La famiglia, incrocio delle nostre vite

La famiglia, incrocio delle nostre vite

Presentata in duomo il 24 settembre scorso, durante l’assemblea di apertura dell’anno pastorale, la prima lettera del vescovo Castellucci pone al centro della riflessione il tema della famiglia. Il documento recepisce alcune delle suggestioni di papa Francesco, introducendo novità di assoluto rilievo per la Chiesa di Modena, tra cui un percorso di accompagnamento dei divorziati risposati verso la comunione eucaristica.

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Ariadna, Mónica i Sergi

Una casa di grandi dimensioni, dalle fondamenta e dalle strutture solide, ma anche un cantiere sempre aperto, perché nel corso del tempo un restauro, talvolta approfondito, si rende necessario: è la metafora domestica a costituire l’intreccio della prima lettera pastorale dell’arcivescovo Erio Castellucci, È il Signore che costruisce la casa, che pone al centro della riflessione il tema della famiglia. «In greco, d’altra parte, le parole “casa” e “famiglia” sono intercambiabili» scrive il vescovo.

Presentata in duomo il 24 settembre scorso, durante l’assemblea di apertura dell’anno pastorale, non è una lettera cattedratica o dal taglio teologico, ma un documento prettamente pastorale, frutto peraltro «dell’esperienza e della riflessione di tante persone: organismi singoli, famiglie e gruppi, che in diocesi, nelle parrocchie e nelle case hanno offerto il loro contributo. È il frutto specialmente della pastorale familiare diocesana, molto intensa da anni nella nostra Chiesa e sostenuta da un ufficio attivo e competente. È il frutto, infine, della riflessione che ha caratterizzato e seguito l’annuale Tre Giorni di giugno (2016) confluita nella relazione finale che – opportunamente integrata con diversi contributi – ne è alla base».

Il processo di elaborazione e stesura della lettera parte da più lontano, dal periodo di consultazione delle diocesi tra i due Sinodi sulla famiglia voluto da papa Francesco, a cui anche la Chiesa di Modena ha partecipato con un suo contributo, quando ancora era guidata dal vescovo Lanfranchi. Castellucci è arrivato poco prima del Sinodo di ottobre 2015, e aveva già chiaro in mente di dedicare il successivo anno pastorale al tema della famiglia, che è centrale in questi anni nella riflessione della Chiesa cattolica. Buona parte del lavoro di analisi era già stato svolto: la scelta logica è stata, quindi, quella di attendere l’esortazione post-sinodale del papa, che sarebbe poi stata pubblicata il 19 marzo con il titolo Amoris laetitia. Da lì in avanti, una volta compreso e verificato con precisione l’indirizzo dato da Francesco a quanto emerso nei due Sinodi, si è attivata la «macchina» della diocesi, con i suoi vari uffici, e che ha trovato il momento di sintesi nella Tre Giorni pastorale del 9-11 giugno dove, alla luce dei contributi raccolti nei mesi precedenti, e da quanto espresso nei gruppi di lavoro che si sono riuniti in quella occasione, è stata formulata una proposta pastorale poi confluita nella lettera del vescovo.

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Non si tratta di un documento lungo, o particolarmente complesso: una sessantina di pagine, suddivise in cinque capitoli. La trama di sottofondo è, chiaramente, l’Amoris laetitia, con cui intreccia una sorta di dialogo senza tuttavia seguirne pedissequamente la struttura: la lettera declina nella Chiesa di Modena le prospettive delineate dall’esortazione del papa, partendo ovviamente dalla tradizione di pastorale familiare già presente nella diocesi. Il vescovo, seguendo la metafora della casa, fissa tre ambiti su cui concentra la propria riflessione: quello che già sta avvenendo in diocesi; l’orizzonte che l’esortazione post-sinodale pone alle Chiese locali; infine, le novità che si intendono promuovere per mettersi in cammino verso quella meta.

«La famiglia non è mai costruita una volta per tutte» scrive il vescovo nel secondo capitolo, «è un cantiere aperto, che si chiama “formazione” e riguarda le parrocchie come la diocesi. Grazie a Dio vi sono tanti cantieri aperti nella nostra Chiesa locale, che da molti anni ha posto al centro delle proprie attenzioni la pastorale familiare». E in effetti sono numerose le attività e i servizi che già offre la diocesi, e che il vescovo ripercorre nella sua lettera: dai percorsi di educazione dei ragazzi e dei giovani alla vita affettiva, «un cantiere difficile, che registra però un crescente interesse da parte di genitori e educatori», a quelli per fidanzati, spesso «delle occasioni per riscoprire un volto di Chiesa accogliente e qualche volta anche una fede viva», fino all’accompagnamento spirituale per gli sposi e le famiglie. Ma una casa chiede anche dei restauri, spesso profondi. Come scrive il vescovo, «il cantiere del restauro, nella nostra diocesi, è in piedi da anni per quanto riguarda l’accompagnamento delle famiglie toccate da lutti gravi, delle vedove e dei vedovi, dei separati, divorziati ed eventualmente risposati o conviventi».

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Ma se il terreno a Modena è già ben arato e coltivato, nondimeno il papa, sulla scia di quanto espresso dai due sinodi, propone un ulteriore passo in avanti. «AL è un testo ricco, articolato, che dovrebbe essere utilizzato nelle sue diverse parti per la lettura e meditazione di coppia» prosegue il vescovo, «per ritiri e catechesi, per i corsi di preparazione al matrimonio e i gruppi famiglie, per la formazione all’affettività, alla sessualità e all’amore e per gli operatori pastorali. […] È un documento del “sì”, dove anche i “no” […] vengono pronunciati per far risaltare la bellezza e la purezza dell’amore, degli affetti, della sessualità, del matrimonio e della famiglia. […] Dentro a questa fondamentale bellezza – o letizia, per usare la parola francescana utilizzata dal Papa – si collocano i riferimenti precisi alle ferite, ai limiti, ai peccati, agli abusi». È questa l’ottica entro cui si inserisce la proposta pastorale del vescovo Erio per Modena: da un lato, l’accompagnamento dei cammini delle coppie e delle famiglie, che non possono essere lasciate sole dopo il matrimonio e devono diventare protagoniste della pastorale; dall’altro, la sfida lanciata da Amoris laetitia di andare incontro, senza peraltro fornire soluzioni prestabilite, alle «coppie che, sulla base del loro precedente matrimonio sacramentale, chiedono da conviventi o sposati civilmente di poter accedere alla comunione eucaristica».

 

Concretamente, sono tre le novità effettive contenute nella lettera. La prima è la proposta del «Vangelo nelle case», un’idea – ci confermano dagli uffici diocesani – che proviene direttamente dal vescovo, il quale l’ha proposta con forza e su cui crede molto: d’altra parte, riprende il concetto di «Chiesa domestica» di Lumen gentium, il documento del concilio Vaticano II sulla Chiesa, ovvero la parola di Dio vissuta nella dimensione della casa come fermento per la comunità. La seconda novità è costituita dalle coppie-tutor, ovvero delle famiglie che si offrono come guide spirituali per altre coppie, perché non è «pensabile e neppure necessario che siano solo i presbiteri ad assumere il compito di guide spirituali […]. Non occorrono particolari qualifiche specialistiche per accompagnare altre coppie: basta il sostegno che può venire dalla diocesi – con un percorso apposito – unito ad alcune disposizioni e attitudini e a una grande capacità di ascolto». Si tratta di due possibilità già presenti nel magistero, ma che il vescovo ha scelto, fatte proprie e su cui ha deciso di investire con forza.

Ma è la terza proposta a configurarsi come la vera, e dirompente, novità contenuta nella lettera, tanto da essere – precisano in curia – l’unico servizio di questo genere, al momento, attivo nelle diocesi dell’Emilia-Romagna: si tratta del recepimento dell’Amoris laetitia per quanto riguarda il progetto pastorale per l’accompagnamento e l’integrazione, eventualmente anche sacramentaria, dei divorziati risposati. Tradotto, la possibilità di accedere nuovamente alla comunione – dopo un apposito percorso – per coloro che vivono una situazione «irregolare». Da un punto di vista del sacramento del matrimonio non cambia nulla, ma muta – anche sensibilmente – il focus sul sacramento dell’eucaristia: ovvero la possibilità che una persona, che si trovi in stato di oggettivo peccato, possa attingere comunque all’eucaristia, dal momento che quest’ultima non deve essere intesa non come premio per i perfetti, ma come medicina per i malati. In sostanza, i divorziati risposati non sono scomunicati, ma vengono invitati a mettersi in cammino per tornare in comunione, anche sacramentale, con la Chiesa. Questa interpretazione nasce da una lettura «in parallelo», per così dire, tra Amoris laetitia ed Evangelii gaudium (la prima esortazione del papa), per cui non si assume più un criterio di «giusto/ingiusto» ma di «completo/incompleto». Come specifica il vescovo in un passaggio, «papa Francesco vuole aiutarci a capire che anche le situazioni incomplete possono camminare verso una completezza, perché nessuno deve essere escluso per sempre finché cammina su questa terra. Il Papa non ci offre un manuale, ci indica una meta e il compito di “accompagnare, discernere e integrare”».

