, composto da Mattia Camurri (voce, chitarra), Francesco Sireno (chitarra), Vincenzo Moreo (basso) e Joe Schiaffi (batteria), calca le scene modenesi e non solo dal 2011. Tuttavia i singoli componenti, che hanno da poco superato i 30 anni, hanno imbracciato i rispettivi strumenti in età adolescenziale. Nei lontani primi anni zero imparavano a conoscere le proprie corde e i propri rullanti, provando in salette foderate di gommapiuma o cartoni di uova. Mossi dalla frenesia giravano i locali, alla ricerca di gruppi che suonassero, spingendosi fuori dalla città alla scoperta di posti e tragitti, fino a portare in quegli stessi locali le proprie cover registrate (sul cd masterizzato, mica c’era youtube) e guadagnarsi qualche ingaggio.

Nel 2011, la svolta. Mattia, Francesco, Vincenzo e Joe Schiaffi decidono di unirsi e fare confluire la propria gavetta in un progetto nuovo con musica propria. Nascono i Kaos India, rock band che inizia subito a raccontarsi attraverso concerti ed EP: colazione a base di Moment per combattere un certo dolore (Moment for breakfast), la distanza che si può creare fra due persone (Overlover), la parte irrazionale di noi stessi che irrompe e spaventa (Underego), quelle volte in cui ti chiedono di restare anche quando vorresti partire (Stay).

Francesco Sireno - chitarra
Francesco Sireno – chitarra

Li incontro – di nuovo – in un pub del centro di Modena, circa cinque anni dopo il debutto alla festa del beat del 2011. Hanno passato la serata precedente a tinteggiare la loro nuova saletta e il giorno stesso presso il posto di lavoro ufficiale e quotidiano. Nel frattempo, stanno organizzando la prossime serate di Modena City Collection, alias Mo.Co, di cui fanno parte assieme ai gruppi Fakir Thongs e Exit Limbo: “Un collettivo che si propone di diversificare l’offerta culturale modenese – spiega Mattia -, per far suonare gruppi e unificare diversi tipi di arte: musica, installazioni visive, pittura…”.

Insomma, davanti a una certa birra pastorizzata che la loquace cameriera ci convince a ordinare, di cose da raccontare ne hanno. Un bel po’.


Qual è il percorso che i Kaos India hanno intrapreso dal 2011 a oggi?

FRANCESCO: All’inizio eravamo quattro teste e quattro cuori che suonavano quattro individualità molto forti, molto radicate nel proprio passato. Ognuno tirava dalla propria parte.

JOE: Venivamo da esperienze musicali che non c’entravano nulla le une con le altre, infatti questo si sente molto nel primo disco, molto eterogeneo.

VINCENZO: La cosa che è cambiata è che ci siamo capiti sempre di più. I pezzi sono naturalmente più uniformi e sono naturalmente più di tutti.

MATTIA: In questi cinque anni abbiamo trovato un amalgama. Abbiamo imparato a lavorare insieme e a fare uscire le cose in maniera partecipata. Siamo sempre stati amici, però lo siamo diventati in modo più intimo grazie a questo processo di condivisione. Condividere anche le difficoltà nel portare avanti un progetto di musica inedita in questa terra.

Joe Schiaffi - batteria
Joe Schiaffi – batteria


Voi curate molto l’aspetto dei testi, sembra che andiate a scandagliare l’animo umano. Quali sono i fili conduttori?

MATTIA: Nonostante abbiamo scelto l’uso della lingua inglese, noi parliamo tanto delle nostre esperienze, di cose vere, ciò che sentiamo in prima persona, che viviamo ogni giorno. Penso sia fondamentale che si parli di qualcosa di condivisibile. Interpretabile, ma condivisibile. Sono convinto che la musica sia un mezzo privilegiato con il quale fare viaggiare ciò che davvero si ha dentro. Zero fuffa, e, in qualche modo, sostanza.

FRANCESCO: Sia a livello testuale, sia a livello musicale, non troverai mai un pezzo dei Kaos India frivolo. Non che ci sia qualcosa di male. Anche band grandissime qualche pezzo frivolo l’hanno fatto, ma secondo me noi non ce la facciamo proprio. Il pezzo “felicione”, “saltellone”… noi non ce la facciamo a fare questa roba qua. Ogni nota, ogni parola, ogni ritmo di batteria è vissuto in maniera sanguigna, profonda e passionale. Tutto deve avere un senso forte.

