Il Via Emilia Doc Fest sbarca nei cinema

Il Via Emilia Doc Fest sbarca nei cinema

Si conclude la quinta edizione del Via Emilia Doc Fest, primo Festival italiano online del cinema documentario. Tutti i lavori in concorso saranno proiettati fino a domenica al cinema Astra e nella Sala Truffaut mentre la premiazione dei vincitori è prevista per il 12 Novembre. Abbiamo intervistato l'unica modenese presente in concorso, Silvia Biagioni, che ha presentato il mediometraggio “Nulla di essenziale avviene in assenza di rumore”.

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Anche questa edizione del Viaemiladocfest si avvia alla conclusione: dopo essere stati visionati e votati online, i 16 lavori in concorso quest’anno potranno essere visti – l’ingresso è gratuito – fino a domenica prossima 13 novembre presso la Sala Truffaut e il Cinema Astra (qui il programma completo delle proiezioni). Il titolo più votato dagli utenti sul portale sarà il vincitore del “Premio del Pubblico Web 2016”. Inoltre, una giuria composta dalla redazione di www.cinemaitaliano.info conferirà il “Premio cinemaitaliano.info”

Il Viaemiliadocfest è un’iniziativa che si è proposta di garantire la giusta visibilità a opere che ritiene meritevoli, discostandosi dai soliti meccanismi dei festival cinematografici, dove spesso il materiale proposto è fruibile soltanto dagli addetti ai lavori.

La direzione artistica del festival, in mano a Fabrizio Grosoli e Roberto Roversi, ha deciso di lasciare la parola a filmmaker che vogliono raccontare l’Italia e non solo, attraverso il proprio sguardo, riservando una particolare attenzione alla realtà sociale. “Questo festival – ha dichiarato l’assessore alla cultura Gianpietro Cavazza – sa mettere in gioco energie diverse e affrontare temi coraggiosi con la straordinaria capacità del cinema di raccontare storie e farci riflettere, sviluppando uno sguardo più attento e critico sulla realtà”, sottolineando come iniziative di questo genere siano assolutamente fondamentali per la crescita di un paese che troppo spesso ritiene la cultura una variabile di second’ordine.

Silvia Biagioni
Silvia Biagioni

Tra i partecipanti, l’unica modenese (ma residente a Londra) in concorso è Silvia Biagioni, con il suo mediometraggio “Nulla di essenziale avviene in assenza di rumore”, un documentario di ventitré minuti che racconta dell’etichetta discografica di musica noise Praxis, nata a Londra negli anni ’90. Come lascia intuire il titolo, una frase del saggista francese Jacques Attali, il documentario è una riflessione sul concetto di rumore in generale sull’attività del collettivo noise Praxis che usava il rumore proprio come pretesto per fare attivismo politico e per sviluppare nuove e radicali forme di produzione artistica. Girato principalmente in VHS e mixato con animazioni e materiali di vecchie pellicole, il film è un saggio sulle origini del breakcore, un genere musicale nato nella metà degli anni novanta, dalla combinazione di drum and bass (stile dark) e hardcore techno con il Noise, nelle sue forme più rumorose e caotiche. A Biagioni abbiamo fatto qualche domanda relativa alla sua attività di videomaker, sul suo lavoro presentato in questa occasione e sulla partecipazione al viaemiliadocfest.

praxis

Come mai ha deciso di spostarsi da Modena e dall’Italia per andare a vivere a Londra?

Mi sono trasferita a Londra 5 anni fa per migliorare la mia posizione professionale; in Italia lavoravo nell’ambito di pubblicità ed eventi, ma io ero interessata al documentario, e qui non trovavo un ambiente adatto, non c’erano abbastanza opportunità. In Italia ho abitato a Roma, Firenze, Bologna, Milano e Torino, e quando ho capito che non c’era davvero spazio ho deciso di partire. Al tempo stesso ho sempre amato viaggiare e vivere in posti diversi, quindi spostarmi dall’Italia è stato in un certo senso naturale. Londra sembrava essere il posto che offriva più opportunità per quello che volevo e voglio fare. Non mi dispiacerebbe tornare e continuare a lavorare sul documentario in Italia, ma al momento non so se sia possibile.

Come sei venuta a conoscenza dell’attività di quest’etichetta noise, Praxis, di cui tratta il tuo documentario?

Ho scoperto Praxis di recente. Volevo fare un film sul lato più politico della scena rave, e Praxis ne è stato l’esempio perfetto. Mi piace molto il noise, e ho frequentato i rave per molto tempo quando ero più giovane. E’ stata una parte importante della mia vita e volevo rappresentarla nel modo in cui l’ho vissuta. E’ stato molto facile approcciarli perché avevamo diversi amici in comune.

Il suo documentario è improntato interamente su un’estetica lo-fi. Perché?

Il film rappresenta il breakcore non solo nel tema, ma anche nell’estetica – questo non vuole essere tanto un documentario, quanto un manifesto. Per questo ho voluto rappresentare Praxis usando il suo stesso linguaggio – il collage, la riappropriazione, la distorsione, il rumore. C’è anche un interesse personale per il collage, il mescolare formati diversi, le immagini di bassa qualità, il processare e filtrare l’immagine originale. Io amo molto le vecchie tecnologie, la pellicola, il vhs e non mi trovo a mio agio con l’alta definizione. Amo il look amatoriale, l’immagine instabile e fuori fuoco. Dunque vi è anche un interesse personale, un’attitudine.

Quale pensa sia la soluzione economicamente sostenibile per produrre video in maniera indipendente?

Per quanto mi riguarda, non posso permettermi di lavorare a progetti personali a tempo pieno, ma vedo molte persone riuscirvi, seppur al prezzo di enormi sforzi in termini di produzione e stile di vita, dunque è una scelta soggettiva. Nulla di essenziale avviene in assenza di rumore, ad esempio, è stato autofinanziato e autoprodotto, che è un’idea ancora diversa dal film indipendente (che solitamente si appoggia a piccole case di produzione). Il mio lavoro principale è il montaggio e, quando ne ho le possibilità, cerco di lavorare a progetti personali che mi diano totale libertà.

Perché ha deciso di partecipare al Docfest? Lo ritiene un canale efficace per promuovere il suo lavoro?

Collaborai con la società promotrice del Doc Fest anni fa, dunque quando mi è passato tra le mani il bando, ho deciso di partecipare. Mi fa piacere che le cose che faccio abbiano visibilità in Italia, e nella mia regione. Più che come un canale promozionale, considero il Doc Fest come una piattaforma per far vedere film che altrimenti avrebbero difficoltà a circolare. Nel documentario, così come nel cinema indipendente, credo sia importante provare a creare una comunità di persone con interessi comuni, per conoscersi e supportarsi.

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Per contattare la redazione di Note Modenesi, scrivici a questo indirizzo mail.

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