Quella sporca prima meta

Il primo dicembre Il festival dei Popoli di Firenze, uno delle più importanti manifestazioni d’Italia sul documentario sociale, proietterà il lungometraggio di Enza Negroni, “La prima meta”, sulla squadra di Rugby Giallo Dozza di Bologna, fondata in seno al progetto educativo “Tornare in campo”. Composta da 40 detenuti della casa circondariale di Bologna, tutti i membri della squadra si sono avvicinati al gioco del rugby per la prima volta proprio in occasione dell’avvio di questo straordinario progetto.

La prima meta (First try) – Trailer

I Giallo Dozza, attualmente in C2, sono iscritti alla Federazione Italiana di Rugby, e proprio nel 2014 hanno partecipato al loro primo campionato. Il film di Negroni non testimonia solo le loro prodezze sportive, ma mette soprattutto in evidenza come lo sport in generale, e quello di squadra in particolare, costituisca uno strumento potente per dare sostanza a valori indispensabili per la convivenza civile – dentro o fuori da un carcere – come il rispetto dell’altro, la capacità di condividere obiettivi comuni, di instaurare dinamiche di gruppo positive, di saper affrontare con serenità sia le sconfitte che le vittorie.

Fonte immagine: "La prima meta", sito ufficiale.
Fonte immagine: “La prima meta”, sito ufficiale.

“Sì, il Rugby può…!! Può risvegliare sentimenti e unire le persone rendendole migliori!”. Così scrivono i Giallo Dozza sulla loro pagina Facebook, rimarcando lo spirito che ha guidato l’intero progetto dalla sua nascita. “Tornare in campo” è nato proprio con l’intento di favorire il riscatto sia morale che sociale dei carcerati, che nella dimensione del gioco hanno la possibilità di recuperare un’identità personale al di là delle motivazioni che li hanno portati alla punizione del carcere, con la “colpevolezza” come unico tratto comune e distintivo di persone altrimenti diversissime tra loro. Non a caso la squadra è costituita da giocatori provenienti da paesi diversi – una vera multinazionale – per cui giocare insieme diventa anche un’occasione per conoscersi e confrontarsi nelle proprie differenze. E non solo sul campo: la squadra cena insieme ogni sabato sera dopo la partita, a volte per festeggiare una vittoria o superare l’amarezza di una sconfitta.

Quest’anno il torneo è iniziato i primi di ottobre e attualmente, dopo sei giornate, il team bolognese occupa il terz’ultimo posto. Ma gli insuccessi non demoralizzano i Giallo Dozza, che sono mossi da vera passione, come non mancano di ricordare in un altro dei loro post, all’indomani di una partita persa a tavolino con il Romagna RFC: “Per i giocatori del Rugby Giallo Dozza è molto più importante giocare, anche se sconfitti, per fare esperienza ma soprattutto per vivere e respirare aria di rugby.”.

Fonte immagine: "La prima meta", sito ufficiale.
Fonte immagine: “La prima meta”, sito ufficiale.

Non è una novità quella di voler seguire i carcerati nei progetti rieducativi proposti dalle associazioni o dalle direzioni illuminate di qualche istituto di pena. Già i fratelli Taviani, nel 2012 hanno realizzato un docu-film – “Cesare deve morire” sulla messa in scena di Giulio Cesare di Shakespeare recitata dai detenuti del carcere di Rebibbia. Il film, pluripremiato, ha deciso di raccontare l’umanità usando il pretesto del teatro, per vivere insieme ai carcerati il percorso di crescita che proprio grazie a un capolavoro come quello di Shakespeare sono riusciti a fare, riconoscendo se stessi nelle storie dei personaggi dotati di una profonda quanto complessa umanità tratteggiati dal grande drammaturgo inglese. Anche a Modena per altro, lo scorso aprile è andato in scena all’interno della locale casa circondariale “Antigone. Variazioni sul mito” che ha visto salire sul palco detenuti e attori della compagnia del Teatro dei venti per interpretare il classico di Sofocle che affronta il contrasto tra la legge e la “pietas” umana, tra l’autorità maschile e la sensibilità femminile.

Non il teatro, ma lo sport diventa nel caso del film di Enza Negroni, un modo di raccontare l’attitudine naturale di ogni essere umano a trascendere gli istinti più bassi presenti in ognuno di noi quando c’è di mezzo qualcosa – che si tratti dell’arte o del gioco – che ne valorizzi le virtù, oltre le imperfezioni e debolezze. Friedrich Schiller, grande filosofo e poeta tedesco, proprio nel gioco vede l’opportunità dell’uomo di avvicinarsi alla bellezza. “L’uomo è completamente uomo soltanto quando gioca.”

Fonte immagine: "La prima meta", sito ufficiale.
Fonte immagine: “La prima meta”, sito ufficiale.

Così i Giallo Dozza di Bologna diventano un esempio virtuoso da emulare. Ma siamo ancora lontanissimi dal raggiungere in Italia una dimensione realmente civile anche per un’esperienza drammatica come quella carceraria che, come riporta l’articolo 27 della nostra Costituzione, deve essere volta non solo alla punizione ma anche al recupero sociale dell’individuo. Nonostante qualche miglioramento negli ultimi anni, segnalato in “Galere d’Italia, XII Rapporto sulle condizioni di detenzione“ realizzato dall’Associazione Antigone impegnata “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, le prigioni affollate, l’alto numero di suicidi, la difficile convivenza tra persone provenienti da varie parti del mondo, restano gravissimi i problemi che attendono ancora una risoluzione degna di questo nome.

Se quindi la realtà del carcere bolognese con i Giallo Dozza sembra dare un segnale positivo, non è abbastanza equiparato alla complessa situazione delle carceri in tutta Italia, troppe volte gestita male. Come dimostrano i Giallo Dozza, insieme al loro coach Massimiliano Zancuoghi, il modo di di realizzare questi progetti esiste. Si tratta solo di iniziare a farlo.

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