Il mio anno in Romania al lavoro coi bambini di strada

Il mio anno in Romania al lavoro coi bambini di strada

La modenese Giulia Vicenzi, fresca di laurea, invece di rimanere qui a incrementare le statistiche sulla disoccupazione giovanile, parte come volontaria all'estero per una ONG impegnata nel combattere l'abbandono scolastico in una delle zone più depresse della Romania. Una esperienza che le ha cambiato la vita e aperto nuove prospettive.

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Con una disoccupazione giovanile alle stelle (37% contro una media UE del 22) e un mercato del lavoro bloccato, trovare un impiego oggi in Italia freschi di laurea è quasi come vincere al superenalotto. C’è chi – comprensibilmente – si dispera e chi invece cerca di approfittarne per coltivare passioni antiche, magari anche allargando i propri orizzonti lontano da casa, giusto per scoprire quanto grande e variegato sia il mondo. E’ quello che ha fatto la ventisettenne modenese Giulia Vicenzi che ha dato sfogo alla propria voglia di conoscere altre realtà attraverso un’esperienza di volontariato all’estero, facendo ciò che più ama: stare con i bambini. Dopo la laurea specialistica a pieni voti in servizio sociale all’Università Bicocca di Milano, Giulia – ex-capo scout di Castelnuovo Rangone e attivista nel gruppo missionario di Modena – è partita per la Romania come coordinatrice volontaria dell’Asociatia Il Giocattolo, ONG che opera ad Anina, sud-ovest della Romania, impegnata a combattere l’abbandono scolastico che, in quelle aree, raggiunge percentuali altissime.

A destra, Giulia Vicenzi (Fonte immagine: pagina Facebook de Il Giocattolo)
A destra, Giulia Vicenzi (Fonte immagine: pagina Facebook de Il Giocattolo)

Non è stato facile vivere un anno là. Ad Anina, Giulia ha abitato in una scuola di un paesino circondato da boschi a 7 km dalla città. A volte l’acqua non c’era e doveva equipaggiarsi di taniche per raccoglierla da una fontana. Niente riscaldamento d’inverno se non quello offerto da una stufa. Insomma, una vita più che spartana, da emigranti, alla quale non siamo più abituati. Una vita che però lei ha saputo apprezzare per le sue parti migliori, descrivendomi posti incantati dove cavalli selvaggi sbucano dalla foresta, maiali girano liberi per il paese, e il tempo sembra essersi fermato. I primi mesi sono stati i peggiori per la diffidenza delle persone nei confronti della “straniera”. Ma grazie al suo spirito d’iniziativa, non ci ha messo molto a guadagnarsi la fiducia e il rispetto della popolazione dando vita in pochi mesi a una realtà dinamica, interagendo con i bambini allestendo laboratori di musica (sta studiando musicoterapia), di lingua italiana, spettacoli di ogni genere. Il culmine del suo impegno l’ha raggiunto questa estate, organizzando dei campi estivi di 6 settimane con attività educative per oltre cento bambini di Anina. Un’iniziativa che ha visto coinvolti anche i volontari dell’Università di Timisoara, gli adolescenti del Centro di Volontariato di Resita e i volontari dell’associazione Bambini in Romania di Milano. E’ riuscita a rivitalizzare una città fantasma portando gente da ogni dove.

Si commuove parlandomi di questa esperienza, mi mostra le foto dei ”suoi” bambini e mi racconta dell’emozione nell’organizzare lo spettacolo finale. E’ stato un evento unico, perché ha resuscitato e restituito speranza, seppure per poche ore, a una zona marginale della città costituita per lo più da scheletri di palazzoni in cemento armato. La voglia dei bambini di fare la rappresentazione nel loro quartiere, per mostrare ai loro genitori cosa avevano imparano nel corso di settimane, è stata una motivazione talmente forte da mobilitarli a pulire per ore un posto dismesso e pieno di rifiuti, senza che Giulia e gli altri volontari li aiutassero. I bambini hanno preso l’iniziativa per liberare un luogo dalla sporcizia e farlo diventare un luogo di giochi, un posto a misura loro.

