Dov’è la mafia in Emilia-Romagna? Risponde il sito “Mafie sotto casa”.

Martedì 15 novembre è stato presentato ufficialmente a Bagnacavallo il progetto “Mafie sotto Casa“. Realizzato da una rete di singole persone e associazioni impegnate nella promozione della legalità e del contrasto alle mafie, si tratta di un sito dove vengono mappate tutte le attività di stampo mafioso in Emilia-Romagna. Il risultato è un quadro impietoso, nero su bianco, che arriva dritto al punto.

Nella mappa di “Mafie sotto casa“, infatti, i puntatori individuano il luogo e il tipo di avvenimento legato alle mafie sul territorio regionale. Si va dai roghi dolosi ai beni confiscati, dai fatti di sangue ai soggiornanti obbligati, dalle minacce fino ai comuni sciolti o commissariati. Le fonti sono nutrite: una lunga rassegna stampa, sentenze dei tribunali, studi di settore e documenti normativi. Lo scopo, “aiutare la comunità a comprendere meglio il fenomeno mafioso“, essere “uno strumento a disposizione di tutti” e contribuire alla definzione di un “contesto di insieme” utile a capire come si muovono le mafie sul territorio. E dunque, utile a contrastarle.

E a Modena, dove sono le mafie? Ad oggi “Mafie sotto casa” mette sul territorio modenese 23 puntatori. Contiamo sette espropri (due a Nonantola, gli altri a Maranello, Formigine, Castelfranco, Finale Emilia e Magreta); otto soggiornanti obbligati (due a Modena, due a Bastiglia, gli altri a Bomporto, Sorbara, Carpi e Cavezzo); due ex-soggiornanti (uno a Serramazzoni e uno a Sassuolo, quest’ultimo niente meno che Gaetano Badalamenti qui “confinato” a metà degli anni ’70 dove continuò a gestire traffici illeciti); tre fra intimidazioni e minacce (la prima a Vignola, le seconde a Modena); tre operazioni con arresti (“Point Break” e “Untouchables” a Sassuolo, e “Pressing San Cipriano” a Modena che portò all’arresto di una ventina di Casalesi tutti residenti in città e dintorni). La pronvincia di Modena sembra stretta fra i roghi dolosi che punteggiano Reggio Emilia e la pletora di aziende eliminate dalla white list che infesta Bologna. Ma è davvero così?

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Lo abbiamo chiesto a Gaetano Alessi, autore del libro “Mafie in Emilia-Romagna” e co-autore del dossier “Tra la Via Aemilia e il West“. Siciliano di origine e oggi residente a Bologna, Alessi è fra i promotori e realizzatori di “Mafie sotto casa”.

Innanzitutto, quanta consapevolezza c’è fra gli abitanti dell’Emilia-Romagna riguardo il fenomeno mafioso sul territorio?
C’è una consapevolezza molto bassa, purtroppo, e più gli anni passano più questo è inspiegabile perché sui media se ne parla. Ci sono zone dove la consapevolezza è quasi nulla, come Cesena, Forlì, Ferrara. C’è un’idea di mafia legata alle figure di Falcone e Borsellino, che fanno parte della Storia, non al fatto che oggi la mafia l’abbiamo sotto casa ed è inutile andarla a cercare da un’altra parte.

L’area di Modena come è messa in quanto a consapevolezza?
Modena è uno degli epicentri dei fatti di mafia. Dopo l’Operazione Aemilia la consapevolezza è che “la mafia c’è, ma è a Reggio”. Se ne parla, ma scaricando il peso sulla provincia di fianco. E’ una cosa che succede anche in Sicilia.

Eppure, guardando la vostra mappatura, i puntatori su Reggio Emilia sono molto più numerosi rispetto quelli su Modena…
Perché Reggio è caduta dentro l’Operazione Aemilia che ha già avuto sentenze con riti abbreviati, quindi abbiamo potuto inserire tutti i puntatori con certezza. Modena, per esempio, non ha ancora avuto la sentenza su CPL Concordia quindi bisogna essere cauti. Noi abbiamo raccolto tutta la documentazione, ma non abbiamo messo puntatori perché finché non c’è una sentenza che dica il contrario ciascuno è innocente.

Quindi, tra i fatti accertati, secondo lei quali sono le maggiori criticità a Modena?
La presenza fisica dei Casalesi, le bische, il riciclaggio dietro le sale bingo… a Modena manca la maxi operazione di polizia come è successo a Reggio. C’è però un meccanismo particolare, ossia il rapporto fra Casalesi e ‘Ndrangheta: qui non abbiamo una mafia che schiaccia l’altra, ma due mafie che si sono trovate e fanno affari insieme. E’ un fenomeno inquietante che non ha eguali nel resto della regione.

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