Modena leopardiana, tra il magnanimo vecchio e il giovane favoloso

Modena leopardiana, tra il magnanimo vecchio e il giovane favoloso

Venerdì 25 novembre 2016 alle ore 17 presso la sala del'Oratorio del Palazzo dei Musei si inaugura la mostra "Il magnanimo vecchio e il giovane favoloso. Monaldo e Giacomo Leopardi a Modena". Primo di una serie di appuntamenti per approfondire il legame tra la famiglia Leopardi e la città di Modena, a partire dalla fitta corrispondenza intercorsa, nella prima metà dell'800, fra un gruppo di intellettuali locali, redattori del periodico "La Voce della Verità" e Monaldo, padre del grande poeta di Recanati.

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Il desiderio di cambiamento, la politica, l’amore, il coraggio verso il nuovo e il mantenimento dello status quo, la voglia di indipendenza e la paura di un mondo che tenta di rimanere ancorato al passato. Oggi come 200 anni fa sono questi i sentimenti che continuano ad accompagnare la vita di tanti giovani. È questa tensione tra figli e padri che emerge dalla fitta corrispondenza intercorsa, nella prima metà dell’800, fra un gruppo di intellettuali modenesi, redattori del periodico “La Voce della Verità” (in cui si scrive e si discute di letteratura e di politica) e il padre di Giacomo Leopardi, Monaldo. Da qui parte il progetto “Il magnanimo vecchio e il giovane favoloso. Monaldo e Giacomo Leopardi a Modena” di cui il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari è promotore assieme all’Associazione Terra e Identità e al Centro Nazionale di Studi Leopardiani: una mostra e un ciclo di incontri aperti al pubblico e agli studenti delle scuole superiori.

Il primo appuntamento è Venerdì 25 novembre 2016 alle ore 17 presso la sala del’Oratorio del Palazzo dei Musei di Modena con l’inaugurazione della mostra su Leopardi e il carteggio conservato a Modena. Siamo nel pieno di quel movimento culturale, politico e sociale che conosciamo come Risorgimento. La “Storia”, che emerge dalle lettere custodite nell’Archivio di Stato di Modena e quasi sconosciute ai modenesi, sembra essere di una attualità quasi “provocante”.

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Qual è dunque, e come si articola, il legame reale e storico tra la famiglia Leopardi e la città di Modena? Già ne aveva parlato Giuseppe Cavazzuti, studioso e storico modenese, che nel 1938 scrisse “Monaldo Leopardi e i redattori della la Voce della Verità”, il quale riprese una corrispondenza fitta e costante tra Monaldo Leopardi e Bartolomeo Veratti. Il primo fu il padre del poeta Giacomo, il secondo fu fondatore e redattore de “La Voce della Verità”, una rivista nata dopo i moti del 1831 a sostegno del Duca d’Este ed ispiratore dello stesso Monaldo, il quale anch’egli sostenitore dell’ordine costituito, fondò a Recanati “La Voce della Ragione”, con gli stessi obiettivi dell’amico modenese.

La corrispondenza tra questi due intellettuali è stata “rispolverata” ed organizzata da un discendente di Veratti e di Cavazzuti, l’avvocato Giovanni Gibellini, il quale possiede diversi carteggi originali, nonché diversi numeri della rivista filo-estense. Supportato da Gianni Braglia e dall’associazione Terra e Identità, l’avvocato Gibertini propone alla città di Modena di conoscere meglio il papà del grande poeta, rivalutandolo soprattutto nell’aspetto umano, di persona colta e brillante, legata al figlio e consapevole delle distanze che ci possono essere tra generazioni. “Può essere che io non abbia letto tutte le cose da lui stampate, e può essere che in esse vi siano delle espressioni che io non avrei approvate”, ma questo non tolse nulla nel profondo dolore che Monaldo patì per un figlio che aveva sempre amato e seguito nelle sue peregrinazioni geografiche e letterarie: “Per conoscere la profondità e l’acerbità di queste ferite non basta neppure il cuore di un padre, ma ci vuole il cuore di un padre il quale sia ugualmente ferito.”

Dalle lettere tra il 24enne Bartolomeo e il 56enne Monaldo nasce un’intesa intellettuale e relazionale che porta i due studiosi a parlare di tanti argomenti, facendo emergere le rispettive personalità, le idee, il carattere, i pensieri e i sentimenti, oltre che ad una forte stima reciproca. Inizialmente, fra l’altro, Monaldo non sospettava che il suo interlocutore fosse così giovane; venuto a saperlo gli dedica anche un lusinghiero complimento: “se in Modena i ragazzi scrivono così, convien dire che Modena sia la zona torrida dell’Italia, sotto cui gli ingegni maturano precocemente.”

