Fermi tutti, iniziano gli Europei di calcio

Nei baretti di via Giardini, nelle sale di scommesse di via Fratelli Rosselli e via Morane, nei chalet e nei chioschetti della prima cintura del centro storico, nei bar di prossimità del quartiere Sacca e nel rione di viale Gramsci, fra i musulmani osservanti del Ramadan e gli slavi con i calzoni sporchi di calce e vernice, con le mani gonfie rotte dal lavoro. L’Emilia-Romagna è la regione più multietnica d’Italia, almeno come percentuale di presenze (il 12 per cento) rispetto all’intera popolazione residente. Nella sola Modena gli stranieri sono il 13 per cento del totale. Più di 4mila residenti a Modena sono provenenti dall’Est Europa. Sono russi, ucraini, croati, albanesi e rumeni. D’estate i migranti dell’Est Europa frequentano i bar, i chioschi dei viali, sono cordiali e gran bevitori di bottiglie Moretti formato famiglia 66 cl.

Venerdì inizia il campionato europeo e si parte con Francia-Romania e Costantin, giovane muratore di Timisoara, da 10 anni a Modena dice: “I Francesi non hanno mai visto un rumeno in vita loro, ci scambiano per vampiri o zingari, dei rom, nel migliore dei casi pensano che siamo tutti elettricisti polacchi”. E’ vero che i francesi hanno più confidenza con l’imigrazione nordafricana. Ma in questo Europeo sono presenti diverse squadre dell’Est. Nei viali scolano fiumi di birra, la ciurma si mette a pisciare fra gli alberi, canta e aspetta il momento in cui la partita della loro squadra verrà trasmessa sugli schermi al plasma dei locali. Gli europei dell’est hanno voglia di riscossa, anche effimera.

Il calcio appassiona, travolge, emoziona, trascina e mobilita vaste moltitudini come le religioni e le guerre di cui è comoda metafora moderna, non a caso il gergo calcistico è un surrogato del lessico militare. “Noi siamo in Ramadan, nessuna distrazione ci è concessa, ma il nostro cuore è con il Belgio e la Francia, la Turchia e l’Albania”, dicono dalle parti della moschea di via delle Suore, la più antica, popolare e multietnica delle sale di preghiera in città. I padroni di casa e il Belgio sono paesi multinazionali. Alcuni dei loro giocatori sono considerata tra i migliori d’Europa, come il francese di origine guineiana Paul Pogba, o i belgi Romelu Lukaku, centravanti dell’Everton di origine congolese e il belga-marocchino dello United, Marouane Fellaini.

Paul Pogba con la maglia della nazionale transalpina
Paul Pogba con la maglia della nazionale transalpina

La febbre a 90 è già alle stelle, come la voglia di riscossa è tanta per i migranti. Gli albanesi, squarda allenata dall’italiano De Biasi, sono nello stesso girone della Francia e della Romania. Uniti, clanici, gli albanesi cercheranno di resistere contro lo squadrone francese. Il secondo girone è quello delle complicazioni marsigliesi, la città piu’ calda e popolare di Francia ospiterà Inghilterra-Russia. La birraccia acquosa e il chip and fish contro la vodka liscia e i cetrioli sottoaceto. A Modena, in viale Giardini, già le servono in nome della distruzione definitiva di ogni traccia di flora intestinale. Per i più nerd da notare, nello stesso girone, anche lo scontro del Commonwealth fra Galles-Inghilterra in piena Brexit.

Poi, il giorno dopo è già Germania-Polonia. Nello stesso girone c’è Ucraina-Polonia, il derby dei cavoli e delle patate, della verza e dei kalashinkov e del vivere molto giovane perché a 40 anni c’e’ la cirrosi o la tubercolosi che ti assesta il colpo di grazia. Ci sono poi le badanti e le vedove che si occupano dei nostri anziani e che si ubriacano solo alla domenica. Da notare che intanto in Ucraina c’e’ una guerra civile di bassa intensità in corso: se all’alimentari vicino alla stazione gli chiedi se è dell’est perchè vende birra russa, il proprietario si incazza e ti dice che lui è per quelli che vogliono entrare in Europa.

Dalle parti di via Munari, della grande moschea turca si prega e si è convinti che Allah presterà attenzione alle nazionali islamiche: Albania e Turchia. Sono un centinaio i turchi che abitano nel nostro territorio, sebbene siano entrati in Ramadan seguiranno con avidità le partite. Per i turchi partecipare a una competizione euriopea è sempre un’occasione per ricordare al mondo intero che sono musulmani e che da 40 anni chiedono di entrare nell’UE. Dai portici di via Canalchiaro Ozan, un amico turco modenese mi dice che ormai non gliene importa niente di far parte dell l’Unione europea. Ma che proveranno a battere la Croazia “con Vienna nel cuore”.

Angelo Ogbonna
Angelo Ogbonna

A quel punto Modena si riempie per il girone dell’Italia. Una squadra che non esprime proprio il calcio del futuro, ma la depressione di oggi nel paese. Persino l’allenatore ha confessato che in questa squadra, il talento è quello che è. Non abbiamo neanche più Balotelli per dimostrare quanto fossimo il paese del futuro. E’ vero, c’è Angelo Ogbonna, che però oltre ad essere una riserva della titolarissima difesa targata Juventus, non ha mai avuto nemmeno un centesimo della copertura mediatica che, nel bene e nel male, a lungo ha proiettato l’ex Supermario nell’Olimpo degli dei pallone. E dei simboli. Ora sono tornati gli oriundi, ci sono i brasiliani Eder e Thiago Motta. Nel mondiale 2006 c’era Camoranesi a tingere di tricolore le maglie della propria nazionalità argentina in cambio della gloria sportiva eterna. Speriamo che a Eder riesca la stessa scommessa. Personalmente, temo che non sarà “l’Europeo di Eder”.

C’è anche la Svezia, da non sottovalutare. Gli svedesi, con la loro freddezza nordica, anche se non sono considerati tra le squadre favorite possono congelare una partita. C’e’ poi quel diavolo di Ibrahimovic che di svedese ha, forse, giusto la pettinatura perchè figlio di croato-bosniaci. I centinaia di bosniaci dei viali di Modena tiferanno per lui. Eliminata la Bosnia dei romanisti Pjanic e Dzeko nello sparaggio di qualificazione contro l’Irlanda, non avranno alternative a Ibra. Tutti comunque compatti tiferanno contro l’Italia, esasperati come noi ma, se possibile, con ancora meno speranze per il loro futuro qui. “Sfotteranno la nazionale, godendo in caso di una nostra sconfitta”, ci dice un barista macedone, nervoso, delle parti della stazione.

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