La crisi non ferma la voglia delle donne di fare impresa

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Sembra perfetta questa celebre citazione dal film “Blues Brothers” per raccontare il significativo incremento, se non il vero e proprio boom, di imprese gestite da donne. Nonostante la crisi. Già, perché se dal 2008 il nostro Paese non conosce più una vera crescita, le donne sembrano più capaci dei maschi di reagire a questo lungo periodo di difficoltà. Nell’ultimo quinquennio (2010-2015), le imprese femminili sono aumentate di 35mila unità. Il loro aumento rappresenta il 65% dell’incremento complessivo dell’intero tessuto imprenditoriale italiano nello stesso periodo. Oggi sono 1 milione e 312mila le imprese femminili (il 21,7% del totale) e danno lavoro a quasi 3 milioni di persone. Numeri davvero importanti.

A raccontarlo è il terzo rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile pubblicato pochi giorni fa da Unioncamere, “Impresa in genere”. Il rapporto analizza il ruolo del genere femminile che negli ultimi decenni ha acquisito un’importanza sempre maggiore negli ambiti commerciali ed imprenditoriali. “Tra i più profondi cambiamenti che hanno caratterizzato la società del XX secolo vi è certamente quello della parità di genere, che ha visto una forte carica innovativa ed emancipatoria femminista grazie anche alla quale oggi il ruolo della donna ha raggiunto un livello significativo di affermazione nella società.” La parità di genere ha quindi condotto ad una sempre maggiore responsabilità delle donne nel mondo del lavoro, che dopo il secondo dopoguerra ha assistito ad un progressivo ingresso del genere femminile nel sistema economico.

Come anticipato, il ruolo attivo delle donne nel tessuto imprenditoriale del Paese è espresso dalla presenza, dato del 2014, di 1.3 milioni di imprese femminili, che rappresentano il 21,6% del totale: il che significa che quasi un’impresa su 5 è rosa. L’imprenditoria rosa si caratterizza per una maggiore concentrazione nel settore dei servizi, dove operano circa i due terzi (65,5%; oltre 850.000) delle imprese contro solo poco più della metà nel caso delle imprese maschili (54%), e nel settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca), in cui si concentra quasi il 17% delle imprese femminili (220.000 ca.) contro solo poco più dell’11% di imprese maschili. Come numero d’imprese gestiste da donne, l’Emilia-Romagna si piazza solo all’ottavo posto, ben lontana dal principale motore economico del paese, la Lombardia, ma dietro anche Campania, Lazio, Sicilia, Piemonte, Veneto e Toscana.

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Non ancora adeguata invece la presenza femminile in un settore strategico come  quello delle start-up innovative – così definite ai sensi del decreto legge 179/2012 – impegnate soprattutto nell’ITC, acronimo dall’inglese “Information and Communications Technology”. Sono solo il 13% delle start-up italiane è femminile. Un settore in cui invece l’Emilia Romagna eccelle, dietro alla sola Lombardia, grazie alla maggior presenza di questo tipo di imprese . Così come Modena, che con 130 aziende nel settore è tra le prime dieci città italiane. Ma perché le donne fanno meno impresa “innovativa”? Una spiegazione prova a darla un articolo del sito “La legge per tutti“: “La ragione per la quale le start-up restano appannaggio degli uomini sembra debba essere ricercata nella partecipazione delle donne alle facoltà scientifiche. In particolare è di pochi giorni fa una ricerca OCSE che dimostra come le facoltà di ingegneria civile, informatica e meccanica siano le meno scelte fra le studentesse. La stessa ricerca sottolinea però come la preferenza vada verso settori quali la biomedica, l’architettura e il design. Un’interpretazione più estesa di ‘impresa innovativa’ potrebbe dunque cambiare tale percezione”.

Ma cosa si intende per impresa al femminile? Citando direttamente la definizione fornita dal report di Unioncamere, si definisce femminile “un’impresa la cui partecipazione di genere risulta superiore al 50%, mediando la composizione delle quote di partecipazione e le cariche attribuite.” E aggiungiamo, anche una maggiore prontezza nel saper raccogliere le innovazioni provenienti dall’universo tecnologico, fornendo un servizio all’avanguardia e costituito da personale giovane e informato sulle novità in ambito commerciale e non solo. Le donne dimostrano di avere un occhio più attento agli stimoli e alle esigenze del mondo del futuro, scegliendo dipendenti giovani e iniziando le imprese ad un’età ancora fresca – sono infatti in aumento le dirigenti di aziende e fondatrici di start up under 35 – tanto che, le imprese giovanili all’interno del tessuto imprenditoriale rosa sono, nel 2014, quasi il 14% del totale (oltre 177.000 in valori assoluti), quando all’interno dell’imprenditoria maschile le imprese giovanili sono poco meno del 10%.”

E ancora il trattato specifica quali sono i settori in cui l’imprenditoria delle donne si mostra più preparata e competitiva: “Merita evidenziare il fatto che il tasso di imprenditorialità giovanile (rapporto tra imprese giovanili e totale imprese), all’interno dell’imprenditoria rosa, sia particolarmente elevato in settori come l’alloggio, ristorazione e servizi turistici e la cultura e intrattenimento, dove circa 17 imprese femminili su 100 sono giovanili.

Le donne in posizioni di potere tendono inoltre a preferire dipendenti dello stesso sesso, assecondando così la tendenza di un’economia sempre più rivolta all’occupazione “in rosa”.
Non da sottovalutare quindi la forza lavoro costituita dalle donne. La popolazione attiva è infatti composta per circa la metà da donne, ed è quindi un dato da tenere in estrema considerazione. Oltre a ciò, i dati dimostrano come questa importante fetta della popolazione dia prova di un’istruzione superiore rispetto al genere maschile. Unioncamere ha infatti rilevato come “il 25% della popolazione attiva femminile è laureato, contro appena il 15% circa nel caso dell’altro genere”.

ITC a parte, sono diversi  gli esempi d’imprenditoria femminile d’eccellenza nel modenese. Ad esempio, la Motor Company Srl, a conduzione femminile, si occupa di moto elettriche, dimostrando un’eccellente lungimiranza imprenditoriale nel saper intrecciare con perizia la tradizione manifatturiera industriale alle innovazioni tecnologiche. Anche l’Antica Acetaia Bompana di San Donnino figura tra le imprese di spicco con a capo una donna, insieme a Torte Gualmini srl di Montefiorino, nell’area dell’appennino modenese, che eccelle nel settore alimentare esportando negli USA, Europa e Giappone.

Fonte immagine di copertina: Going Places.

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