Il senso di Modena per il maiale

In una famosa cartolina di Modena viene rappresentata una particolare trinità: al centro la Ghirlandina, in alto a destra una bottiglia di Lambrusco, e a sinistra, come se scendesse dal cielo, uno zampone. Sotto, la didascalia: Modena – le tre specialità. Esistono diverse varianti di questa storica cartolina modenese, alcune in bianco e nero, alcune a colori, altre con l’aggiunta di una quarta specialità: i motori. Ma la presenza costante è lo zampone volante, enorme, più alto della Ghirlandina, come quello che ogni anno realizzano a Castelnuovo Rangone, regolarmente presente nel Guinness dei primati. Sembra vegliare su tutti i modenesi, o incombere sulla città in maniera minacciosa: punti di vista.

1200

Il rapporto tra Modena e il maiale è noto in tutto il mondo. Più o meno ogni regione d’Italia ha i suoi prodotti tipici a base di maiale, l’animale dell’abbondanza per eccellenza, quello di cui non si butta via niente e che sfama la comunità intera, quello con cui fare gli insaccati da conservare tutto l’anno, quello delle scorpacciate, del grasso, dell’opulenza. Ma l’Emilia, e Modena in particolare, sembrano avere un rapporto speciale con questo animale, tanto da dedicargli statue (a Castelnuovo Rangone, ma anche a San Giorgio di Piano, Bologna).

Sequenza-01.Immagine001

Del maiale si dice che è un animale intelligente, che è l’animale più vicino all’uomo dal punto di vista genetico, e che “sono creature meravigliose” come ricordano spesso gli allevatori. Dunque perché a un certo punto lo facciamo a pezzi e lo mangiamo? E come mai certi popoli e certe religioni lo considerano un animale disgustoso e impuro, mentre altri lo adorano e ne declamano le lodi? Perché è allo stesso tempo un simpatico protagonista di cartoni per bambini (pensiamo a Peppa Pig, giusto per fare un esempio) ma anche del nostro pranzo e della nostra cena? E’ come se la passione per il maiale passasse per un affetto fisico, totale, e sconfinasse nell’amore cannibale, lo stesso per cui un padre affettuoso dice alla figlia scherzosamente “ti mangerei!”. Solo che col maiale passiamo ai fatti: lo mangiamo. E dei 7,93 milioni di maiali macellati nel 2015 tra il centro e il nord Italia, il 30% venivano dall’Emilia-Romagna. Insomma, quasi 2 milioni e mezzo.

007C8C3000000258-3259889-image-a-10_1443998541149

Allo stesso tempo il maiale diventa occasione di deliranti conflitti culturali, scatenate discussioni sui social network tra carnivori esaltati e vegani fondamentalisti che chiamano i primi “mangia cadaveri”, provocatorie performance artistiche, famosi romanzi come “La fattoria degli animali” di Orwell, diversi film e cartoni animati per bambini, non solo Peppa Pig, ma anche Le avventure di Piggley Winks, oltre ai capostipiti Babe – maialino coraggioso e ovviamente Miss Piggy dei Muppets, già al centro di un celebre dialogo di “Pulp Fiction” di Tarantino in cui i due protagonisti discutono appunto sulla scelta di mangiare il maiale. Insomma, da fatto culinario, il maiale diventa – ed è sempre stato – un fatto culturale. Buono da mangiare solo se buono da pensare, per citare un bel saggio dell’antropologo americano Marvin Harris.

5760946_310660C’è un altro saggio ancora più specifico proprio sull’amato/odiato suino: si chiama “Il maiale – storia di un cugino poco amato” di un altro antropologo, il francese Michel Pastoureau, che ripercorre la storia del maiale da quando viveva nei boschi fino ad oggi, tra allevamenti e supermercati. Pastoureau analizza inoltre l’oscillante simbologia suina, più ambivalente che contraddittoria, che va appunto dall’odio all’amore, senza mezze misure: “Nel corso dei secoli il maiale ha conosciuto alterne fortune, che lo hanno visto animale degno di essere sacrificato agli dei in Egitto e in Grecia, trasformato poi in simbolo di lussuria per colpa del manto rosa che lo fa sembrare nudo e addirittura condannato davanti a tribunali in piena regola con l’accusa di infanticidio”.

L’antropologo francese lo definisce “un cugino poco amato”, riferendosi alla prossimità genetica tra uomo e suino. In effetti ci sentiamo molto vicini al maiale e l’idea di parentela tra le due specie è più antica delle scoperte sul DNA; allo stesso modo, e forse proprio per questo, ne proviamo disgusto, almeno finché non è stato macellato e cucinato: allora è delizioso. Tanto da ispirare poemi, componimenti e veri e propri elogi, come il modenese “Elogio del porco” di Tigrinto Bistoni (pseudonimo dell’abate Giuseppe Ferrari) del 1761. E qui torniamo alla nostra cartolina, dove il super zampone si librava nell’alto dei cieli modenesi.

