Le scintille musicali dei Collectin’ Sparks

Le scintille musicali dei Collectin’ Sparks

Continua il nostro viaggio nella scena musicale modenese con i Collectin' Sparks. La rock band di Palagano ci racconta il significato del suo particolare progetto musicale: un viaggio attraverso il tempo che parte da pezzi scritti fra il 1986 e il 1995, riarrangiati nel 2014, e raccolti in un concept album curato al dettaglio. Uno spaccato di vita fatto per “chi ascolta” e non per “chi sente”. Con qualche sorpresa dietro l'angolo, perché a raccogliere scintille non si sa mai cosa può arrivare dopo.

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L’incontro con i Collectin’ Sparks è nel luogo più modenese di tutti: Piazza Grande, vista Duomo. Eppure, non si tratta dell’orizzonte a loro più congeniale essendo nati e cresciuti nel fresco dell’Appennino, a Palagano, dove fa tuttora base fissa la loro sala prove.

Michele Fiorenzi (voce e chitarra), Nicola Fiorenzi (tastiera), Francesco Dignatici (chitarra), Andrea Albicini (basso), e Giammarco Agazzotti (batteria) raccontano la loro musica e la loro storia con piglio ironico, oscillando fra ricordi e battute, ma sezionando il discorso al millimetro quando si va nell’ambito della composizione musicale vera e propria. D’altronde, come spiega Michele, “La rovina di questo gruppo è che ci sono tre ingegneri, un ingegnere del suono e un chimico: il diverso sono io.”

Collectin' Sparks, live

Il progetto di raccogliere scintille

I Collectin’ Sparks nascono nel 2011 con uno scopo preciso: arrangiare e incidere una serie di canzoni composte fra il 1986 e il 1995 dal cantante e frontman Michele, quando aveva fra i 15 e i 24 anni circa. L’età sembra un filo conduttore della loro storia, infatti i componenti stessi vanno dalla classe ’69 alla classe ’92.

Racconta Michele “Quando Francesco era un bambino veniva a seguire le prove di una cover band che avevamo fatto io, Nicola e altri tre ragazzotti di Palagano. Lui già iniziava a suonare, si vedeva che era un virtuoso della chitarra. Questa cover band poi si è evoluta nel tempo, qualcuno ha lasciato e abbiamo preso delle altre persone. Alla fine del percorso Francesco è diventato membro in pianta stabile. Aveva 16/17 anni e lo dovevo tenere a freno quando suonavamo ai matrimoni.”

Poi, fra il 2010 e il 2011 succede qualcosa. Le cover non bastano più, come ricorda Nicola: “Ho suonato per l’ennesima volta Balliamo sul mondo e mi sono rotto le balle.” Continua Francesco: “A marzo 2011 Michele ci ha radunati, aveva già tutti i suoi pezzi su demo vecchi nella veste originale, devo dire interessante ma non più attuale. Chitarra e voce. Li abbiamo ascoltati e ce li siamo immaginati in maniera diversa.”

I palchi del modenese vengono quindi abbandonati e per i cinque Collectin’ Sparks seguono tre anni di prove in saletta. Metodiche. Rigorose. Nel 2013 le canzoni vengono pre-registrate nella loro nuova veste, e così ogni loro variante, e ogni variante della variante, per approdare all’inizio del 2014 allo Slide Studio di Vignola con una pre-produzione ben definita. Otto mesi dopo, il cd è pronto: Changes, Peter and Ann, Second Hand Love Man e tutte le altre vedono finalmente la luce.

Collectin' Sparks, in studio

“E’ tempo di fluttuare fra le cose”

Sul risultato del disco, “Collectin’ Sparks”, i componenti tirano fuori dal cilindro magico una serie approfondita di aggettivi. “Melodico”, “commercialmente suicida”, “vintage”, “antologico”, commenta Francesco, “Archeologico – scherza Michele, – e piovoso. Per me è stato un raccontarmi, principalmente a mia figlia. È nata nel 2007 e volevo raccontarle cosa ero stato.”

“Fermo restando che siamo fieri dilettanti e ci confiniamo all’ambito della passione, su quel disco si vede che ci era presa una sorta di responsabilità. – Continua Francesco parlando anche dello stile musicale – Penso che chi ha nell’orecchio un rock di un certo tipo può apprezzarlo. Io ci ho messo un po’ a capire dove andava a parare, quel disco lì. Secondo me, consapevolmente o no, abbiamo voluto rifare il suono di quello che girava quando i pezzi sono stati scritti. Il calderone dark, il grunge, il post grunge. Mi sono accorto recentemente che ci siamo rifatti anche a quei suoni.”

“Non avevamo l’idea di fare un gruppo e di andare in giro a suonare. – commenta Nicola – L’idea era proprio “facciamo questo cd, lo facciamo intero”. Non ci siamo detti “Poi ne faremo un altro”. Assolutamente no. Eravamo proprio convinti del fatto che questo sarebbe stato il primo e l’ultimo.”

E invece…

Collectin' Sparks, la band

The End is not the end

E invece qualcosa bolle di nuovo in pentola. Sebbene i Collectin’ Sparks suonino live saltuariamente e senza proporsi in modo sistematico, hanno regalato un’anteprima allo Stone Café: assaggi di un “secondo primo disco”, la cui registrazione dovrebbe partire a gennaio 2017.

Racconta Michele: “Io e Francesco ci siamo trovati a casa mia su in montagna, con una bottiglia di Franciacorta e una bottiglia di birra. Scura. Gli dico, bah io ho strimpellato un po’ di cose, gli dico se le vuole sentire. Fra una bottiglia e l’altra ci siamo detti che forse aveva senso continuare.”

Su questa imminente Seconda Fatica gli indizi sono seminati come parti di un rebus, come piccole scintille. La presenza del contributo autoriale di Francesco e Nicola. Un titolo che ha sempre a che fare con la luce, tratto da un “micro-libro” scritto da Michele sempre a 15 anni: l’unico residuo di legame con il passato in questa nuova produzione. Tredici pezzi. “Più stupidi da un lato, molto meno saggi. – conclude Francesco – Più immediati. Più depressi di quelli adolescenziali, ma conditi da un suono eccitante un po’ inglese. C’è sempre la melodia, ma stiamo reagendo a noi stessi. Rock moderno a tutti gli effetti. Gli inghippi della vita moderna e della vita in generale. Non perdere tempo, lasciare alle spalle il passato. La morte, le disillusioni, la fine di qualcosa, la componente inaspettata. Ma noi siamo felici eh!”

A raccogliere scintille, non si sa mai cosa può capitare dietro l’angolo, e la fine – The End, come la traccia fantasma di “Collectin’ Sparks” – può dare vita a un seguito a sorpresa: to be continued.

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Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Lavora come autrice e copywriter collaborando con agenzie di comunicazione, enti culturali e giornali.

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