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È chiaro che un’impostazione di questo genere crea maggior confusione: una struttura dogmatica, come quella che la Chiesa aveva assunto fino a poco tempo fa, in cui la risposta alle singole domande poteva essere «sì» o «no», era molto più fungibile da parte dei vescovi e dei presbiteri; la nuova prospettiva aperta da papa Francesco richiede invece un impegno maggiore nel discernimento delle varie situazioni che si possono presentare. Per un semplice prete, magari abituato a confrontarsi con i suoi parrocchiani su questi temi solo in confessionale, una prospettiva di questo genere, che sposta l’asse sulla coscienza piuttosto che sulla norma, può risultare molto poco agevole. Ma è la linea indicata da Roma: il papa chiede di attivare dei processi, piuttosto che conquistare spazi.

Il vescovo, anche in apertura di anno pastorale, ha chiarito e sottolineato che questo percorso deve essere visto come un elemento che sollecita il cammino, un desiderio di conversione e approfondimento del proprio percorso sotto vari aspetti – psicologico, giuridico e spirituale – e che poi potrà approdare, con tempi e modi che non sono decisi a priori, magari successivamente a un colloquio con lo stesso vescovo, a una riammissione ai sacramenti. Si tratta di una chiara scelta di indirizzo, che altre diocesi non hanno fatto. Pare non manchino i preti che già contestano questa nuova impostazione, perché se da tutti è compresa la necessità di una recezione dell’esortazione papale, non altrettanti condividono la linea pastorale prescelta.

Per questo nuovo servizio si parte da una realtà esistente in diocesi, che è «Sulla misura del cuore del Signore», un cammino di discernimento interiore per situazioni di fragilità familiare: rispetto a quanto viene già fatto, si implementa questo percorso con un accompagnamento psicologico e giuridico. Concretamente, si pensa di creare un polo territoriale (che è stato individuato nel Centro Famiglia di Nazareth, in via Formigina 319) dove sarà presente il tribunale diocesano per il percorso più breve di accertamento della nullità matrimoniale (sulla base di quanto previsto da un altro documento del papa, il motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus, sulla riforma del processo canonico per le dichiarazioni di nullità matrimoniale), troverà collocazione un ramo del Centro di consulenza per la famiglia, che si occuperà del sostegno psicologico, e infine sarà presente un terzo strumento per quanto riguarda l’accompagnamento spirituale.

La lettera pastorale del vescovo Castellucci segna un deciso scatto in avanti sul tema della famiglia e del matrimonio, con un’adesione profonda alla linea pastorale dettata dal papa, tanto che c’è chi non esita ad affermare che il nuovo vescovo possa tranquillamente annoverarsi tra i cosiddetti «francescani». Non si sa quali sviluppi avrà questo percorso, ma la famiglia sarà ancora oggetto di riflessione e cura da parte della Chiesa di Modena, che già a partire dal prossimo anno si concentrerà sulla misericordia nelle parrocchie, con particolare attenzione a come le famiglie possano essere soggetto di misericordia all’interno della comunità. Come recita il sottotitolo della lettera, «Camminiamo famiglie, continuiamo a camminare!».

 

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Sono nato a Vignola nel 1985. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione a Bologna ho conseguito un master in Editoria all'Università Cattolica di Milano. Ho lavorato fino al 2015 per le Edizioni Dehoniane e attualmente collaboro con diverse case editrici e riviste, tra cui Il Regno. Mi interesso di temi legati a cultura, legalità e politica. Dal 2014 sono consigliere comunale a Vignola.

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