24373

Oggi le pubblicità dei prodotti a base di carne sono molto più sobrie, pulite e, diciamolo, anche più noiose (con le dovute eccezioni: memorabile questa visionaria pubblicità Negroni, con un intero mondo fatto di prosciutto, salame e pancetta). Si tende meno a rappresentare l’animale nella sua interezza, perché potrebbe far sorgere delle domande al bambino che si renderebbe conto di avere nel piatto Peppa Pig, e allo stesso tempo si tiene conto del target animalista, sempre più ampio, a cui l’idea di coltellacci e sangue non va giù. E dunque si preferisce rappresentare il prodotto già finito oppure situazioni in cui viene gustato da coppie o famiglie.

Eppure in passato non era così. Promuovere l’acquisto di carne con l’immagine di un maiale che si taglia a fette da solo non era così strano. Basta guardare una selezione di cartoline pubblicitarie delle più famose industrie modenesi del settore per farsi un’idea di com’era visto il maiale fino a qualche decennio fa.

Un classico era l’antropomorfizzazione del maiale, oppure il contrario, l’uomo che veniva trasformato in suino (come i porci dell’Odissea), giocando ancora sull’assomiglianza tra le due specie. In questa cartolina della “premiata fabbrica salumi Pellegrino Corsini” di Spilamberto, vediamo un maiale vestito da macellaio che affetta una mortadella, ad esempio.

$T2eC16VHJGwFFZRJ5mpfBSQHdvDJWQ--60_57

In quest’altra dell’industria salumi Frigieri & C. di Modena, un maialino è in ginocchio e piange, di fronte a quello che sembra un bambino rubicondo con una mascherina misteriosa, con grembiule e mannaia pronta ad essere usata. Da notare la somiglianza tra il bambino e il maiale: stessi colori, stesse rotondità. L’artista sembra suggerire che le due parti potrebbero essere tranquillamente invertite.

frigieri

La rotondità e la somiglianza tra uomo e maiale, tra chi macella e chi viene macellato, viene suggerita anche in questa cartolina di Romolo Barbieri di Cavezzo, in cui un salumiere lardoso regge – con una sola mano, peraltro – un grosso maiale. La scena, realizzata dall’artista modenese Dario Mazzieri, fondatore di Artestampa (a cui il Museo della Figurina ha dedicato una mostra), è decisamente surreale: l’uomo indica al suino salami, prosciutti e vari insaccati, e l’animale sembra sorridere felice del suo destino.

image43

Sempre di Mazzieri questa bella e raffinata cartolina in cui il solito cuoco o salumiere rotondo e gioioso, in questa versione un po’ ectoplasma, abbraccia prosciutti e salami.

image4

Sempre l’aspetto grasso e rubicondo, sintomo di chi mangia molta carne, si adatta alla perfezione anche a questo Babbo Natale del salumificio Bellentani, che porta come doni salumi di ogni genere, e non manca ovviamente uno zampone. Oggi a vedere questi volti gonfi e rossi penseremmo alla gotta, ai problemi di ipertensione, ma al tempo facevano pensare a tutto l’opposto: a una buona salute, al benessere e alla ricchezza (al quale il maiale, come abbiamo visto, viene spesso associato).

$(KGrHqJ,!n4E-u-UdL!PBP8jRpqbig--60_57

Ancora del salumificio Bellentani, questa cartolina in cui rappresentanti di diversi popoli cercano di raggiungere un albero della cuccagna dal quale ovviamente pendono i salumi modenesi. I più abili, a quanto pare, sono gli indiani americani e gli aborigeni.

Ma non solo Bellentani ci teneva a mostrare come i propri salumi fossero graditi in tutto il mondo. Anche Maletti, la storica azienda di Castelnuovo Rangone, realizzò una serie di cartoline pubblicitarie – chiamate “serie i salumi Maletti del mondo” – in cui vari popoli mostrano orgogliosi casse di salami e prosciutti, perfino sopra un dromedario.

1200wtfgh

E ancora, questa bellissima cartolina della Premiata Fabbrica Salumi Fratelli Grosoli di Collegara, in cui un maiale piange sopra un cumulo di prodotti realizzati probabilmente con i suoi amici e parenti, e sopra la frase “poveri fratelli!!!”. Oggi sembrerebbe una riflessione provocatoria; all’epoca era solo una cartolina ironica, in cui si scherzava sulla fine che i nostri “cugini” maiali prima o poi dovevano fare.

03

In copertina: “Party pigs” di Tim Geers (Immagine in licenza CC)

Una risposta a “Il senso di Modena per il maiale”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *