Le reazioni degli americani di Modena all’indomani del voto presidenziale

Le reazioni degli americani di Modena all’indomani del voto presidenziale

Sorpresa, sgomento ma anche fiducia per un cambiamento radicale del sistema politico e economico americano. Parlano gli americani di Modena.

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“Gli Usa non sono pronti ad eleggere una donna alla presidenza”. “No, Trump ha parlato al popolo, Hillary alle elite. La Clinton ha perso perché rappresenta gli interessi dell’establishment”. Sono due visioni contrapposte quelle che si registrano fra gli americani di Modena, poco più di un centinaio di residenti nel nostro territorio. Sono manager e lavoratori nelle grandi aziende del modenese, ma anche religiosi, pastori evangelici e docenti nelle scuole di inglese della città.

Daniel Wiens, 45 anni, è un personaggio chiave nel mondo evangelico modenese, una fede che conta 2000 credenti gravitanti intorno a una ventina di strutture religiose fra città e provincia. Wiens è il titolare della libreria evangelica CEM, è nato a Modena ma ha la cittadinanza americana ed ha studiato all’università di Filadelfia prima di stabilirsi in città. E’ figlio di Arthur Wiens, missionario americano che nel secondo dopoguerra si è impegnato nella diffusione del Vangelo in Italia fondando la più antica chiesa protestante di Modena: la Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli, in via Di Vittorio.

Daniel Wiens
Daniel Wiens

Make america great again. “E’ stata una sorpresa, piacevole o traumatica, per tutti gli americani residenti all’Estero: la storia della sua campagna elettorale resterà memorabile e ha dell’incredibile: si è battuto e ha vinto contro tutto e tutti, persino contro il suo stesso partito”, osserva Wiens. “Penso che Trump manterrà le sue promesse in ambito economico lavorerà per l’interesse del paese e credo che a modo suo raddrizzerà le sorti della nazione dopo la grave crisi economica”, dice il religioso.

Gli americani hanno voltato le spalle ai democratici ma in particolare hanno bocciato Hillary:”L’americano medio non si è fidato della Clinton, perché donna di potere, considerata troppo invischiata nell’establishment e legata alle elite finanziarie ritenute responsabili della crisi economica”, aggiunge Wiens. A votare Trump sono stati i Wasp (White Anglo-saxon Protestant), la minoranza silenziosa. “Certo il messaggio di Trump in campagna elettorale poteva sembrare “poco cristiano” ma le sue invettive contro migranti, minoranze e musulmani era più uno strumento, una forma retorica aggressiva per aggiudicarsi i consensi di una classe media impoverita e spaventata. In fondo, rispetto a Hillary, la sua visione sull’aborto e sui matrimoni omosessuali è una posizione conservatrice che mi conforta: per molti aspetti Trump si presenta come il difensore dei valori cristiani”, spiega Daniel Wiens.

Secondo il religioso ora l’America può tornare realmente ad occuparsi dei propri affari interni:”Con Trump torna il desiderio di isolazionismo in politica estera, punto cardine dei repubblicani di ieri: abbandonerà l’interventismo degli ultimi presidenti e cercherà nuovi equilibri con le grandi potenze per favorire l’instaurazione di un sistema politico internazionale multipolare. Credo che si concentrerà sugli interessi economici degli Usa probabilmente a scapito di alcuni paesi ma la sua non sarà una politica di guerra”, conclude Wiens dalla sua libreria.

Tinamaria Colaizzi
Tinamaria Colaizzi

“Io invece non so se tornare a Natale negli Usa, mi aspetto il peggio”, dice Tinamaria Colaizzi, 27 anni, docente di inglese alla My English School di Modena. Di origine abruzzesi, Tinamaria è nata e cresciuta a Pittsburgh in Pennsylvania. Ha una laurea in relazioni internazionali e un master in comunicazione ottenuti prima di trasferirsi in Emilia nel 2014. “Sono un’elettrice democratica, sostenitrice della prima ora di Hillary Clinton e sono ancora sotto shock”, si sfoga la giovane professoressa. “Credo che l’America non sia pronta per eleggere una donna alla presidenza, è una questione culturale prima che politica ed è umiliante che una donna così preparata come Hillary sia stata sconfitta da un miliardario senza alcuna esperienza politica. Credo che la Clinton abbia pagato caro la sua vicinanza all’establishment e in particolare una sua certa mancanza di empatia e di sentimento nella comunicazione”, osserva Tina.

Mai come in queste elezioni si è registrato una polarizzazione della società americana. Nelle piazze divampa la protesta anti Trump, partita dai campus della California al grido “Not my president”, come negli anni ’60 quando crebbe in maniera significativa il movimento anti-war. Intanto rispunta dall’oscurità il Ku Klux Klan che ha indetto una parata pro Trump:”Mi aspetto il peggio, le minoranze si rivolteranno contro il razzismo e il sessismo di Trump: ispanici, neri, mlitanti progressisti, attivisti dei diritti civili. Con Trump l’America diventerà un posto meno sicuro in cui vivere”, dice la docente.

Tina è originaria di Pittsburgh città operaia in cui la Clinton ha superato Trump: “Ma in Pennsilvanya hanno vinto i Repubblicani, si tratta di elettori che vivono nell’America profonda delle campagne e dei grandi spazi abitati dagli sconfitti della globalizzazione, reduci della crisi dell’industria pesante che hanno perso l’impiego, di una classe media impoverita che ha chiesto un cambiamento radicale che la Clinton non ha garantito”, sostiene Tinamaria. A posteriori, secondo la professoressa, Bernie Sanders, sconfitto alle primarie perché “troppo socialista”, sarebbe stato il candidato giusto:”Anche lui è antiestablishment ma da sinistra, e poi è un uomo bianco e questo particolare poteva fare la differenza”.

Ora Tinamaria, come molti americani progressisti, teme che le riforme sociali di Obama vengano smantellate:”Trump ha oggi il paese in mano: la presidenza, il Parlamento e la Corte Suprema saranno sotto il suo controllo e gli sarà facile cancellare il welfare state del periodo precedente, l’Obamacare”.
Sulla somiglianza fra Berlusconi e Trump sia Daniel Wiens che Tinamaria Colaizzi sono concordi:”E’ un paragone superficiale che regge fino a un certo punto: certo sono entrambe dei miliardari donnaioli “prestati” alla politica ma Berlusconi è sempre stato più legato alle elite di quanto non sia Trump”, dicono gli americani di Modena

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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