Crash, bang, gulp, i fumetti in città

Crash, bang, gulp, i fumetti in città

Modena è notoriamente patria di grandi fumettisti - da Bonvi a Clod, da Silver a Bonfatti - ma anche di una folta schiera di appassionati, spesso di ottimo livello, che hanno dato il loro contribuito a fare della nostra città, per lungo tempo, una delle capitali del fumetto italiano. Questa è la storia di uno di loro, Graziano Giovenzana che, dal 1985 e per quindici anni circa, è stato autore ed editore di una rivista amatoriale, "Casablanca", apprezzata anche da un grandissimo come Bonvi.

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C’è stato un tempo in cui, se pensavi di avere le carte per fare il fumettista, il trampolino di lancio era a Modena. Erano gli anni Novanta, e Graziano Giovenzana gestiva il trimestrale Casablanca: “la rivista di chi ama i fumetti”. Uno di quei progetti nati tra amici, una di quelle idee amatoriali cui lo spirito emiliano sa dar vita in quattro e quattr’otto. “Non era un fumetto di genere né un fanzine, pubblicavo materiale a fumetti di ragazzi esordienti: fumetti di qualsiasi tipo, purchè fossero validi”. E per alcuni, Casablanca è stato davvero un trampolino di lancio.

Graziano Giovenzana
Graziano Giovenzana

Oggi Graziano fa l’edicolante, e continua a coltivare la sua passione per il disegno. Era il 1985 quando un paio di amici, che poi lasciarono il progetto, gli proposero di pubblicare le sue tavole. Casablanca non esisteva ancora: o meglio, veniva distribuito in fotocopia. “Mi sono buttato: – racconta – ero un completo autodidatta e disegnavo parodie di Tarzan”. Nonostante Casablanca non abbia mai vincolato i potenziali autori con numeri a tema, il comico è stato il filo rosso di un’esperienza ben inserita in quegli anni Ottanta e Novanta che, sulla pagina scritta e disegnata, non gradivano roba politicamente impegnata in stile Settanta. “Non ho mai ricevuto proposte di questo tipo, né mi sarebbero piaciute: – commenta Giovenzana – non era in linea con quello che avevo in mente per la mia rivista”. O meglio, per quella che Graziano, alla fine degli anni Ottanta, trasformò in una rivista vera e propria. Come al solito, questione di mezzi. Almeno stavolta, non economici: Giovenzana non è mai rientrato con le spese: “l’ho sempre fatto per passione, scegliendo il mio progetto al posto di un cinema serale, e ne sono stato felice”. All’epoca Graziano faceva il grafico pubblicitario e a dare il via al trimestrale fu la possibilità di utilizzare al prezzo di costo la reprocamera dello studio in cui lavorava. Termine vintage, affascinante e semplicemente sconosciuto a noi della generazione digitale, che sta a indicare un’apparecchiatura utilizzata per la produzione di copie fotografiche.

Una reprocamera
Una reprocamera

Affascinante, quasi quanto Bonvi, che con questa storia a fumetti emiliana non poteva non avere a che fare. Fu lui a regalare a Graziano la seconda reprocamera. “Un matto da legare”, sorride Giovenzana, che lo ricorda con affetto: “era una persona estremamente positiva e disponibile”. Un po’ come quello dei cantautori, anche il giro di fumettisti emiliani era, in poche parole, un giro di amici. Graziano è infatti amico d’infanzia di Claudio Onesti, in arte Clod, allievo e collaboratore di Bonvi e autore di numerosi fumetti pubblicati, per dirne un paio, sul Corriere dei Ragazzi e mostrati nel programma televisivo SuperGulp!, ideato da un altro grande modenese come Guido De Maria. Per chi la ricorda, la trasmissione dedicata al mondo dei fumetti e terminata negli anni Ottanta vantava la collaborazione di grandi nomi del fumetto italiano: oltre a Bonvi, anche Silver e Hugo Pratt. E Nick Carter, il detective a fumetti di cui Clod disegnò decine di storie, piacque tanto da diventare il vero e proprio presentatore della trasmissione. E varrebbe la pena di continuare, ma non si finirebbe più.

