I primi dieci anni del Museo della Figurina

I primi dieci anni del Museo della Figurina

Il Museo della Figurina di Modena ha compiuto dieci anni: all'attivo, 140.000 visitatori e 29 mostre realizzate. La curatrice responsabile Paola Basile ci ha parlato del bilancio di questa prima decade di attività, delle collaborazioni avviate, delle mostre che hanno riscosso più successo, dei visitatori e della prossima novità: la trasformazione del museo da istituto pubblico a fondazione.

0
CONDIVIDI

Lo scorso 15 dicembre il Museo della Figurina ha spento le candeline festeggiando i primi dieci anni di attività. Aperto grazie ai materiali donati nel 1992 da Giuseppe Panini, oggi conta 500.000 pezzi, 29 mostre temporanee realizzate dall’apertura – quasi tutte con pubblicazione – e un totale di 140.000 visitatori di cui 12.000 studenti, per una media di 15.000 ingressi l’anno.

La mostra organizzata per il decennale, “I migliori album della nostra vita: storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport” è aperta già da settembre presso il Mata e visitabile fino al 27 febbraio 2017. Curata da Leo Turrini, è dedicata al tema che più di tutti incarna la figurina nell’immaginario popolare. Eppure, proprio grazie alle attività del museo, abbiamo scoperto che la figurina portata da Panini in tutte le case ha radici molto lontane. Oltre alle figurine propriamente dette, infatti, il museo espone materiali affini per tecnica e funzione, risalenti anche ai secoli scorsi, come calendarietti, bolli chiudilettera, cigarette cards, pubblicità in miniatura di tempi lontani. In pratica, un compendio unico nel suo genere di storia della piccola immagine a colori.

figurina05

 

All’indomani dei festeggiamenti, abbiamo parlato con Paola Basile, curatrice responsabile del Museo della Figurina, di questi primi dieci anni di attività e del futuro del museo, proprio adesso al centro di un progetto di cambiamento piuttosto consistente.

Dieci anni di Museo della Figurina: qual è il bilancio che vi sentite di fare?
Penso che il bilancio sia positivo. Va tenuto in conto un aspetto molto rilevante: il Museo della Figurina è l’unico museo pubblico totalmente dedicato a questo tipo di materiali. Quindi non si è trattato semplicemente di aprire un museo e farlo funzionare, ma di aprire un museo su tipologie di materiali totalmente nuovi nell’ambito della museologia pubblica. Esistono collezioni analoghe, ma non sono esposte: una grossa collezione di “cigarette cards” al British Museum, una piccola sezione al Metropolitan Museum, alcuni fondi a Parigi. Il nostro compito è stato soprattutto quello di fare uscire questi materiali dall’ambito prettamente collezionistico, agendo su un doppio binario. Da una parte, cercare contatto con i centri universitari facendo loro conoscere e valorizzare le nostre collezioni. Dall’altra, tramite mostre su diversi soggetti per coinvolgere più pubblico possibile. Non abbiamo mai voluto fare mostre che parlassero delle figurine in sé, ma parlare di altri temi attraverso le figurine.

figurina02Oggi avete modo di sapere chi sono i visitatori più interessati al museo?
Abbiamo diverse fasce d’età. Dipende molto dalla tipologia di mostra, spesso le persone vengono attratte dal tema che noi affrontiamo, quindi non sempre il pubblico è omogeneo. Ad esempio la mostra sulla fantascienza ha attirato anche molti giovani. Negli ultimi anni riproponiamo la mostra sugli anni ’80 e ’90, ogni volta con dei focus differenti, e continua ad attrarre. Anche quella attira tanti giovani, e devo dire anche persone di diverse generazioni: vengono i più piccoli, gli adolescenti, quelli che adesso hanno 30 anni, i nonni che guardavano i cartoni animati coi loro nipoti… ha attirato abbastanza la tipologia “famiglia”. Queste due mostre, assieme a “L’amore è una cosa meravigliosa”, sono quelle che hanno avuto più successo.

figurina04A livello universitario, invece, con chi avete collaborato?
Abbiamo collaborato diverse volte con Roberto Farné, di Scienze dell’Educazione, che ha curato per noi una mostra all’inizio in occasione del Festival della Filosofia sul Sapere. In occasione di Expo abbiamo collaborato con Alberto Capatti, ex Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche. Con la mostra “Figurine di gusto ha estremamente valorizzato i nostri materiali dal punto di vista della storia dei prodotti alimentari industriali che venivano pubblicizzati attraverso le figurine.

Cosa riserva il futuro per il Museo della Figurina?
Al momento è in corso un progetto per la trasformazione del museo in fondazione. Sarà costituito questo Polo dell’Immagine insieme a Galleria Civica e Fondazione Fotografia, e dovrà essere trasferito al Sant’Agostino. Sono in corso adesso le selezioni per il nuovo direttore, che sarà direttore della fondazione. Quello che possiamo dire è che il progetto va nella direzione di un ampliamento, un allargamento, nella nuova sede. Quali saranno gli orientamenti, dipenderà dal direttore. Speriamo che andranno nella direzione della valorizzazione e dell’integrazione con le nuove tecnologie.

CONDIVIDI
Nata a Modena, si è laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Pisa. Lavora come autrice e copywriter collaborando con agenzie di comunicazione, enti culturali e giornali.

NESSUN COMMENTO

Rispondi