Il paradiso dei pendolari

Il paradiso dei pendolari

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Per ragioni personali sono diventata una assidua frequentatrice di stazioni. Se state già malignando (sicuramente lo state facendo), posso rassicurarvi: non ho deciso di fare “quel” mestiere, ma semplicemente ho aumentato notevolmente il numero di spostamenti. Ho potuto quindi vedere e ragionare a lungo sulle stazioni. Di giorno, di notte, con la pioggia e coi 40 gradi, le stazioni hanno sempre lo stesso aspetto. Mai che a qualcuno sia venuta l’idea di cambiare le sedie della sala d’aspetto, mai che a nessuno sia sovvenuto di installare un nuovo chiosco di bibite e snack, mai che a nessuno sia venuto in mente di sostituire un monitor rotto. Figuriamoci.

Pendolari ammucchiati 1
Pendolari ammucchiati 1

Eppure le stazioni in letteratura sono sinonimo di dinamicità, spesso utilizzate per raccontare il divenire o come metafore della vita. E diciamolo, questo non si allontana tanto dalla realtà: le stazioni sono luoghi di passaggio che di solito segnano il percorso di ognuno di noi. Andiamo alla stazione per recarci al lavoro, per accogliere nostra figlia che abita lontano, per partire per un viaggio di piacere. “Milestone” – come diremmo qui a Milano – che segnano la nostra esistenza, di anno in anno, cose importanti, che ricorderemo per tutta la vita come “quel periodo dove lavoravo a Milano Rogoredo”, ad esempio.

Pendolari ammucchiati 2
Pendolari ammucchiati

Recentemente sono stata in Giappone. Oh lì le stazioni hanno tutto un altro aspetto. Ognuna di esse è un piccolo mondo, con un’offerta di servizi per tutte le esigenze: abbondanza di mini market, chioschi di frutta fresca e cibo take away, free wi-fi disponibile ovunque per fare, caso mai, una videochiamata a casa in attesa del treno, o per finire una presentazione di lavoro. Il paradiso dei pendolari, insomma. Non manca proprio nulla, nemmeno la tabaccheria che, fra le varie cose, vende anche mutande di carta per chi sfortunatamente dovesse perdere l’ultima coincidenza e di conseguenza prolungare la propria permanenza in città. Molto utile!

In men che non si dica, mi sono ritrovata ad essere invidiosa. Si, anche delle mutande di carta. In fondo, il luogo comune “eh, ma li ci sono molti più pendolari”, per quanto sia vero, è da rivedere. Gli ultimi dati della Regione ci dicono che sono circa 143.000 i viaggiatori che in Emilia Romagna ogni giorno si muovono sulle linee regionali per lavoro o studio. Purtroppo su questo tema esistono pochissime informazioni, ma il pendolarismo registra una crescita costante e si tende a parlarne sempre e solo per evidenziarne i gli aspetti peggiori: i ritardi, la mancanza di riscaldamento in inverno o di raffrescamento d’estate sui vettori, le cavallette che abitano dietro alle tendine blu dei treni regionali.

MIlano, stazione Garibaldi

Per quanto cerchiamo di consolarci, per una volta dobbiamo tradire il nostro innato campanilismo perche, in Emilia e, in generale, in Italia, le stazioni sono davvero desolanti. Se siamo disposti a tollerarlo in provincia, non abbiamo il diritto di esserlo in città, dove i numeri sono impressionanti: i pendolari che ogni giorno entrano a Milano sono 592 mila (il 45,4% della popolazione residente nel comune). Si calcola che queste persone, “lavorino” un mese e mezzo in più all’anno rispetto a chi non pendola, perche’ impiegano in media 72 minuti per gli spostamenti giornalieri di andata e ritorno, ovvero 33 giornate lavorative annue. Anche loro possono essere quidi annoverati a pieno titolo come frequentatori di stazioni – livello “advanced”. Livello avanzato, però, anche per la super scarsità di servizi con cui queste persone devono tutti i giorni avere a che fare. Appunto perchè, anche qui a Milano, tra le stazioni si salva a mala pena la recentissima “Milano Garibaldi”, che ha beneficiato del recupero della zona in prossimità dell’innovativo quartiere Porta Nuova. Con pochi servizi, spazi mal organizzati e anguste gallerie sotterranee, ha fatto la felicità di mitomani ed esibizionisti in cerca di spazi chiusi e senza via di fuga. Help!

stazione ModenaMa allora: perchè non ci ribelliamo? Forse tendiamo a non sentirci così colpiti perché siamo abituati a portarci il panino col crudo da casa, e quindi a rimediare alla mancanza di servizi con organizzazioni “self service”, ma a me impressiona sempre vedere quante persone come me desidererebbero tanto un cappuccino caldo nel bicchiere da asporto, mentre attendono il treno sulla banchina, d’inverno (e il bar ha già chiuso). Si, lo ammetto, con questa immagine struggente cerco di urtare la vostra sensibilità perché sono sicura che anche voi vi siete trovati in una situazione analoga. Chi la vive ogni giorno inizia ad essere un po’ contrariato. Pendolari, siamo così lontani dal paradiso?

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Emiliana della provincia di Modena, 28 anni, di cui gli ultimi 3 trascorsi a Milano. Dal gnocco fritto all'osso buco, praticamente un salto nel vuoto. Una provinciale che si districa tra advertising, conversation & engagement della nevrotica Milano.

1 COMMENTO

  1. Mutande di carta? Nelle stazioni di provincia si fa fatica anche a fare il biglietto prima di salire sul treno.

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