AcquarelloÈ tramite Clod che Giovenzana conobbe anche Claudio Nizzi, noto fumettista e autore dei testi di Tex, e Massimo Bonfatti. Bonfa, quello che la settimana scorsa gli ha disegnato un fumetto sulla porta dell’edicola, giusto perché passava di lì. Bonfa, l’allievo di Bonvi e Silver che lavorò a Cattivik e a Lupo Alberto e creò il personaggio di Leo Pulp. Un giro di amici, ecco tutto. E fu un aiutante un po’ meno noto di Bonvi, Roberto Ghiddi, a dire a Graziano che il fumettista si stava sbarazzando della sua reprocamera. Da lì in poi, Casablanca fu il trimestrale fatto in casa che durò fino agli albori del duemila. Internet diventava la piazza più affollata del mondo: quale posto migliore per mettere in mostra i propri fumetti? Fino ad allora, però, Casablanca funzionava. E non solo nel modenese. “Tra gli appassionati di fumetti le voci si spargevano: – racconta Giovenzana – ricevevo proposte da tutta Italia e, nonostante non vendessi molto, gli abbonati erano tutti fuori Modena, ne ricordo anche un paio in Puglia”. Niente fondi straordinari e tiratura nazionale, però: “stampavo circa mille copie ed era già tanto se ne vendevo trecento, ma ne è valsa la pena”.

Buon compleanno fumetto

TarzanPer Graziano è stata una bella esperienza e non c’è fallimento né nostalgia. Anzi, Casablanca è stato davvero il primo passo per chi, oggi, fa fumetti. Roberto Bottazzo è uno di questi. Collaboratore del Messaggero dei Ragazzi, vincitore del premio Albertarelli dell’ANAFI, l’Associazione Nazionale degli Amici del Fumetto e dell’Illustrazione, ora insegnante della Scuola del Fumetto di Venezia e autore di tavole esposte in diverse mostre, tra cui quella allestita per il centenario del Corriere dei Ragazzi. La sua prima storia apparve su Casablanca, come quella delle sorelle Michela e Francesca Da Sacco, anche loro fumettiste in carriera e vincitrici di un premio ANAFI. Graziano Giovenzana, con la sua passione per il fumetto e il disegno, sapeva il fatto suo: “selezionavo gli esordienti che mi sembravano più validi, ma ho sempre risposto a tutti spiegando le ragioni di un mio eventuale rifiuto”, racconta.

Casablanca trimestraleUn trimestrale durato una quindicina d’anni, abbastanza intensi per collezionare personaggi e storie firmati “Casablanca”. Oltre agli sporadici fumetti di esordienti sempre diversi, infatti, la rivista presentava qualche costante. Jan & Misia, per esempio. La storia delle sorelle Da Sacco che usciva addirittura a puntate. “Due eroine di fantascienza: – racconta Graziano – nonostante l’uscita trimestrale, a volte pubblicavo i numeri in ritardo per aspettare le loro storie”. Ma anche Caro West di Paolo Cavezzi. Un bancario di Carpi, uno qualsiasi, eppure secondo Giovenzana un genio del fumetto. “Ero io che lo spronavo a mandarmi le sue storie: secondo me aveva un talento singolare”. Caro West, una parodia del western all’italiana, aveva tavole grandi e dipinte a mezzachina con la china: “erano bellissime”, commenta Graziano. Infine, ma solo perché quindici anni son lunghi da raccontare Yuk, la striscia comica in stile Linus di un certo Diego Possamai: “lui mi piaceva perché giocava con la grafica”, racconta Giovenzana. “I riquadri delle vignette erano parte del fumetto: a volte si aprivano come porte per lasciare che il personaggio andasse nella vignetta successiva”. Una passione vera e propria, quella di Graziano: “la mia parodia di Tarzan usciva in modo molto più saltuario: non avevo molto tempo e volevo dare spazio a chi mi sembrava valido”.

Kronomicidi

Casablanca piaceva: “ Ho partecipato anche a diverse mostre: ricevo alcune proposte anche oggi, ma è un capitolo chiuso e non ho più tempo”. Graziano conserva le copie del suo trimestrale e mi mostra alcuni suoi fumetti e acquerelli: guardandoli, non si direbbe che si tratta di un autodidatta. Un dilettante fuori dal comune che nel 1980 girò anche un film in Super8, la pellicola introdotta da Kodak negli anni Sessanta: “Si chiamava Kronomicidi ed era un giallo comico di fantascienza”. Anche questa, una cosa tra amici per cui ne è valsa la pena.

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Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

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