Emilia, terra di donne forti

Emilia, terra di donne forti

E' uscito il rapporto annuale Osservasalute, la più approfondita analisi sullo stato di salute e sulla qualità dell’assistenza medica in Italia. Che nell'insieme non è messa benissimo e il leggero calo dell’aspettativa di vita ne è immediata conseguenza. Discorso a parte per l'Emilia-Romagna che, rispetto alla media nazionale, sta decisamente meglio. Soprattutto grazie alle sue donne.

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Da quel che emerge dalla dodicesima edizione del Rapporto Osservasalute per l’anno 2015, l’Italia si regge in piedi senza troppo entusiasmo. L’analisi, la più approfondita sullo stato di salute e sulla qualità dell’assistenza medica nelle diverse Regioni italiane, è stata da poco pubblicata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. Con sede all’Università Cattolica di Roma, l’Osservatorio è diretto dal professor Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, insieme al dottor Alessandro Solipaca, Segretario Scientifico dell’Osservatorio. Il Rapporto è frutto del lavoro di 180 ricercatori tra Università e varie istituzioni pubbliche di scala nazionale e regionale. Il quadro che ne emerge non è idilliaco: nonostante qualche miglioramento sul piano dello stile di vita da parte degli italiani (rivelato principalmente da un calo del numero dei fumatori e da un aumento degli sportivi), l’analisi rivela che le campagne di prevenzione e di screening e la spesa sanitaria pubblica pro capite piazzano l’Italia tra gli ultimi paesi in Europa: la spesa pubblica in termini di salute è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014.

E stando alle dichiarazioni del presidente Ricciardi, il calo dell’aspettativa di vita italiana ne è immediata conseguenza. Non si tratta di un calo preoccupante, ma comunque oggettivo: se nel 2014 l’aspettativa di vita era pari a 80,3 anni per gli uomini e 85 per le donne, nel 2015 si è passati a 80,1 per gli uomini e 84,7 per le donne. Parallelamente, però, assistiamo a un boom di ultracentenari. In Italia sono oltre diciannovemila, in continuo aumento: le diverse edizioni del Rapporto dichiarano che dal 2002 al 2015 la percentuale degli ultracentenari italiani è triplicata. In leggero aumento anche il tasso di consumo alcolico, la percentuale di obesi e persone sovrappeso, il consumo di antidepressivi e anche il tasso di suicidi.

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Non ultima la scarsa attenzione che gli italiani sembrano dedicare ai vaccini. Complice anche la demonizzazione mediatica degli stessi vaccini e una grande ignoranza sul tema? Infine, l’indagine rivela un divario tra Nord e Sud Italia in termini sia di salute e stile di vita che di spesa pubblica, a svantaggio del Sud. Gli italiani, insomma, appaiono come un popolo progressivamente vecchio, sempre più grasso, non troppo felice. A fare eccezione nella cornice di un paese che a livello politico sembra aver momentaneamente accantonato la salute, qualche picco di salutismo qua e là.

Il Rapporto è ricco e articolato, ma veniamo a qualche dato sull’Emilia Romagna. Qualche giorno fa, Boeri l’ha definita il piccolo gioiello italiano e il modello per una politica del lavoro migliore. È lo stesso anche in termini di salute?

Procediamo per capitoli: è possibile ritagliare un’immagine dettagliata della realtà emiliana, anche se per periodi di tempo abbastanza relativi, oltre che un quadro preciso del popolo modenese in termini di età per l’anno 2015.
In Emilia Romagna, tasso di fecondità e speranza di vita sono più alte rispetto alla scala nazionale, mentre è più bassa la mortalità. Le emiliane fanno più figli delle italiane in generale: nel 2015 il tasso di fecondità equivale infatti a 1,45 per le donne emiliane, contro l’1,39 su scala nazionale. dal 2002, il tasso di fecondità emiliano è aumentato del 16,4% a fronte del 9,4% italiano. Per quanto riguarda la speranza di vita, l’Emilia si conferma una terra di donne forti. Nel 2015, la speranza di vita emiliana equivale a 80,8 anni per gli uomini e 85,1 per le donne, a fronte dell’80,1 e dell’84,7 nazionali. I dati rivelano quindi che la speranza di vita emiliana è più alta rispetto a quella nazionale, peraltro in aumento nel periodo 2002-2015 ma con una tendenza alla diminuzione nell’ultimo anno, con un forte vantaggio femminile. Veniamo alla mortalità: i dati sull’Emilia Romagna illustrano la situazione nel periodo 2006-2012.