VINCENZO: Nel senso che possiamo fare un pezzo allegro, ma non scritto con leggerezza. C’è sempre un’esperienza vissuta che porta a scrivere quel pezzo in quel modo.

Mattia Camurri - voce e chitarra
Mattia Camurri – voce e chitarra

A fine maggio partirete per una tournée in Est Europa. Avete già avuto esperienze fuori, per esempio in Polonia vicino Danzica: come è andata e cosa vi aspettate dall’Est Europa?

JOE: Siamo molto curiosi di confrontarci con realtà diverse dall’Italia, e intendo diverse in termini di fruizione della musica. Quando abbiamo suonato in Polonia sono state apprezzate cose che qui in Italia lasciavano più freddi. Del tipo: “Perché non fate più assoli?”, “Perché non inserite più momenti strumentali all’interno dei vostri pezzi?”

VINCENZO: Soprattutto in quel periodo, che era quello del primo EP, avevamo dei pezzi che molti in Italia ci avevano detto essere un po’ prolissi. “Togliete”, “scarnificate”, ci davano consigli di questo tipo. Quando siamo arrivati lì ci siamo trovati totalmente spiazzati. E poi non abbiamo mai firmato così tanti autografi!

JOE: E’ stato l’unico momento dalla morte di Michael Jackson in cui si siano venduti dei dischi!

Vincenzo Moreo - basso
Vincenzo Moreo – basso

Secondo la vostra esperienza, in Italia quanto è difficile trovare locali che accettino di fare esibire band con pezzi propri?

VINCENZO: Tanto quanto trovare gente che abbia voglia di ascoltare pezzi inediti.

FRANCESCO: Qui se una cosa è nuova è quasi un aspetto negativo. Le date si trovano, ma una band per sostenersi deve avere delle entrate. Noi adesso stiamo facendo 4 date al mese e non sono poche, però i locali pagano pochissimo perché la gente non ha fame di novità. Magari se nello stesso locale, nella stessa serata, ci fosse una cover band ci sarebbe il locale pieno. Noi suoniamo per farci conoscere, per fare sentire la nostra musica, però è molto dura. Stiamo investendo su noi stessi da anni: prendiamo i nostri stipendi e una parte ogni mese la mettiamo nei Kaos India. Volentieri.

VINCENZO: Comunque ci siamo detti più volte che crediamo molto nel contesto italiano. Si fa fatica, ma siamo speranzosi: più fiduciosi invece che depressi e senza voglia di fare.

JOE: Sì, siamo in una fase in cui i musicisti stessi hanno una grossa responsabilità, quella di ricostruire, ridare una scena, riportare la gente ai concerti. Questo lo si fa con la qualità. Bisogna continuare a martellare, a credere in ciò che si fa e portarlo avanti con la massima qualità possibile. E’ dura però secondo me non bisogna mollare. L’ultimo singolo che abbiamo scritto, “Don’t Stop”, è ispirato proprio a questo discorso.


Per concludere, dal momento che suonate tutti e quattro da molti anni, cosa vuol dire suonare a 18 anni e cosa vuol dire suonare a 30?

MATTIA: E’ una cosa contro la quale ultimamente ci stiamo scontrando spesso. A 18 anni hai tutto il tempo e le energie del mondo. Più vai avanti e più hai impegni di qualsiasi natura che prendono spazio nella tua vita: una relazione con una persona, il lavoro e le responsabilità che comporta il crescere. A 30 anni hai una consapevolezza differente, un bagaglio culturale e una mentalità diversi che ti permettono di gestire in maniera ottimale tutte queste cose. Sicuramente a 18 anni non saremmo riusciti a suonare la musica che stiamo creando oggi. Ciò che siamo è il frutto di un’evoluzione musicale durata 15 anni, incluse le esperienze personali che si riflettono nei contenuti dei nostri pezzi. Siamo musicisti migliori, persone più consapevoli, e abbiamo ancora energia per spaccare i culi… si può dire? In fondo facciamo rock and roll!

CONDIVIDI
Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Lavora come autrice e copywriter collaborando con agenzie di comunicazione, enti culturali e giornali.

NESSUN COMMENTO

Rispondi