La vita formidabile della modenese che cantava per lo scià di Persia: storia di una biografia incompiuta

Dalle stalle alle stelle, andata e ritorno. E’ una parabola esemplare quella di Carmen Bastiglia, grande interprete di Edith Piaf e sua contemporanea. Entrata nell’oblio artistico negli anni ’80 la Bastiglia continuò a calcare i palcoscenici nella sua Modena fino alla morte, sopraggiunta lo scorso 28 aprile in un incendio divampato nella sua abitazione, presso le case popolari in via Tignale del Garda. Era all’”usignolo” di Francia che si ispirava, ancora negli ultimi spettacoli, a 88 anni suonati, quando al teatro Storchi, con il basco in testa alla parigina e la giacca di lustrini, intonò i grandi classici “La vie en rose” e “Je ne regrette rien”, con la stessa struggente grazia di sempre.

carmen
Fonte immagine: TRC

Cantante di cabaret e diva della music hall italiana, con l’emergere della figura della “soubrette” la Bastiglia diventa protagonista dei vaudeville, dei caffè concerto e dei primi varietà moderni. Fu donna di spettacolo a tutto tondo, capace di ballare, recitare, cantare e intrattenere il pubblico. Una carriera che l’ha portata da Ravarino fino a Teheran, favorita dello scià di Persia e ospite nella sua sfavillante corte. E dalla dolce vita e dalla mondanità romana di via Veneto fino in Argentina, osannata dagli emigrati italiani del nuovo mondo.

Ma chi era veramente questa donna di cui ci rimangono solo alcune foto sparse e annerite dall’incendio, e il cui viso, lungo e fine, nascondeva i segni di una bellezza autentica? “Era un’artista prima di tutto”, sostiene Anna Perna, sua amica personale e sua aspirante biografa. Anna Perna è una formatrice con all’attivo alcune pubblicazioni. Nel 2010 incontra la Bastiglia nel quadro di un progetto culturale e sociale chiamato “Vite di quartiere”. Un tentativo di scoprire frammenti di vita e microstorie della periferia modenese da cui nasce una raccolta di racconti edita da Artestampa. Uno di essi è dedicato a Carmen Bastiglia.

Anna Perna
Anna Perna

Le due donne legano, cominciano a frequentarsi e diventano anche amiche. La più giovane continua a prendere appunti, abbagliata dai racconti di quella donna anziana alta e elegante, con l’intento di redigere la “biografia perfetta”. “Sospesa fra mito e realtà, la storia di Carmen Bastiglia ha dell’incredibile: negli ultimi anni di vita portava sempre con sé un portadocumenti. Dentro di esso, custodiva le fotografie in bianco e nero dei momenti salienti della sua carriera: dalle amicizie con Monica Vitti a Gina Lollombrigida e Alain Delon, e poi Ugo Tognazzi, Federico Fellini, Cole Porter fino all’età del declino artistico. Ma rimangono alcuni punti poco chiari della sua lunga vita”, ricorda Anna Perna.

Uno di queste zone grigie risale all’epoca della seconda guerra mondiale. La Bastiglia è un’adolescente caparbia che alterna il lavoro stagionale nelle mondine del pavese a quello nelle stalle della provincia di Modena. Canta per diletto, deliziando le sue colleghe di fatica ma, ambiziosa, decide di diventare dattilografa per emanciparsi dalla provincia rurale. Prende così a fare ogni giorno la strada che separa Ravarino a Modena in bicicletta, in piena occupazione. “Vista con sospetto dai partigiani sfugge ad uno stupro punitivo, perché considerata una spia dei tedeschi, ma non alla consuetudine di marcare con la tosatura integrale dei capelli le donne sospettate di collaborazione con i nazifascisti. A loro volta, i tedeschi, la arrestano qualche mese dopo e la rinchiudono per una decina di giorni nel carcere di Sant’Eufemia. Condannata a morte per intelligenza con i ribelli è sospettata di essere una staffetta partigiana e solo alla fine viene graziata da un ignoto ufficiale tedesco”. Non è permesso di sapere altro, se non che “Carmen era molto giovane, bella e ingenua e senza idee politiche: ha sempre mantenuto una certa purezza e candore, una rettitudine e una dignità, retaggio delle sue radici semplici e umili unite a un’incrollabile fede nelle proprie qualità”, sostiene Anna Perna.

