Il giorno degli sgomberi, una brutta pagina per Modena

Il giorno degli sgomberi, una brutta pagina per Modena

Gli sgomberi di mercoledì di alcuni edifici occupati da indigenti hanno spaccato la città in due tra chi approva il ripristino della legalità e chi invece critica duramente “la mancata soluzione politica” e il conseguente massiccio impiego delle forze dell'ordine che ha bloccato per ore, dall'alba di mercoledì scorso, Sant'Eufemia, via Carteria e Via Bonacorsa.

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Il giorno dopo l’operazione di ordine pubblico che ha visto sgomberare quattro edifici di cui due occupati da indigenti, una settantina di persone in tutto, la città appare divisa tra chi approva il ripristino della legalità e chi invece critica duramente “la mancata soluzione politica” e il conseguente massiccio impiego delle forze dell’ordine che ha bloccato per ore, dall’alba di mercoledì scorso, Sant’Eufemia, via Carteria e Via Bonacorsa. I successivi scontri di piazzale Redecocca tra esponenti dei centri sociali e forze dell’ordine, hanno visto il ferimento di una quindicenne, una frattura al cranio per una manganellata, e qualche contusione per un agente.

E’ successo tutto nella piovosa mattinata di mercoledì 11 maggio, quando reparti antisommossa hanno chiuso dall’alba l’accesso ad alcune strade del centro storico per procedere a quattro sgomberi di edifici occupati da una ventina di famiglie. Una settantina in tutto di persone coinvolte fra le quali decine di minorenni senza protezione sociale, espulsi dai palazzi di proprietà demaniale – va detto – fatiscenti e in disuso da oltre vent’anni e senza alcuna progettualità di recupero.

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Erano una ventina le famiglie che avevano trovato riparo nei due edifici, a pochi passi dalle sedi universitarie e dalla movida cittadina. Il primo in via Bonacorsa occupato nel maggio di un anno fa, il secondo in via Sant’Eufemia occupato appena qualche settimana fa. Occupazioni rivendicate dal collettivo politico Guernica che però sottolinea anche gli interventi sociali che hanno fatto da cornice all’occupazione stessa: l’organizzazione nel quartiere laboratori per l’infanzia, un doposcuola e una cucina popolare, un cineforum per fare cultura, il mercatino biologico. Esperienze che, confessa un membro della giunta comunale che intende rimanere anonimo, venivano guardate con curiosità e anche una certa ammirazione.

Perché, come ha sintetizzato su Facebook un vecchio esponente del PD modenese come Fausto Cigni, il tema generale, molto serio, resta quello della “rappresentanza del disagio”. Tema che, scrive sempre Cigni, “interroga tutta la società civile modenese: chi fa da contatto con i più deboli incanalando bisogni e proteste verso un possibile risultato positivo di cui possono beneficiare?”. Già, chi fa da “contatto”?

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Lo sgombero ha coinvolto quattro stabili. Oltre alle occupazioni a scopo abitativo le forze dell’ordine, con il placet dell’amministrazione comunale, della prefettura e della procura della repubblica di Modena, hanno sgomberato anche due spazi di aggregazione gestiti dal collettivo Guernica: la palestra con il murales di Zero Calcare all’ingresso e l’ex deposito carcerario dove trovava sede lo sportello La Rage, emanazione del Guernica, specificatamente pensato per rispondere alle emergenze abitative in città e provincia. L’ex deposito è anche sede del doposcuola popolare per i figli del quartiere multietnico, del cineforum, del mercatino biologico: tutti progetti che – secondo il Guernica – stavano creando un tessuto sociale attivo e dinamico intorno alla lotta per la casa.

In seguito alle polemiche suscitate dagli interventi, il Sindaco Gian Carlo Muzzarelli è intervenuto con due lunghi comunicati postati su Facebook. Nel primo, oltre a precisare che la decisione degli sgomberi è stata di pertinenza della Procura della repubblica, a ringraziare le forze dell’ordine, esprimere solidarietà al poliziotto rimasto contuso e gli auguri di pronta guarigione alla quindicenne ora in ospedale, ha subito precisato che l’Amministrazione “sta lavorando per la piena presa in carico delle persone sgomberate da parte dei servizi. Per tutti sono previste sistemazioni temporanee in questa fase per poi avviare, o proseguire, percorsi personalizzati, con una particolare attenzione per le famiglie con minori”. I dettagli sono stati descritti in un lungo comunicato a firma dell’assessora al Welfare Giuliana Urbelli: “Per tutti sono state individuate soluzioni transitorie immediatamente attivate per cui nessuno rischia di dormire in strada”.

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Oltre a fornire questo tipo di precisazioni, il Sindaco ha duramente attaccato in un secondo comunicato i collettivi politici: “Chi in queste ore sta cavalcando l’episodio per attribuire all’amministrazione comunale la responsabilità dei disordini o addirittura propositi autoritari e insensibilità sociale compie non solo un atto di deliberata disinformazione, ma rischia di assolvere i veri responsabili degli incidenti e di trasformarli immeritatamente in paladini dei diritti dei poveri o di alimentare pericolose illusioni presso aree di povertà e di esclusione sociale, delle quali la politica e le istituzioni devono certamente farsi carico con maggiore sollecitudine ed efficacia, ma che non possono trovare risposte dignitose e durature con le scorciatoie, la violenza e l’illegalità”. “I metodi pseudo rivoluzionari e la demagogia – ha rincarato Muzzarelli – servono solo agli agitatori e portano in un vicolo cieco le persone e i loro reali bisogni”. Accuse che i collettivi rispediscono al mittente.

