La città “in questo momento”: il workshop di Stefano Ricci all’Istituto Venturi

La città “in questo momento”: il workshop di Stefano Ricci all’Istituto Venturi

Nell'ambito dell'Alternanza scuola-lavoro, l'Istituto d'Arte A. Venturi ha ospitato un workshop tenuto dall'artista bolognese di fama internazionale Stefano Ricci. Fra gli alunni delle classi coinvolte, anche due “infiltrati speciali”: Samuele Canestrari e Ahmed Ben Nessib, studenti della Scuola del Libro di Urbino, che, assieme a Ricci, ci raccontano questa esperienza.

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“In questo momento” è il workshop che l’artista Stefano Ricci ha tenuto dal 18 al 21 ottobre presso la sede storica del Venturi, in Via Belle Arti, nell’ambito dell’Alternanza Scuola-Lavoro. Il progetto è stato coordinato da Antonella Battilani, docente di Laboratorio Grafico, con la partecipazione di Margherita Mantovani e Marilena Ballotta, docenti di Discipline Pittoriche. Hanno partecipato le classi 4D e 4E del corso liceale di Grafica e le classi 4F e 4G del corso liceale di Arti Figurative. Chiari gli obiettivi: grazie al contatto con Stefano Ricci – artista di fama internazionale e con una grande esperienza di docenza – , permettere a ciascuno studente di immergersi completamente nella concezione e nello sviluppo di un’opera d’arte complessa e completa. I lavori prodotti saranno in seguito esposti presso la Galleria ArteSì di Modena.

Studenti del Venturi con Stefano Ricci
Studenti del Venturi con Stefano Ricci

Il workshop ha visto inoltre la partecipazione, fianco a fianco delle quarte coinvolte, di due ospiti esterni speciali. “E’ una fortuna avere con me dei “clandestini” – sorride l’artista -, cerco sempre di farlo. Portano conoscenza, un sapere tecnico: è un confronto fra età sempre molto utile”.
Il primo è Ahmed Ben Nessib, 24 anni, originario di Tunisi. Dopo la maturità si è trasferito in Francia dove frequenta il terzo anno dell’EMCA (Ecole des métiers du Cinéma d’Animation) ad Angoulême. Attualmente trascorre il periodo all’estero previsto dal suo corso di studi presso la Scuola del Libro di Urbino. “Io personalmente ho già fatto workshop con Stefano in Francia e a Gorizia – spiega -. Ci siamo incontrati in Francia, quindi adesso che sono in Italia mi ha proposto di venire qui.” Il secondo è Samuele Canestrari, 20 anni, marchigiano. Ha frequentato il liceo artistico presso la Scuola del Libro di Urbino e sta completando il secondo anno di perfezionamento post-diploma che la stessa scuola offre. “Io mi sono accodato – racconta -. E’ uscito il discorso a cena con Ahmed e mi sono detto: proviamo a uscire anche solo per un attimo da quelle quattro mura in cui vivo ormai da 7 anni”.

Assieme a Stefano Ricci, Ahmed e Samuele ci hanno raccontato “In questo momento” e le loro impressioni a caldo.

Stefano, in che cosa consiste questo workshop?
Stefano Ricci: Propongo agli studenti di uscire la mattina per un’ora e cercare una cosa che succeda in questo momento, qualcosa che incuriosisca prima di tutto loro. Poi propongo loro di disegnarla in esterni o di fotografarla. Io li aspetto dove lavoriamo e li ascolto uno per uno, singolarmente, su quello che hanno visto, e guardo quello che hanno disegnato. Qui, propongo di ridisegnare senza schizzi, ma direttamente a pennello correggendo in bianco, su formato A3 orizzontale o verticale. Da quello che hanno disegnato propongo di tagliare uno o più stencil per avere più mascherine di stampa. Poi di stampare più copie, per avere una serie di variazioni, e di completarle stampando l’ora in cui hanno visto quello che hanno visto. Questo permette in una giornata di avere un arco che va dall’osservazione, al disegno, alla riproduzione, alla serialità di copie uniche, e permette di disegnare in ogni passaggio.

