La vera sfida? Educare alla complessità

La splendida sala della Fondazione era gremita di persone interessante, rimaste fino alla fine della serata, per la maggior parte insegnati delle scuole dell’infanzia. Ha introdotto la serata Gianpietro Cavazza, vicesindaco Assessore alla Cultura e all’Istruzione, elogiando la tematica scelta per l’attinenza con le criticità dei tempi politici moderni. Roberto Franchini, presidente della Fondazione Collegio San Carlo ha parlato della filosofia con i bambini come una modalità d’educazione civica per prolungarne l’insaziabile desiderio di scoperta e conoscenza, condizioni sine qua non per aiutarli ad essere, da adulti, cittadini attivi. La convinzione di fondo, che sostiene questo progetto ricco di stimoli, facilitatore di esperienze e di conoscenze, ha affermato Franchini, è l’idea di offrire a bambini e bambine un contesto formativo nel quale iniziare a sviluppare un buon rapporto con l’altro e con la realtà che li circonda attraverso una discussione collettiva capace di far emergere e consolidare una visione etica delle cose fin dai primi anni di vita, nella prospettiva di crescere, insieme alle famiglie, una generazione futura più attenta alla relazione con l’ambiente e con i propri simili.

Infine Mauro Ceruti, professore di Epistemologia della globalizzazione presso la IULM di Milano, ha tenuto la lezione magistrale Educazione alla complessità catturando l’attenzione costante della sala grazie alla sua capacità di tradurre i linguaggi dell’epistemologia della complessità attraverso proposizioni facilmente comprensibili ad un pubblico non esperto in materia; una lezione di stile su come anche le più complesse problematiche possano essere rese di facile divulgazione, dando la possibilità ai non iniziati d’afferrare i concetti principali di un discorso.

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Ceruti è entrato subito nel vivo spiegando come la complessità deve essere intesa, a partire dalla sua radice (dal latino complexus cioè “stretto, compreso, abbracciato”), come un aggregato di parti che collaborano insieme; possiamo pensare all’insieme dei nostri organi che attraverso una buona relazione tra loro fanno funzionare quella macchina che è il corpo umano. Lo sguardo proposto dal prof. Ceruti è quindi quello di guardare la realtà attraverso l’interconnessione di elementi che fanno parte di uno stesso insieme: così in una classe non si dovrebbe uniformare delle singolarità ma valorizzare delle diversità riuscendo a creare una orchestra composta dai singoli virtuosismi apprezzando insieme la bellezza del tutto.

Il modello scolastico italiano è in crisi perché inadeguato a confrontarsi con le nuove sfide, per questo gli insegnanti si trovano in prima linea di fronte alle nuove problematiche sociali, ben poco assistiti dalle norme ministeriali. Devono inventarsi da soli, confrontarsi con i colleghi della stessa località per affrontare le difficoltà poste dal nostro tempo. Così ogni singola scuola è essa stessa negoziatrice rispetto alla globalizzazione: basti pensare alle molteplicità culturali in una classe scolastica dettate da diversi flussi migratori dai cinque continenti. Una crisi, quella della scuola, che rimanda a una ancora più profonda: quella dello stato-nazione nell’era della globalizzazione.
Viviamo una stagione di cambiamenti epocali: la sovranità nazionale è messa in discussione da una temporalità e da interconnessioni globali. Gli stessi stati non possono più gestire da soli problematiche che avvengono in altri luoghi ma che hanno gravi ripercussioni all’interno dei loro confini, basti pensare alla crisi finanziaria americana del 2008 o alle recenti migrazioni causate da guerre in altri stati.

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In questo contesto la funzione della scuola è cambiata, bisogna pensarla diversamente. Non è più quella scuola che serviva a creare gli italiani ad integrare persone viventi entro stessi confini, a sentirsi italiani, ma deve riuscire a gestire gli innumerevoli input identitari. Ormai i bambini nel corso di una singola giornata assumono identità diverse, guardando un manga giapponese alla TV, ascoltando una musica latina di un cantante statunitense, parlando in italiano o altri idiomi con i coetanei, mangiando prodotti che vengono da diverse parti del mondo. Bisogna individuare un nuovo equilibrio tra le molteplicità identitarie: è questa la complessità! L’individuo deve essere cosciente di far ormai parte di questa molteplicità identitaria. Così come la scuola deve capire come l’integrazione non va a scapito dell’uniformazione delle singolarità ma a una valorizzazione delle diversità.

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