Il valore civile della poesia

Il valore civile della poesia

Dal 19 al 25 settembre torna il Poesia Festival dell'Unione Terre di Castelli: un evento ormai tradizionale, ma che da quest'anno presenta alcuni elementi di novità. Una buona occasione per riflettere con i curatori del festival sulla manifestazione e per provare a ragionare di politiche culturali in ambito locale.

0
CONDIVIDI

«La poesia è un ingrediente attivo della lingua, un argine contro l’impoverimento del linguaggio, uno strumento per arricchire le nostre parole, anche quelle che usiamo tutti i giorni». Va direttamente al nocciolo della questione Roberto Alperoli, direttore del Poesia Festival, la manifestazione culturale in programma dal 19 al 25 settembre nell’Unione Terre di Castelli, ormai punto di riferimento nella programmazione culturale della provincia di Modena e non solo. «Si tratta senza dubbio del più importante evento dedicato alla poesia in Italia» assicura Alperoli, che del festival è stato ideatore e promotore quando era primo cittadino di Castelnuovo Rangone. «Si tratta di un patrimonio prezioso e importante, che dobbiamo cercare di mettere a frutto: purificare la lingua che parliamo, anche attraverso la parola poetica, possiede un indubbio valore civile».

Roberto Alperoli
Roberto Alperoli

Giunto alla dodicesima edizione, il festival attira ogni anno migliaia di visitatori, che accorrono per ascoltare le lezioni magistrali dei poeti, assistere a spettacoli e concerti, presenziare ai reading di poesia che vengono allestiti nelle migliori vetrine dei comuni organizzatori, come piazza dei Contrari a Vignola o Rocca Rangoni di Spilamberto. Un appuntamento ormai consolidato, e nato negli anni in cui la formula “festival” era “il” modello di politica culturale delle amministrazioni pubbliche – basti pensare al Festivaletteratura di Mantova o al Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo: eventi che garantiscono successo di pubblico, visibilità al territorio e la possibilità di diffondere idee e contenuti in uno stile partecipato e popolare. Ma se il sistema ha funzionato bene fino adesso, non significa che sia impermeabile alle trasformazioni. Nel 2016, infatti, la struttura del Poesia Festival ha subito delle modifiche, con l’introduzione di alcuni cambiamenti, anche significativi, nella gestione e nel programma. Una scelta dettata dalla necessità, ma che rappresenta anche una buona occasione per riflettere sulla manifestazione e, al tempo stesso, allargare lo sguardo per provare a ragionare di politiche culturali in ambito locale.

«Il festival ha una struttura analoga da dodici anni» spiega Alperoli, mentre sorseggiamo un caffè in un bar nel centro di Vignola. «La sua vocazione è rimasta quella di offrire una dimensione accogliente, ospitale e comunicativa della poesia. Anche per questa edizione i protagonisti del festival sono innanzitutto i poeti, che sostanzialmente leggono se stessi, poi gli attori, che interpretano le poesie di grandi consacrati della letteratura mondiale, e infine i musicisti. Però è vero che quest’anno c’è un elemento di discontinuità nelle iniziative, che sintetizzerei così: in questa edizione, forse più che in passato, al centro c’è proprio la parola poetica, nel senso che sia la dimensione teatrale sia quella musicale sono state scelte per essere al servizio della poesia. In altri anni la parte musicale o spettacolare poteva risultare più sganciata rispetto alla poesia: quest’anno abbiamo voluto ricercare una maggiore sinergia».

