La vittoria di Trump può essere l’occasione per una nuova Europa

La vittoria di Trump può essere l’occasione per una nuova Europa

Difficile vedere, dal nostro punto di vista, qualcosa di positivo nell'elezione di Donald Trump. Eppure, la grande trasformazione che ci aspetta può essere anche un'occasione (forse l'ultima?) per una nuova e diversa Europa. Nell'incontro organizzato dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, “Anatomia di un voto”, il giornalista di Limes Fabrizio Maronta ha provato a disegnare qualche scenario sul futuro che abbiamo davanti.

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La copertina di un numero del New York Times Magazine

Tutto in una notte: siamo andati a dormire (relativamente) tranquilli e ci siamo svegliati la mattina dopo in un mondo completamente diverso da quello che avevamo lasciato la sera prima. “10 motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump“, aveva fatto scrivere sul suo blog Gad Lerner poco prima della lunga notte del voto americano, convinto – come la stragrande maggioranza degli analisti di mezzo mondo – che a succedere a Obama sarebbe stata Hillary Rodham Clinton. Non è andata così. Indipendentemente da quanto Trump realizzerà effettivamente delle proposte lanciate in campagna elettorale, è chiaro che la stagione di grandi trasformazioni che stiamo vivendo, subirà un’accelerata.

Introdotto da Paolo Tomassone, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, Fabrizio Maronta, giornalista, redattore e responsabile delle relazioni internazionali della rivista di geopolitica Limes, ha analizzato il risultato delle elezioni americane, a pochi giorni dall’esito che ha incoronato Donald Trump 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Nell’incredulità generale Il Trump impresentabile, il Trump sessista, omofobo, xenofobo e islamofobo del “Make America great again” è succeduto al presidente “black” Obama, l’uomo della speranza e del “yes, we can”.

Davanti a un pubblico preoccupato dal risultato delle urne e affamato di analisi, Maronta, con l’ausilio di mappe e dati, ha articolato il suo intervento intorno a tre grandi domande: “Come ha vinto Trump? Cosa dice di noi occidentali questo voto? Cosa è possibile e verosimile attendersi da questo risultato?”

Fabrizio Maronta
Fabrizio Maronta. Fonte immagine: Genova Reteluna

“E’ necessario prima di tutto fare un’autocritica e prendere atto che abbiamo valutato con superficialità, quasi dando per scontata la vittoria della Clinton”. Eppure il successo di Trump non era così imprevedibile: “Trump ha riportato i bianchi arrabbiati della classe media impoverita alle urne, un elettorato disilluso che tradizionalmente disertava le elezioni”, spiega Maronta. Il 58% dei bianchi ha votato per Trump, come con Obama anche il voto per Trump è stato un voto razziale:”Il nuovo presidente ha scavalcato i media e ha parlato alla pancia dell’elettorato bianco negletto nelle ultime elezioni presidenziali in cui l’attenzione della retorica dei candidati era incentrata sugli elettori ispanici, afro-americani, asiatici: delle minoranze da conquistare che in previsione sarebbero diventate maggioranze”.

In questo quadro, aggravato dalla crisi economica, Trump ha saputo parlare all’America profonda dei bianchi, all’America operaia del Mid-west di cui Bruce Springsteen è stato il cantore. “E’ stato un voto di rivalsa della componente bianca Wasp che ha votato compatta per The Donald”, dice Maronta.

Trump ha conquistato parti di elettorato tradizionalmente democratica. “Basti pensare che in Stati operai come l’Ohio, il Michigan, la Pennsylvania – la cosiddetta Rust Belt – Trump ha prevalso nei consensi. Il suo discorso ha galvanizzato quella classe media sconfitta dalla globalizzazione, reduce dalla crisi delle grandi industrie, una borghesia depressa e spaventata dalla concorrenza messicana e cinese: Trump si è presentato come il difensore della classe media, l’unico uomo in grado di invertire la tendenza, di occuparsi realmente degli interessi degli Americani”, spiega il giornalista.

Video dell’intervento integrale di Fabrizio Maronta.

nytMaronta sottolinea che se si ragiona con gli schemi classici destra Vs sinistra ebbene non è tanto il populismo aggressivo di Trump ad avere trionfato ma è la sinistra mainstream di Hillary, erede della famosa Terza Via di Blair e Bill Clinton, ad essere definitivamente fallita. “Dagli anni ’90 in poi la sinistre si sono allineate al liberismo, al pensiero dominante ma la democrazia si ingolfa se c’è un pensiero unico, se non c’è un controcanto: il partito democratico americano ha abdicato alla sua funzione liberal che nell’accezione americana significa progressista”, commenta Maronta secondo il quale la sconfitta della Clinton è anche legata all’alienazione dei voti del “socialista” Sanders, suo diretto concorrente alle primarie democratiche. “Punti percentuali, intorno al 6-7%, decisivi sulla bilancia”, dice il giornalista.

Il futuro è un’incognita ma Maronta propone alcuni scenari verosimili: “Per noi occidentali è un bagno di realismo ed è la fine delle velleità idealiste nelle relazioni internazionali. Trump non ha spiegato in dettaglio il suo programma in campagna elettorale ma la sua posizione in politica estera è isolazionista, ovvero gli Stati Uniti smetteranno di spendere miliardi di dollari in avventure militari dall’esito incerto se non fallimentare come in Afghanistan, in Iraq, in Libia e in Siria”. Toccherà quindi all’UE farsi carico, in quanto potenza regionale, di crisi in aree geografiche contigue al vecchio continente:”Ma l’Unione non è un’entità politica coerente, è priva di un esecutivo e sotto il profilo militare è completamente impreparata perché la Difesa è sempre stata delegata agli Stati Uniti negli ultimi 50 anni”, sostiene l’analista di Limes.

“Ecco, ora non sarà più così e forse dovremmo abituarci a scenari di guerra in cui i paesi europei saranno costretti a intervenire direttamente a prescindere dall’alleato americano”, conclude lo studioso. Un alleato che ha già annunciato di volere stabilire buone relazioni con la Russia delineando uno scacchiere internazionale inedito per le fragili potenze europee.

Fonte immagine di copertina: Gage Skidmore (Licenza CC)

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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