I rifiuti speciali sono una montagna. Ma da noi si ricicla

I rifiuti speciali sono una montagna. Ma da noi si ricicla

Se si parla di rifiuti, al massimo ci vengono in mente quelli prodotti in casa, magari per lamentarci del costo per la loro raccolta. In pochi però sanno che in Italia i rifiuti urbani che produciamo sono circa 30 milioni di tonnellate, meno di un quarto dei 130 cosiddetti "speciali" - scarti di industrie e aziende classificati in “non pericolosi” e “pericolosi” - riguardo ai quali, è stato presentato ieri il rapporto 2016 dell' Ispra. Per questo tipo di rifiuti, l'Italia è tra i paesi più "ricicloni" d'Europa, e anche in Emilia Romagna, siamo messi bene.

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Come semplici cittadini, non ci occupiamo mai della questione, come spesso accade per le cose che non ci riguardano direttamente. Anche se ci dovrebbero interessare eccome. Parlando di rifiuti speciali, ad esempio, in pochi sanno che quelli prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Nel 2014 gli “speciali” sono stati circa 130,6 milioni di tonnellate, a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con un consistente aumento nella produzione totale del 5% tra 2013 e 2014 (oltre 6,1 milioni di tonnellate).

Ma quali sono i rifiuti “speciali”? Nella categoria, rientrano tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende. Si differenziano in “non pericolosi” e “pericolosi”. I primi appartengono prevalentemente al settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti. I “pericolosi” sono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire pericolo (ad esempio, raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria).

I dati relativi a questa tipologia di scarti industriali nel nostro Paese, sono stati diffusi da Ispra – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – nel Rapporto rifiuti speciali Edizione 2016 presentato ieri a Roma. E anche se a questo punto già la parola “rifiuti pericolosi” aveva cominciato a spaventare qualcuno, c’è da dire che l’Italia si conferma tra le prime in Europa per riciclo degli speciali (oltre 75%). Un’ottima performance che, per una volta, può renderci orgogliosi, se si considera che la media dei 28 paesi della UE 28 è del 45,7%. Migliore dell’Italia è la Slovenia (80,3%) e subito dopo Belgio (oltre 73%), Germania (70% circa).

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I rifiuti speciali pericolosi sono soprattutto prodotti dal settore manifatturiero (39%), seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il 27% proviene dal settore della metallurgia, seguito della fabbricazione di prodotti chimici (18,4%), di prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%).

Il rapporto illustra anche le modalità di gestione e smaltimento (recupero energetico o di materia, discarica), l´andamento dei rifiuti contenenti amianto (in calo), dei pneumatici fuori uso (troppo riscorso all´export), dei veicoli fuori uso (stabili, ma lontani dal target di riuso).

Dei 130 milioni di tonnellate prodotte, solo 2,1 milioni vengono avviate a recupero energetico. Tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) ovvero il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; a seguire i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%). E qui entra in gioco la nostra regione, che è una delle “sette sorelle”, le regioni italiane che trasformano in energia i rifiuti speciali (insieme arrivano al 78,5%). Questa la classifica: Lombardia (23,3% del totale), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte con (10,7%), Veneto (8,0%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%), Friuli Venezia Giulia (6,5%).

Parlando di inceneritori, gli impianti di incenerimento in esercizio nel nostro Paese che nel 2014 hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani. La gran parte degli inceneritori è localizzata al Nord (51), al Centro sono presenti 11 impianti, al Sud 23. L’incenerimento dei rifiuti speciali interessa complessivamente, considerando anche quelli trattati in impianti per rifiuti urbani, circa 1,4 milioni di tonnellate. Nel 2014 si registra un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate da attribuirsi prevalentemente a due tipologie di rifiuti (quelli prodotti dal trattamento dei rifiuti stessi e i rifiuti combustibili). Coerentemente con il numero degli impianti presenti nelle regioni, i dati mostrano che nel 2014 in Emilia Romagna sono inceneriti il 17,1% dei rifiuti speciali totali e il 18,1% di quelli pericolosi.

Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica, complessivamente diminuisce il numero di discariche, ma cresce la quantità smaltita a livello nazionale: 11,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un aumento di 460 mila tonnellate rispetto al 2013, pari a +4,2%. La crescita è maggiore a Nord (+6,1%) e al Centro (+4,8%), mentre scendono al Sud (- 1,1%). L’88,9% dei rifiuti totali sono non pericolosi (10,1 milioni di tonnellate) e il restante 11,1% sono rifiuti pericolosi (1,3 milioni di tonnellate). Tra le regioni che più hanno aumentato l’utilizzo della discarica non c’è l’Emilia Romagna. i maggiori aumenti si segnalano per la Basilicata con +40,3% (+17 mila tonnellate), il Lazio con +34,2% (+185 mila tonnellate), la Liguria con +27,6% (+90 mila tonnellate. Quelle che hanno diminuito maggiormente sono il Molise (- 56,4%, – 10 mila tonnellate), l’Umbria (- 27,3%, – 162 mila tonnellate), il Trentino Alto Adige (- 19,3%, – 21 mila tonnellate).

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