È sufficiente leggere il programma per trovare un riscontro: mercoledì sera, il 21 (l’altroieri, ndr), il festival inaugura al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola con una lettura di Mariangela Gualtieri, una lezione di Alfonso Berardinelli sulla poesia e le sue ragioni, e una conversazione con Gaetano Curreri, cantante degli Stadio. «Curreri non è stato invitato solo perché originario di Vignola e fresco vincitore di Sanremo, – precisa Alperoli – ma anche, e soprattutto, perché è stata l’ultima persona ad avere avuto uno stretto rapporto con Roberto Roversi, il grande poeta bolognese, il quale ha scritto diversi testi delle sue canzoni, tra cui Chiedi chi erano i Beatles, probabilmente uno dei più grandi successi degli Stadio». Ma sono anche altri gli appuntamenti in cui è possibile percepire chiaramente questa compenetrazione: come per esempio la lettura scenica integrale de Il porto sepolto di Ungaretti, a cura di Claudio Longhi, che si terrà domenica 25 alle 16.30 alla Rocca Rangoni di Spilamberto; oppure la serata dedicata a I poeti liguri. Da Sbarbaro a Montale, che andrà in scena giovedì 22, alle 21, al Teatro di via Tasso a Castelvetro, con letture dell’attrice Diana Manea e la partecipazione de “I liguriani”, gruppo folk di livello europeo. «Anche Alberto Fortis e Nada sono stati scelti non tanto perché cantanti conosciuti a un vasto pubblico» sottolinea Alperoli, «ma perché entrambi hanno pubblicato libri di poesie e racconti, e hanno un rapporto molto stretto con la parola scritta».

umberto-costantini_fonte-pd-modena
Umberto Costantini

Insomma, un taglio diverso alle iniziative in programma per questa edizione, pur rimanendo fedeli alle coordinate che il festival si è dato al momento delle sua nascita. Ma se il cuore artistico e culturale è rimasto sostanzialmente intatto, non si può dire lo stesso per la struttura organizzativa dell’evento. A confermarcelo è Umberto Costantini, sindaco di Spilamberto e assessore alle politiche culturali e del turismo dell’Unione Terre di Castelli, che ci accoglie, un sabato mattina di lavoro, nel suo ufficio in comune. «Oggi le amministrazioni pubbliche si trovano in estrema difficoltà nel fare cultura» ammette. «Da un lato c’è un sempre maggiore irrigidimento delle procedure burocratiche, che rende difficile mettere in piedi anche le cose più semplici e banali; dall’altro un continuo taglio di risorse che obbliga i comuni ai salti mortali per chiudere i bilanci, e chi ci fa le spese è quasi sempre il settore culturale». A conferma di ciò, mostra un prospetto delle spese del Poesia Festival dall’inaugurazione nel 2005 a oggi. «Fino al 2008, l’anno in cui la crisi economica si è abbattuta sull’Italia, la spesa stanziata dai comuni per il festival è cresciuta di anno in anno: dai 212.000 euro del 2005 ai 405.000 del 2008, per poi scendere repentinamente, fino ai 130.000 di oggi, a cui vanno poi aggiunti i contributi degli sponsor privati».

Una dinamica in linea con la tendenza nazionale: dal cinema alle fondazioni liriche, dai teatri ai musei, non c’è settore o istituzione su cui non sia calata la scure della spending review, spesso in maniera brutale. Ovvio che per continuare a offrire servizi culturali di qualità, un amministratore debba necessariamente sperimentare altre strade, che passano tutte per una qualche forma di alleanza con i privati. «Adesso non abbiamo le forze per poter organizzare da soli il festival. Occorrerebbe quantomeno creare una struttura stabile che si occupi di cultura per tutto il territorio dell’Unione, come avevo proposto la scorsa primavera, quando sembrava che il Poesia Festival dovesse slittare, ma attualmente non ci sono le condizioni. Fortunatamente la Fondazione di Vignola ha deciso di incrementare il proprio impegno a favore dell’evento, entrando direttamente nell’organizzazione e assumendosi l’onere della gestione amministrativa». Un modello che garantisce, al contempo, risparmi economici e snellezza gestionale. «Quest’anno, grazie alla nuova strutturazione, siamo riusciti a proporre un programma più lungo e più largo: più eventi distribuiti su più giorni, con un risparmio per gli enti pubblici coinvolti di circa 20.000 euro. Un modello che se si rivelasse di successo, come spero e immagino, potrebbe essere replicato su altri eventi in Unione».