Edith Piaf
Edith Piaf

Figlia di padre ignoto e di madre contadina, la Bastiglia, classe 1927, comincia a prendere lezioni di canto a Modena. Da lì comincia la sua irresistibile scalata verso l’Olimpo dello star system italiano del boom economico. Non ci è dato sapere a che prezzo e se è scesa a compromessi per toccare la vetta. “E’ proprio quest’aspetto che trovo interessante, Carmen non ha mai voluto soffermarsi troppo sulle coincidenze materiali del suo successo né del suo declino”. La convinzione di essere stata eletta per un futuro brillante, di essere vegliata dai tempi della guerra da un angelo guardiano pervade la giovane che entra dalla porta principale nella scena della dolce vita romana degli anni ’50 e ’60. Con il successo nei cabaret e nei teatri giunge anche “l’amour fou” con un facoltoso e misterioso architetto romano di cui si innamora perdutamente. L’uomo è già sposato ma aiuta la giovane soubrette a prendere casa a Roma e ne diventa l’amante per un breve periodo. “Per amore non si legherà più a nessuno uomo in futuro e non avrà mai figli gettando le premesse di una solitudine vissuta con orgoglio”. Forse anche in questo dettaglio la Bastiglia ha voluto seguire l’esempio doloroso della sua icona: Edith Piaf e l’amore impossibile con il boxeur Marcel Cerdan.

arriverderci CarmenGli anni ruggenti della sua carriera continuano lungo la decade degli anni ’60 con la collaborazione con le gemelle Kessler e durante gli anni ’70 quando entra nelle grazie e nel mondo dorato di alcune importanti personalità del glamour dell’epoca fra le quali spicca senza dubbio lo scià Reza Pahlevi di Persia. E’ il suo apogeo artistico, il trionfo che la porta dopo sudati decenni di gavetta dalle stalle e dalle zanzare dell’umida campagna modenese alla reggia dello scià a Teheran dove rimane per lunghi periodi ospite del monarca di cui sarebbe stata una delle cantanti favorite. “Non ci è dato sapere se l’amicizia con lo scià si fermasse alla stima reciproca o se sottintendesse altro”, nota Anna Perna.

Dopo aver toccato l’apice del successo alla fine degli anni ’60 arriva l’epoca del declino. Durante gli anni ’80 la Bastiglia si ritrova sul lastrico. Dimenticata dal mondo dello spettacolo torna a Modena dove prende casa, nei palazzi popolari della periferia. “In quel periodo sarebbe caduta in disgrazia a causa della sua amicizia con persone infrequentabili dell’epoca, forse esponenti della malavita”. I veri motivi del declino sono ancora da scoprire, avvolti nel mistero di una donna forse già ostaggio del proprio personaggio, incapace di accettare lo scorrere del tempo, così strenuamente e malinconicamente legata al passato. “Mito e realtà si rincorrono nella storia di questa illustre provinciale finita nell’oblio artistico, semi-dimenticata, sola e morta in relativa povertà. Una vera artista, in fondo, che fino all’ultimo ha romanzato e interpretato la propria vita fuori e dentro al palcoscenico”, spiega Anna Perna.

Carmen Bastiglia
Carmen Bastiglia

I dettagli della ascesa e dalla caduta di Carmen Bastiglia forse non li sapremo mai, perché alla diva bastava aprire il suo portadocumenti e mostrare i suoi sorrisi in bianco e nero con i vip dell’epoca:“Portava con se tutte quelle foto per ricordarsi chi fosse, per paura di essere dimenticata, e per esibire le prove del suo splendido passato, per non essere presa per una millantatrice”, riflette Anna Perna
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Nella sua ultima apparizione al teatro Storchi, nella commedia di Gigi Taddei “Tre uomini in burqa”, Carmen Bastiglia canta “Je ne regrette rien”, la canzone simbolo della ”sua” Edith Piaf con la quale l’usignolo di Francia chiuse la sua intensa e tragica vita e con la quale anche la Bastiglia prenderà commiato per sempre dal pubblico.

Fonte immagine di copertina: ModenaToday.

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