“E’ totalmente ridicolo – ribatte Luca Negrogno del collettivo Guernica – che il Comune si attribuisca il merito di offrire soluzioni abitative per gli occupanti sgombrati ma in realtà il suo obiettivo è di distruggere la comunità solidale che stavamo costruendo. Il reddito indiretto che le famiglie sono riuscite a ricostruirsi se lo sono ricostruito, oltre che con l’occupazione, con l’autogestione, l’autofinanziamento, con il doposcuola popolare, con la cucina popolare con tutto quello che facevano con gli altri, con il comitato di solidarietà che accompagnavano i bambini a scuola, e con gli altri soggetti che aiutavano le famiglie a svolgere i compiti quotidiani. Ecco tutto questa rete è stata distrutta ed è ciò che bisognerebbe sottolineare oggi: non hanno trovato soluzioni hanno, al contrario, distrutto quanti di buono eravamo riusciti a costruire senza l’aiuto di nessuno e in piena autonomia”. Dunque, secondo Negrogno, giovane studioso di sociologia, dietro alla agli sgomberi e alla militarizzazione del centro storico, ci sarebbe quindi un disegno preciso messo in pratica scientemente dalle istituzioni per lacerare e colpire a morte un tessuto sociale “dissidente”.

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La giornata è subito cominciata male per le famiglie occupanti. Lo sgombero, benché non totalmente inaspettato, ha colto un po’ di sorpresa il collettivo Guernica e le famiglie poiché “già da alcune settimane erano state avviate trattative per normalizzare la situazione degli occupanti, dei colloqui erano ancora in corso”, riferisce Andrea Pederzini del Guernica. La proposta del collettivo e delle famiglie verteva sull’ottenimento di un affitto agevolato, in cambio gli occupanti si sarebbero presi carico della sistemazione dello stabile. “Una proposta di housing sociale che il Comune ha rifiutato”, sottolinea Andrea.

L’episodio si è guadagnato l’attenzione della stampa nazionale, su Rai News 24 hanno mandato in onda un servizio mentre tutti i giornali locali si sono occupati della vicenda. ”Per l’amministrazione comunale si è trattato semplicemente di una performance di scalmanati che vogliono manipolare i poveri per cercare lo scontro con la polizia”, spiega Luca.

Luca e Andrea erano presenti sin dalle prime fasi dello sgombero e testimoniano di un clima eccezionalmente teso in centro storico sin dall’alba. “Ci hanno chiamato gli occupanti alle prime luci del giorno, siamo arrivati immediatamente per fare cordone . Alle 06,40 la tensione era già alle stelle. C’erano circa 300 persone fra forze dell’ordine e pompieri e muratori (ndr: che hanno murato le finestre e le porte delle case occupate dopo lo sgombero). Luca è stato trascinato di forza fuori dal perimetro militarizzato, davanti a Sant’Eufemia, gli hanno sequestrato momentaneamente il cellulare per evitare che facesse foto e che chiamasse altre persone in solidarietà”, racconta Andrea.

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Dalle 6 del mattino è stata chiusa la via Emilia, deviato il corso degli autobus, imposta la chiusura dell’università, sollecitato la chiusura dei negozi ai commercianti, vietato a chiunque di passare dentro al perimetro che ricopre tutto il quartiere: “Si è trattato di un’operazione preparata e di grande portata ma allo stesso tempo era palese il nervosismo delle forze dell’ordine, la volontà di nascondere il loro operato, di sbrigare la faccenda prestamente, di non far vedere, cosa succedesse all’interno delle abitazioni sgombrate”, ricorda freddamente Luca. Anche se non si segnalano incidenti nella fase di sgombero, possiamo confermare che nemmeno ai giornalisti era possibile assistere alle operazioni. Una mancata trasparenza che non possiamo che condannare.

La tensione si è poi spostata a piazza Redecocca dove hanno sede alcuni uffici comunali e dove erano state portate con le camionette della polizia alcune famiglie sgombrate. Al tentativo di partecipare alle discussioni fra occupanti e amministrazione da parte di una piccola rappresentanza del collettivo è partita una carica “ingiustificata, perché non era in corso un momento di protesta ma cercavamo solo di partecipare pacificamente alle trattative”, afferma Luca. Trattative che alla fine si sono risolte con diverse soluzioni, tra le quali anche la risistemazione delle famiglie in alberghi della città per la durata di almeno due settimane.

Intanto, il Guernica ha intenzione di tornare in in prima linea sabato pomeriggio alle 16 in piazza Matteotti con le famiglie sgomberate, alla ricerca di una nuova modalità di comunicazione con la città e i media locali “troppo spesso allineati acriticamente alle posizioni delle autorità”, dice Andrea Pederzini.

L’auspicio è che ora la palla venga saldamente presa in mano dalla politica che prospetti soluzioni concrete e si assuma la “rappresentanza del disagio” al di là delle contrapposizioni di questi giorni caldi.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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