Andrea Candeli
Andrea Candeli

La Fondazione di Vignola, dunque, è il perno di questo nuovo modello: da sempre al fianco dei comuni nel sostenere il Poesia Festival, da quest’anno ha deciso di entrare direttamente nella parte organizzativa dell’evento, avvalendosi della collaborazione del Laboratorio musicale del Frignano, un’associazione attiva nell’organizzazione e promozione di eventi culturali e artistici fin dal 1988. «Inizialmente ci siamo occupati di musica e giovani» ci racconta al telefono Andrea Candeli, presidente dell’associazione e responsabile organizzativo del Poesia Festival 2016. «Negli anni abbiamo allargato i nostri ambiti di azione, interessandoci anche di teatro, danza e letteratura. Tra le iniziative che abbiamo curato quella più conosciuta è sicuramente Artinscena, che raccoglie e condensa un po’ tutte le esperienze maturate in questi anni». E da maggio, una full immersione nella poesia. «Un’esperienza molto positiva» assicura Candeli, «anche se le somme dovremo tirarle alla fine del festival. Ma credo che siamo riusciti a costruire un programma importante, di alto livello, con delle contaminazioni interessanti tra la poesia e la musica che riguarderanno tutti gli eventi, non solo quelli centrali». «Il lavoro di Andrea e del Laboratorio musicale del Frignano è stato fondamentale» dice ancora Costantini, «la sua associazione, molto giovane e snella, ha garantito quella flessibilità gestionale oggi impossibile per qualsiasi ente pubblico».

A questo punto, diventa inevitabile domandarsi quale sarà il futuro non solo del Poesia Festival, ma anche di tutte le politiche culturali degli enti locali, specialmente quelle che ambiscono a un alto livello di qualità. «Il mio obiettivo, come assessore alla cultura di questo territorio, è quello di educare i nostri concittadini a essere maggiormente aperti e consapevoli del mondo» ragiona Costantini. «Il problema è che oggi ogni comune continua a programmare le politiche in proprio, accontentandosi di un ambito ristretto, molto locale. Ma dubito che questo possa aiutarci a raggiungere l’obiettivo che ho indicato, specialmente con le poche risorse a disposizione. L’unica strada possibile è agire insieme, pensare insieme, aprendoci ad alleanze e collaborazioni con altre realtà. Non possiamo permetterci di rimanere chiusi nel nostro guscio».

Parole, e idee, condivise anche da Roberto Alperoli: «Mentre da un lato ritengo che la direzione del festival debba rimanere in capo ai soggetti promotori, quindi i comuni dell’Unione Terre di Castelli, credo però che esternalizzare l’organizzazione abbia dato i suoi frutti, in termini di risparmi e flessibilità gestionale. Per come è configurata la pubblica amministrazione oggi, questo modello è sicuramente il più vantaggioso». Così come anche le politiche culturali, in futuro, dovranno cambiare forma, se vorranno rimanere efficaci: «I festival non devono essere delle cattedrali nel deserto, ma qualcosa di continuativo. Prendiamo il Poesia Festival: noi dobbiamo disseminare la poesia nella quotidianità delle persone, affinché diventi qualcosa di feriale. Occorre lavorare con le scuole, che è importantissimo, e occorre che gli amministratori dei comuni, i sindaci e gli assessori di riferimento, si convincano di questa impostazione. Sarebbe sufficiente che gli eventi più importanti dei singoli comuni (come la Festa della Fioritura a Vignola o la Fiera di San Giovanni a Spilamberto, per esempio) venissero contaminati dalla poesia, e si otterrebbero già dei grandissimi risultati». Un programma tanto ambizioso quanto oneroso: «Si tratta di un cambiamento di sguardo» dice Alperoli, «prendiamo un frammento della spesa investita in queste manifestazioni, rinunciamo a qualcosa e mettiamolo sulla poesia. È un modello replicabile con qualsiasi politica o iniziativa culturale. Basta volerlo».

CONDIVIDI
Sono nato a Vignola nel 1985. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione a Bologna ho conseguito un master in Editoria all'Università Cattolica di Milano. Ho lavorato fino al 2015 per le Edizioni Dehoniane e attualmente collaboro con diverse case editrici e riviste, tra cui Il Regno. Mi interesso di temi legati a cultura, legalità e politica. Dal 2014 sono consigliere comunale a Vignola.

NESSUN COMMENTO

Rispondi