In difesa delle nostre tradizioni?

“Sicuri e liberi in casa nostra!”. Questo il motto inciso sulle magliette che sabato hanno indossato centinaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione di Vignola organizzata dalla Lega nord dopo l’episodio di bullismo di cui sono stati vittime cinque adolescenti nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Gli aggressori, tutti magrebini poco più che ventenni, si sono già costituiti: «Eravamo ubriachi – hanno dichiarato – è stata una goliardata e la pistola era una scacciacani». «Credete in Dio o in Allah?», avevano chiesto quella notte ai giovani vignolesi, ricevendo come risposta un «Non crediamo in niente». «Tranquilli, è uno scherzo», la frase finale con cui avevano lasciato andare i ragazzini dopo aver sparato qualche colpo in aria con la finta pistola.

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Un episodio da derubricare alla voce “bravata”? No, certamente no. Così come, all’opposto, cavalcare il fattaccio come si è immediatamente premurata di fare la Lega organizzando in quattro e quattr’otto la manifestazione di sabato per “rivendicare il rispetto delle tradizioni italiane”, ci pare altrettanto sconsiderato. Quali sarebbero le tradizioni italiane da rispettare? Quelle che – secondo una recente indagine condotta da Doxa Kids su 1500 giovani fra gli 11 e i 19 anni su tutto il territorio italiano – vedono il 35% degli intervistati vittime di atti di violenza da parte di altri ragazzi? Senza nulla togliere alla gravità dell’episodio di Vignola, perché non considerare – provocatoriamente – il gesto dei ragazzi nordafricani come un esempio di “integrazione”, in negativo, rispetto a pessime abitudini ormai consolidate da parte di moltissimi ragazzi italiani?

Invece se ne fa subito una questione di religione. Di razza. Di cultura. A contribuire a una simile lettura giocano certamente i gravi fatti di Colonia nella notte di Capodanno: decine di donne sono state molestate e aggredite sessualmente da qualche centinaio di uomini giovani, ubriachi, aggressivi, per lo più (ma non tutti) di origine araba o nordafricana. A fronte di 121 denunce, sono state fermate 31 persone: nove di origine algerina, otto provenivano dal Marocco, cinque dall’Iran e quattro dalla Siria. Tra loro anche due cittadini tedeschi, un iracheno, un serbo e un cittadino degli Stati Uniti.

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L’analisi più interessante che abbiamo letto riguardo ai fatti di Colonia, capace di andare oltre gli stereotipi cavalcati da una certa politica, così come di collegare in qualche modo i fatti tedeschi con quelli di casa nostra, ci pare quella dell’islamista della Cattolica di Milano Paolo Branca su Vita.it. Titolo: “Colonia, il sintomo più lampante della malattia della modernità“.

“Il problema – afferma lo studioso – non sono gli stranieri ma il fatto che il buon senso comune non funziona più come una volta. E questo è molto preoccupante. Gli stranieri sono solo una delle tante variabili. La malattia  è un mutamento antropologico che ha messo fuori gioco famiglia, scuola e religione. L’educazione è entrata in crisi. E recuperarla non è né facile né automatico”. “Questi fatti – prosegue – dovrebbero innescare una riflessione di tipo alto e invece noi abbassiamo sempre di più il livello. Non si può discutere sempre sul piano emotivo. E invece noi discutiamo sempre e solo di pancia. Non esistono più i tabù che erano l’unica cosa che ci distingueva dagli animali”.

Insomma, secondo Branca, i fatti di Colonia come quelli di Vignola sono figli dello stesso disagio proprio della modernità. Che poi ad assorbirlo – forse in misura anche maggiore viste le “naturali” difficoltà di inserirsi in una società in crisi come la nostra – siano gli stranieri, c’entrerebbe poco con la “guerra di religione” che alcuni vorrebbero scatenare. Stigmatizzare, e anche punire severamente, certi comportamenti violenti, da codice penale, è cosa buona e giusta. Ma utilizzarli per costruire voragini tra culture e gettare così le fondamenta per una “guerra” che inevitabilmente finirebbe per consumarsi in casa nostra, è un pericolo che dovremo cercare in tutti i modi di evitare.

Fonte immagini: Pagina Facebook Lega Nord Modena.

 

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