In questo slancio d’entusiasmo acceso dal paziente lavoro d’autostima svolto da Giulia, c’è tutta la voglia di riscatto di bambini che vivono quotidianamente situazioni familiari difficili. Per esempio il piccolo Andrei di 5 anni – penultimo di 10 fratelli e sorelle di cui uno morto di tumore – abita al quarto piano di un condominio fatiscente: per lo spettacolo si è messo a spazzare il pavimento con una scopa più grande di lui. Oppure Alma, una vispa bimba rom di 8 anni, che ha dato il meglio di sé nel coordinamento dei lavori, proviene da una famiglia molto numerosa dove i genitori sono delle comparse. Poi Dragos di 9 anni che con i suoi risparmi s’è comprato una piccola scopa e una paletta e si è messo al lavoro fianco a fianco col fratello autistico di 7 anni, per aiutarlo a non sentirsi emarginato dal gruppo. E ancora il robusto Cristian di 10 anni, unico figlio di una coppia dove il padre è emigrato in Germania per lavoro, sollevava gli oggetti più grossi e scaricava la carriola nella discarica. Decine di piccoli attori provenienti da storie familiari similari si sono attivati per ridare luce al luogo scelto per lo spettacolo. Tutti erano insieme per raggiungere un obiettivo comune, lasciando a casa, almeno per una volta, i loro drammi personali. E’ stata una festa con solo qualche genitore presente, ma i bambini erano felici lo stesso per aver regalato un po’ di dignità e bellezza al loro terreno di gioco.

Giulia al lavoro (Fonte immagine: pagina Facebook de Il Giocattolo)
Giulia al lavoro (Fonte immagine: pagina Facebook de Il Giocattolo)

”E’ stata una esperienza formidabile in cui mi son messa alla prova – racconta oggi Giulia. Ho acquisito delle competenze che non avrei appreso se fossi rimasta nella mia piccola realtà. E’ un’esperienza che servirebbe a tutti perché aiuta a capire le priorità della vita e vedi i veri problemi con cui le persone si confrontano quotidianamente. Ben altro dai viziosi problemi coi quali hanno a che fare molti tra i nostri adolescenti”. Che forse avrebbero davvero bisogno di confrontarsi al di fuori del piccolo mondo nel quale – per “sicurezza” – tendiamo a rinchiuderli.

Basta superare la paura per tutto ciò che è diverso da noi, per tutto ciò che è al di fuori del nostro mondo ovattato. Si può fare. E’ stato fatto: per due settimane due adolescenti modenesi, a periodi intervallati, sono andate ad Anina come volontarie. L’effetto è stato devastante, si sono scontrate con realtà che non avrebbero mai immaginato: bambini che vivono in otto in due stanze d’appartamento, alcuni senza luce né gas, bambini con lividi sul corpo che camuffano l’accaduto inventandosi giochi avventurosi con i loro coetanei. Le ragazze dopo il primo duro impatto son riuscite a reagire, impegnandosi nelle attività e concentrandosi sui sorrisi dei bambini. Sono tornate a casa soddisfatte d’aver fatto un’esperienza di aiuto per gli altri.

E’ su questa linea che Giulia, oggi, si sta muovendo. Tornata carica dall’esperienza rumena, vuole proporre alle scuole superiori modenesi, attraverso l’associazione DitraVERSO, esperienze estive per gli adolescenti desiderosi di vivere una vacanza “alternativa”, di mettersi davvero in gioco contribuendo a progetti socialmente utili. Mi svela che, in futuro, da tutto questo vorrebbe inventarsi un lavoro proponendo un servizio di team building alle imprese. I dipendenti imparerebbero a lavorare assieme nell’emergenza, ad essere flessibili e a considerare la risoluzione di un problema come una necessità che non offre altre alternative. Buona fortuna Giulia, anche se – come sai bene – è un mondo difficile, il futuro è con te.

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Michele Coletto, vicentino d'origine e modenese d'adozione, ha conseguito un dottorato europeo in antropologia culturale all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) a Marsiglia nel 2014. E' stato visiting teacher alla Central European University a Budapest, poi coordinatore della ONG, Asociatia Il Giocattolo, che lotta contro l'abbandono scolastico in Romania.

2 COMMENTI

  1. dal mio punto di visto romeno, questo testo autocelebratorio mi appare come ignorante, arrogante e anche un po ridicolo

  2. Sono interessato a capire il suo punto vista per capire il mio errore nel raccontare una storia originale di una ragazza che sceglie di fare volontariato in Romania; sul fatto che sia ignorante mi indichi ancora una volta i suoi motivi, perchè posso aver simplificato o omesso certi dettagli che probabilmente non conosco e lei potrà dar chiara luce del contesto sociale rumeno. Sul fatto che sia ridicolo mi permetta di segnalarLe che non tutti scelgono di partire per aiutare gli altri mossi da una forte motivazione di solidarietà; pensa che questo sentimento sia ridicolo?

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