Le mie bestie preferite? Le forme d’espressione

Le mie bestie preferite? Le forme d’espressione

Francesco Nicolai, poeta di Pavullo appena diciannovenne ma con già all’attivo una raccolta di poesie, ha scelto questa forma di espressione come sfogo dalle ansie quotidiane, una sorta di esorcismo giornaliero attraverso la parola.

0
CONDIVIDI

La poesia sta vivendo, ora più che in passato, un notevole ridimensionamento della sua parte teatrale sul palcoscenico letterario italiano. I giovani spesso evitano questa forma di letteratura, forse ricondotta solamente a noia scolastica, e cercano piuttosto altre forme di espressione. Francesco Nicolai, giovanissimo poeta di Pavullo con già all’attivo una raccolta di poesie, ha invece scelto questa forma di espressione come sfogo dalle ansie quotidiane, una sorta di esorcismo giornaliero attraverso la parola.

Francesco Nicolai
Francesco Nicolai

“La scrittura ha sempre rappresentato ai mie occhi il migliore sfogo dalla ansie quotidiane; l’esorcismo della parola si concretizza in me durante i momenti di solitudine, quando nasce il rivo più limpido della poesia, quello più spontaneo e lirico”.
Francesco Nicolai, classe 1997, di Pavullo, non sembra avere “solamente” 19 anni quando parla di poesia e ci racconta che ha studiato da autodidatta la metrica italiana, a 16 anni, guardando alle maggiori personalità della nostra letteratura: “mi furono maestri Dante Alighieri, Petrarca, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli ed Eugenio Montale. Così la mia poesia, nutrendosi delle angosce di tutti i giorni, della “Morte del giorno”, si configura come uno specchio, che riflette da una parte l’aspetto crudo dell’esistenza e dall’altra le sue bellezze tacitamente nascoste”.
Autore della recente raccolta di poesie “Figli del Caos” (Elis Colombini editore), Francesco dice che “Nonostante la mia giovane età, ho scelto come forma di espressione per la mia interiorità il verbo poetico; la mia poesia inoltre è metricamente definita: infatti, sin dal principio, ho iniziato a scrivere i miei carmi in endecasillabi e settenari”.

I suoi componimenti affrontano diverse tematiche esistenziali: dall’amore e dal vitalismo della permanenza terrena si passa a temi più lugubri, come la morte e la necessaria insoddisfazione/infelicità della carne.

“Figli del Caos” si articola in due sezioni, delle quali la prima contiene riflessioni filosofiche sotto forma di racconti e la seconda invece rappresenta una silloge poetica.
Considerando l’atto della scrittura come un momento di sfogo, come un’impellente necessità, Figli del Caos è nato giorno dopo giorno – spiega il giovane poeta – Esso infatti rappresenta la raccolta più sentita dei miei sospiri, delle mie momentanee intuizioni, dei miei piaceri e delle mie sofferenze; il libro fu scritto in luoghi d’occasione, ove l’ispirazione soleva cogliermi. Tuttora la poesia occupa un piano rilevante nella mia continua produzione letteraria: infatti la considero la forma di espressione più aderente alla complessità del nostro io, la più consona a descriverne i meccanismi. La forma poetica non si configura esclusivamente come parola, bensì anche come musica, connessione, dialogo e immagine.
La poesia – prosegue – sta vivendo, ora più che in passato, un notevole ridimensionamento della sua parte teatrale sul palcoscenico letterario italiano. I giovani spesso evitano questa forma di letteratura, forse ricondotta solamente a noia scolastica, e cercano piuttosto altre forme di espressione; secondo la mia opinione tuttavia, aldilà d’ogni ricerca accurata, la poesia resta e resterà il collegamento più spontaneo e diretto fra il mondo interiore e quello esterno, la via privilegiata dai sentimenti per trovare uno sfogo”.

nicolai3Nell’introduzione al libro si legge: Non sapete quanto mi duole farvi questo annuncio, eppure mi sento in dovere di aprirvi gli occhi: io sono, come molti ormai, un tassidermista. Lavoro con ciò che è morto e cerco con ogni mio sforzo di regalargli una parvenza di vita; le mie bestie preferite sono le forme d’espressione, che, come si può facilmente constatare, dando uno sguardo d’insieme al nostro secolo, variano da un giorno all’altro, ché nei tempi nostri manco gli autori trovano l’occasione di respirare un poco, figuriamoci il loro pensiero! Scelsi di cimentarmi in una grande impresa, scelsi l’effigie più alta della nostra forma mentis, scelsi la poesia. Oggi una dichiarazione del genere potrebbe essere collocata tra le facezie più esilaranti, con cui far colpo su nuovi amici o magari su una ragazza dall’aspetto seducente; ebbene ve lo dico con estrema sincerità: in questo mio scritto sono serissimo.
Attualmente la poesia è scomparsa dal palcoscenico letterario e con essa una parte del nostro essere, del nostro paese e della nostra identità nazionale […] Fummo la culla della poesia e vi pare il caso di seppellire il passato? Propongo dunque una rinascita, sento il bisogno di imbalsamare quel poco che resta dello spirito dei grandi poeti e di riversarlo nella mia opera, rivisitandolo secondo le mie capacità.

La poesia di Nicolai non conosce preferenze, tematiche predilette e dedicatari abituali: essa è il tentativo di racchiudere pensieri ed emozioni nel verbo, che presenta il suo spessore metrico, a seconda delle necessità del suo mondo interiore.
“La poesia è per me naturale espressione ed espressione della natura – conclude Francesco – Ciò che vale sempre la pena di raccontare è la complessità della dimensione umana: spesso non ci si rende conto dell’esistenza di un mondo interiore assai sofisticato al nostro interno. Si tratta di un “gioco di maschere, di attori”, che impersonano l’attimo sentimentale del momento, che presentano sul palco delle emozioni una determinata condizione umana. La poesia si configura dunque come il libretto che aiuta a far comprendere allo spettatore, in ogni suo dettaglio, il dialogo cantato dell’opera lirica; si parli appunto di lirica, della poesia dei movimenti interiori”.

CONDIVIDI
Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

NESSUN COMMENTO

Rispondi