Samuele Canestrari e Ahmed ben Nessib
Samuele Canestrari e Ahmed ben Nessib

Ahmed e Samuele, voi siete l’anello di congiunzione in questo gruppo: siete più grandi dei ragazzi che avete conosciuto, e dall’altro lato c’è l’artista. Come la vivete?
Ahmed: È una cosa che vivo anche a Urbino. La statale dove c’è il perfezionamento è anche un liceo, quindi questo periodo l’ho passato anche con ragazzi di 14 anni. Ed è curioso… La storia dell’arte, la storia del cinema, l’arte contemporanea, sono cose che ho scoperto veramente tardi: avendo fatto la maturità in Tunisia non sono cose che ho studiato, quindi ho scoperto questo mondo a 19 anni. Invece arrivo qui e trovo dei bambini che conoscono già tutto… È fantastico!

Samuele: È stata una delle prime volte che ho lavorato in questo modo. È curioso il fatto che quest’estate io abbia odiato quello che abbiamo fatto oggi, perché ho lavorato per tre mesi in una fabbrica di serigrafie. Il background è lo stesso, cioè avere delle matrici che producono teoricamente la stessa immagine. All’inizio mi sono detto “Nooo, ritorna questo mostro”, invece è stato confortante. Capisci che la tecnica è la stessa, ma la situazione completamente diversa, quindi anche lo stato d’animo è diverso.

Stefano Ricci: Infatti disegnare per la serigrafia, o per gli stencil, è una tecnica che ti porta a tradurre il disegno in una sintesi di luci e di masse che può essere una forzatura, ma è un grande esercizio. La sfida è anche lavorare con due strumenti che hanno un carattere completamente diverso. Il pennello è uno strumento molto sensuale, il cutter è molto crudele. Quindi, come rendere esatto il pennello e come rendere più dolce il taglio? C’è un disegnatore argentino che ho amato molto che si chiama Alberto Breccia. A un certo punto invece di usare il pennino ha cominciato a usare una lametta. Con la lametta riusciva a fare un segno come un capello, anche più sottile forse, però la lametta tagliava la carta e dove tagliava la carta l’inchiostro si apriva. Ha trasformato uno strumento così, anche pericoloso, in uno strumento lirico.

Per Samuele e Ahmed: le vostre impressioni a caldo su Modena?
Samuele: È difficile da dire, è completamente diverso da dove veniamo. Quando abbiamo visto questa città tutta ordinata, tutta “disegnata”, ci siamo detti “Ecco, adesso ci spennano”, invece non più di tanto. Le persone sono cordiali, mi sembra che amino quello che hanno nella loro città. Ieri abbiamo pranzato al Mercato Albinelli e non avevamo mai visto un mercato coperto così. Magari è stata un’impressione romantica…

Ahmed: È strano perché siamo stati a Bologna per due giorni, dove c’è una vita intensa, di persone, di studenti. Modena da Bologna è mezz’ora, ma arrivando qui c’è… silenzio, calma, tutto pulito. E’ tedesca come situazione! E devo dire un’altra cosa, forse non è politicamente corretto ma è vicino alla mia situazione. Io vengo dal Nord Africa e guardo sempre gli stranieri per sapere come si vive qui. A Urbino, a Pesaro e anche a Bologna ho incontrato delle persone che vengono dall’Africa. Cercano di incontrare gente per la strada, per chiedere un lavoro ad esempio. Qui, da quando sono arrivato, non è che non ci sono… in Norvegia per esempio non c’è una persona che non sia completamente bianca. Qui ci sono, però sono vestiti alla moda, hanno la bicicletta… Lo so, è esotico come punto di vista!

Per finire, Stefano, ci sono lavori particolarmente interessanti fra quelli prodotti dai ragazzi e dalle ragazze del Venturi?
Stefano Ricci: Molti. Molti lavori sono belli, anche di natura diversa. Molti di loro hanno trovato una semplicità nell’osservazione che li ha portati dritti anche a una semplicità compositiva e tecnica. Altri hanno avuto nel disegno un impianto più complesso, quindi un passaggio in stampa più difficile. Ma va bene, va bene così.

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Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Lavora come autrice e copywriter collaborando con agenzie di comunicazione, enti culturali e giornali.

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