La mostra ha due obiettivi principali. Portare alla conoscenza e alla curiosità dei modenesi l’attività culturale che ferveva in città, grazie al lavoro di un vero cittadino della Ghirlandina come l’avvocato Gibertini. E ha come obiettivo anche di rivalutare la figura di Monaldo Leopardi, un po’ troppo spesso descritta come grigia, severa e rigida, di idee ultra conservatrici e modi che avrebbero influenzato l’aspetto più ombroso del carattere del figlio Giacomo. In realtà l’esposizione curata da Gibertini e Braglia mette in evidenza molti filoni dai quali poi nascono spunti di riflessione divertenti e profondi.

Il più anziano Monaldo raccoglie le confidenza amorose di Bartolomeo, il quale chiede anche consigli riguardo l’opportunità di sposarsi. E il buon Leopardi senior offre una riflessione divertente e affatto banale: “Passando (…) al matrimonio, quanto al farlo o non farlo non ardisco di consigliarla, perché quantunque esso sia uno stato naturale può viversi molto bene anche fuori di quello; ma quanto al tempo, le dirò senza timore di errare che se ella vuol maritarsi lo faccia subito e quanto più subito tanto meglio. L’innesto deve farsi quando l’albero è giovane, altrimenti gli umori si associano difficilmente; e il matrimonio è tale e tanto strettissima religione che bisogna farne il noviziato quando le ossa sono ancora adatte a piegarsi. …..” E questa raccomandazione all’agire da giovani è rafforzata dalla perfetta conoscenza di sé e della propria età: “Se però dovessi oggi unirmi ad una donna che volesse vincerle tutte quante, e non lasciarmi fare a mio modo una volta sola, non passerebbe un mese che la avrei buttata dalla finestra.” Difficile pensare ad un uomo burbero ed ermetico, anche perché continua a rivelarsi un buon conoscitore del rapporto di coppia : “Orsù dunque cosa serve dimagrirsi e straziarsi con le stizze? Se la sua innamorata è una buona figliuola, vada subito a raccomandarsi e domandarle perdono; torto o ragione non importa, che alle spose bisogna lasciarne vincere qualcuna a conto di quelle tante che perdono le povere mogli.”

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La corrispondenza prende anche via confidenziali e di vicinanza, tanto che Veratti, recensendo Monaldo, lo definisce “magnanimo vecchio”. La differenza d’età, è pur vero, è più che doppia, ma il sig. Leopardi non gradisce molto e con stile cerca di riportare l’amico ad un miglior senso di realtà: “Signor no che io non posso perdonarle di avere 24 anni soli, mentre io ne ho 56, e vuol dire che peso per due Bartolomei e mezzo all’incirca. Ma ci vorrà pazienza e a poco a poco anderò prendendo quel tono di superiorità che si compete ad un magnanimo vecchio.

Insomma, lo scambio epistolare varia davvero tra tanti argomenti. I due parleranno di Manzoni e Pellico, dei contesti politici del tempo; Monaldo consola l’amico Veratti che si ritrova ad avere un fratello carbonaro, arrestato e poi rifugiato all’estero (forse con il silente assenso del Duca che non vuole infierire sulla famiglia), mostrando di comprendere le distanze che ci possono essere all’interno di una famiglia.
In questo contesto torna in evidenza il rapporto padre e figlio, tanto che i curatori di questa iniziativa culturale ottengono l’interesse di realtà della città che si legano alla mostra per dar vita ad eventi collaterali di grande rilevanza. Ne è un esempio il Convegno “Il disagio giovanile e il difficile rapporto genitori e figli” che avrà le conclusioni del vescovo di Modena don Erio Castellucci.

Non sembri, dunque, un allargamento immotivato, perché lo spunto di ampliare le riflessioni e gli argomenti viene proprio dallo studio delle lettere tra Veratti e Leopardi, i quali mostrano come gli intellettuali possano avere menti aperte al confronto, pur nella fiera appartenenza ad idee consolidate.
E che le idee siano espresse anche da Modena è la sottolineatura di Braglia: “Nella prima metà dell’800 Modena era un centro culturale di rilievo nazionale e anche internazionale – ci spiega il presidente di Terra e Identità – tanto che si riferivano a quanto succedeva tra le nostre mura molti intellettuali italiani”
Il lavoro preparato dagli organizzatori, che sono stati coadiuvati anche dal centro Ferrari di Modena e dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, con il sostegno del Comune di Modena, sarà esposto a Palazzo dei Musei fino al 25 febbraio.

In copertina, Elio Germano interpreta Giacomo Leopardi nel film del 2014 diretto da Mario Martone “Il giovane favoloso“. 

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Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

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