La percentuale di mortalità emiliano-romagnola, nel 2012, risulta più bassa di quella nazionale (101/10.000 per gli uomini e 64,4 per le donne contro il 105,4 e 67,5), mentre per l’intero periodo si registra una generale diminuzione,più marcata sul lato maschile. Il popolo emiliano, insomma, risulta un popolo forte. Per quanto riguarda lo stile di vita, l’Emilia è pur sempre una terra godereccia. La percentuale di fumatori emiliani è più alta di quella dei fumatori italiani in generale così come quella degli individui sovrappeso. Per contro, rispetto alla media nazionale in Emilia si fa più sport. Nel 2014, infatti, la media di fumatori adulti (o quasi: i dati prendono in esame la popolazione dai 14 anni in su) è pari al 19,8% contro il 19,5% su scala nazionale. Eppure, nel periodo 2007-2014 i fumatori sono diminuiti dell’8,8%. Per quanto riguarda i sovrappeso, nel 2014 la percentuale emiliana equivaleva al 37,4% contro il 36,2% della popolazione italiana. Il 32% degli emiliani, invece, non fa sport: ma in Italia la percentuale dei pigri è al 39,9%.

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Per quanto riguarda le coperture vaccinali, sul dato antinfluenzale, la percentuale emiliana è più alta rispetto a quella italiana: 50% contro il 48,6% nella stagione 2014/2015. Sull’ambiente invece, ma non c’era bisogno dell’Osservatorio Nazionale, l’Emilia Romagna batte tutti e di gran lunga. La percentuale dei rifiuti solidi urbani raccolti in modo differenziato dà uno stacco del 10% alla media nazionale: 55,2% contro il 45,2%. Per contro, il consumo di antidepressivi, stando al 2014, è superiore rispetto a quello nazionale. Inoltre, nel periodo 2005-2014, la percentuale di consumo è in evidente aumento (+57,2%).

Sulla spesa pubblica sanitaria, che ha piazzato l’Italia tra gli ultimi della classe europea, l’Emilia si difende ma non troppo: nel 2014 la spesa pubblica pro capite è pari a 1.855€ contro i 1.817€ nazionali. Dal 2013, inoltre, la spesa pubblica emiliana in termini di salute è in calo. Per quanto riguarda invece l’Assistenza Domiliare Integrata, soprattutto per gli anziani, la media emiliana è sempre stata più alta di quella italiana nel periodo 2006-2013, fatta eccezione per l’ultimo anno, in cui è stata equivalente (83,5%). Infine, il dato più curioso, pare che in Emilia Romagna l’Assistenza Ospedaliera per gli over 65 si muova soprattutto per fratture del collo del femore: questo tipo di infortunio ha rappresentato nel 2014 una percentuale emiliana del 73,3% contro il 54,9% italiano.

Insomma, pare che l’Emilia Romagna si difenda abbastanza bene seppur con qualche falla sul piano della salute. E i modenesi? Dal rapporto 2015 si delinea in modo chiaro un quadro dell’età. Pare infatti che i modenesi, mediamente, siano persone di mezza età, con schiacciante vantaggio femminile sul piano demografico. Su 185.148 abitanti del 2015, infatti, 88.329 sono uomini e 95.819 sono donne. La fascia di età più alta equivale ai 40-55: mediamente, rappresenta l’8% (7,6 tra i 50 e i 54) della popolazione modenese. Gli ultracentenari invece, a fronte del boom su scala nazionale, sono pochissimi: 15 maschi e 65 femmine. Ancora un fortissimo vantaggio femminile, ma la percentuale sull’intera popolazione modenese è pari allo 0%. Timida anche la percentuale di anzianissimi: tra i 90 e i 99 anni, i modenesi rappresentano tra lo 1,2 e lo 0,2% della popolazione.

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Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

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