I 70 anni della Città dei ragazzi

Mutina, detta Modena, compie 2200 anni nel 2017. Storia ragguardevole e importante per una città che sta vivendo ininterrottamente dalla sua fondazione.
Ma anche celebrare un 70esimo di una città potrebbe avere un significato di grande rilevanza. Provate, allora, a girare tra le strade di Mutina e dire che lo scorso 8 dicembre si sono festeggiati i 70 anni della Città dei Ragazzi. Probabilmente incapperete in uno splendido e tipico “Porca vacca! Già 70anni??!!”. Perché l’anniversario celebrato lo scorso 8 dicembre si riferisce alla “Città” sorta nel 1946, nel perimetro tra via Tamburini e via Sassi, a quel tempo quasi fuori Modena, in aperta campagna.
Il suo fondatore, don Mario Rocchi era un sacerdote di 34 anni, da sempre molto occupato nella pastorale dei giovani e incaricato dall’allora vescovo di Modena Cesare Boccoleri di dirigere questo nuovo oratorio di città.

cr15Insieme a don Ferdinado Orsini e don Sergio Ronchetti, subito la storia della Città dei Ragazzi scrive pagine di grande intensità nell’educazione dei giovani: campi sportivi, piscina, scuola professionale, attività di animazione spirituale e aggregative sono il canovaccio di tutte le esperienze proposte a generazioni di ragazzi che trovano nella loro CdR (detta anche Cidi) spazi e persone per la loro crescita.
Don Mario viene da una già intensa esperienza nel periodo della guerra, sia come cappellano di Saliceta san Giuliano, sia come sacerdote impegnato nel dare rifugio a tutti coloro perseguitati dai soldati tedeschi. E’ coetaneo e amico di don Elio Monari, che fu arrestato e fucilato nel luglio del 1944, dopo essere stato anche torturato, per aver dato aiuto a soldati inglesi e bambini ebrei.
Sul terreno di via Tamburini sorse subito il primo fabbricato, pronto nel 1949 con otto sale, cappella, mensa, cucina e servizi vari, grazie al sostegno economico del benefattore Giuseppe Vismara.

cr12Le attività crebbero in fretta e nel 1951 iniziano i lavori del secondo fabbricato, con una raccolta fondi realizzata in Inghilterra, da parte dei soldati inglesi salvati da don Monari e dalla Resistenza modenese. La raccolta sarà completata dalla Regina Elisabetta, che metterà la differenza per arrivare al pagamento completo dell’opera. Nello stesso anno nasce la società sportiva che con le sue magliette arancioni e nere sta ancora facendo giocare ragazzi di ogni età.
Nel corso dei decenni palestra, piscina, scuola professionale e oratorio ampliano le proprie strutture e la CdR è sempre più un punto di riferimento cittadino e, intanto, si trova ad essere alle porte del centro storico e non più in campagna.

L’organizzazione della Città dei Ragazzi era votata all’educazione dei giovani, sia spirituale che umana e civica. I ragazzi sono suddivisi in gruppi per età, chiamati tribù (i loro nomi sono Nube Rossa, Fior d’Arancio, Occhio Giallo, Piuma Verde, Corno Azzurro). Ogni tribù ha un Gran Capo, Capi Anziani e Capi Capanna. Tutti sono presieduti da un Governatore, eletto dagli stessi cittadini, che apprendono le regole della democrazia e della responsabilità reciproca. Uno dei più importanti traguardi ai quali i ragazzi aspirano è il riconoscimento di R.I.G., Ragazzo In Gamba, rilasciato quando si mostra di stare alle regole proposte dalla CdR. Nei periodo estivi i ragazzi vanno nell’Appennino per i Campeggi, ma anche in Inghilterra presso le famiglie degli ex soldati. Don Mario è affiancato da collaboratori e dalle infaticabili domestiche che, di fatto, vivono alla CdR e seguono come vere e proprie mamme tutti i ragazzi.

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Negli anni l’organizzazione si evolve e cerca di stare al passo con i tempi sia nell’educazione che nello sport e nella formazione professionale. La storia della Città dei Ragazzi è ricca di storie personali e di gruppo e conta davvero migliaia di giovani che sono cresciuti nel perimetro di via Tamburini, alcuni anche con futuri nomi illustri.
Quello che resta sempre della CdR è la natura di oratorio cittadino, aperto a tutti i giovani e guidato con instancabile passione e rigore da don Mario, indiscusso leader. Don Mario ha una tempra d’acciaio e solo nel 2007, quando ha 94 anni gli viene affiancato come condirettore con Federico Pigoni, il quale sarà poi direttore a tutti gli effetti e lascia il testimone a don Stefano Violi nel 2014. Don Mario proprio in quell’anno, a 101 anni, muore nella sua Città dei Ragazzi.

cr13Oggi la Cidi è al centro di un’importante opera di ristrutturazione. Le palazzine e gli spazi in genere hanno bisogno di un’importante intervento edilizio, che è stata avviato da don Federico e che ha portato alla costruzione anche di una nuova struttura. Contemporaneamente a queste opere murarie, da anni la Diocesi sta affrontando anche una riflessione molto intensa sulle attività della CdR, per aggiornare il suo obiettivo di educazione e formazione al nuovo secolo.
Questa sfida è raccolta oggi da don Stefano: “come può la CdR rispondere in modo adeguato alla sfida dell’immigrazione e dell’inclusione tra i giovani di diversa provenienza? – si chiede il sacerdote direttore della Città dei Ragazzi – La risposta è dipinta in un’immagine che troneggia nel nuovo Centro Giovanile voluto da don Mario e don Federico. L’icona rappresenta l’arrivo dei Magi a Betlemme. Davanti alla culla di Gesù, le persone giunte da lontano tirano fuori dai loro scrigni non problemi, ma doni. Dal 2000 ad oggi, ragazzi provenienti da oltre 80 nazionalità hanno attraversato i cancelli di via Tamburini per entrare da protagonisti nel tessuto lavorativo e sociale di Modena. Negli spazi della CdR i duecento allievi della scuola, per la maggior parte stranieri, le centinaia di giovani che socializzano attraverso lo sport, la musica e il gioco danno vita quotidianamente a un laboratorio di integrazione, a una scuola di convivenza pacifica dove le fedi e le tradizioni diverse si accolgono.”

cr06La riflessione di don Violi tocca davvero tanti temi e sembra raccogliere una sfida inevitabile per la nostra società. Il lavoro che ha avviato la Città dei Ragazzi non è puro senso di sopravvivenza, ma capacità di continuare a svolgere la propria missione con coraggio e attualità. Quella che ieri era la prima campagna di Modena oggi è la prima e benestante periferia della città, la quale non potrà restare indifferente. Questo sembra averlo intuito anche don Erio, arcivescovo di Modena, che ha nominato don Stefano anche parroco della adiacente parrocchia di San Giovanni Bosco, nella quale si è insediato sabato 10 dicembre.

Dopo anni di convivenza e collaborazione, la parrocchia e la Città dei Ragazzi non potranno che camminare insieme; come ha detto don Erio, queste vicinanze a volte lavorano insieme, a volte tengono le proprie strade. Ma aver dato l’incarico a don Stefano vuol dire unire sempre di più le rispettive strade. Inoltre, don Violi ha anche mantenuto la direzione del Centro di Pastorale Giovanile Diocesano. Una bella sfida, davvero, per una Città di soli 70 anni!

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