Essere donna oltre il labirinto degli stereotipi

Essere donna oltre il labirinto degli stereotipi

Femmine Difformi Project (FDP) è un progetto di arte relazionale e sociale, ideato nel 2011 da Silva Masini, condiviso e sviluppato grazie al contributo di più di 200 donne di diverse città italiane. L’intento del progetto è quello di confrontarsi sui condizionamenti sociali e familiari per favorire un’apertura a donne e uomini interessati a creare una rete per una costruzione di relazioni migliori. Appuntamento sabato e domenica 15 e 16 ottobre, dalle 16 alle 19.30, presso l’ex cinema Principe di Modena, con “Labirinti femminili,”.

0
CONDIVIDI

Difficile scrivere di un evento che non si è mai visto prima; difficile, ma spesso non impossibile, perché si tratta di raccogliere la trama, ascoltarne in anteprima la musica, cercare le parole che si adattano per le diverse forme artistiche ed espressive e, poi, si imbastisce un pezzo che preannuncia l’appuntamento, dà parola a qualche protagonista, invita la partecipazione. Invece, scrivere all’ex cinema Principe ci sarà LABIRINTI FEMMINILI costringe ad uscire da ogni luogo comune e porta chi scrive e chi legge ad uno sforzo di immaginazione, che dovrà lasciare spazio alla verifica sul campo: cioè partecipare.

Allora, la notizia è: sabato e domenica 15 e 16 ottobre, dalle 16 alle 19.30, presso l’ex cinema Principe di Modena, organizzata dall’associazione Via Piave & Dintorni si svolgerà “Labirinti femminili, un’OperAzione di “espressione del vissuto autentico del qui ed ora”.
Silva Masini introduce per noi l’evento e racconta quanto è successo prima di questa OperAzione, di questa rappresentazione che non è teatro, né concerto, né mostra, né film, ma è un insieme di tutto questo, un percorso che coinvolge e stimola che vi partecipa.

viapiave

Le protagoniste di questo evento sono un gruppo di donne, “Femmine Difformi“, che hanno dato vita ad un progetto di arte sociale, ideato da Silva, che da 4 anni riunisce gruppi di donne in diverse città italiane, per confrontarsi sui condizionamenti sociali e familiari. “La ricerca – racconta Silva – nasce dal desiderio di difformarsi da ruoli e stereotipi che le protagoniste non sentono propri, lasciando emergere la propria forma naturale dal labirinto di sovrastrutture personali e culturali”.

L’idea è nata da Silva, che per obiettivi personali decise di svolgere una ricerca sullo stereotipo femminile, partendo dalla forma artistica della fotografia e del collage e allargandosi subito a forme espressive che potessero dar forma a idee, scoperte e pensieri. La ricerca di Silva si è subito estesa alla rete di relazioni e agli incontri con altre persone, dando vita a gruppi di donne di città diverse, tra le quali anche Modena, che si trovano e mettono in gioco il proprio vissuto e il proprio sentire, in una condivisione di gruppo senza forzature. Il vissuto personale e la narrazione di un parte della propria storia sono diventati la traccia di un lavoro che non ha un copione, ma un’espressione.

All’interno di Labirinti Femminili i passaggi principali sono la mostra fotografica e il docufilm realizzato da 14 donne di questi gruppi. “Nel 2015 abbiamo pensato di creare un documento visivo – spiega Silva – per raccogliere alcuni dei momenti speciali vissuti insieme, con l’intento che il video potesse diventare strumento di discussioni partecipate intorno ai temi trattati. Questa idea è nata dal bisogno comune di comunicare con più persone, donne e uomini e dar voce insieme a questioni personali relative al nostro esistere in questa società.
E’ nato così “Il corpo che sogna” un video difforme… un’opera in Azione! Ma soprattutto, un Labirinto in cui si passa da un’emozione all’altra cercando un filo per poter uscire alla luce di nuove esperienze”.

Le protagoniste, registe e tecniche del film non sono professioniste, così per realizzare il video scelgono di collaborare con tre operatori del collettivo di Cine sin Autor, che hanno aiutato a girare e montare le scene in modo partecipato e assembleare in una full immersion, all’isola d’Elba, “in cui oltre ad una stretta convivenza abbiamo dato vita ad un “sistema comunitario aperto”.

Allora – chiediamo a Silva – vi aspettate soprattutto una partecipazione femminile?
“Direi proprio di no. Il fatto che questa esperienza nasca da gruppi di donne viene dalla maggiore semplicità di condivisione di certi temi che c’è fra le donne. Come, del resto, gli uomini hanno i loro. In questi due anni abbiamo incontrato molti uomini e la loro curiosità si è trasformata in una partecipazione spesso più attiva di molte altre donne, in una curiosità maschile capace di emozionarsi e nell’ammirazione verso noi donne di poter e saper condividere le emozioni.”
“Non ho aspettative per chi verrà – conclude Silva – Il non previsto fa parte della nostra natura.”

CONDIVIDI
Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

NESSUN COMMENTO

Rispondi