Dodici modi di immaginare il futuro di Modena

Dodici modi di immaginare il futuro di Modena

Domani, 10 dicembre alle ore 17, presso il Mercato Albinelli, verranno premiati i tre migliori racconti del concorso indetto dagli Editori Modenesi, "Modena domani". Storie che hanno un comune denominatore: la preoccupazione per un futuro che non lascia troppo spazio alla positività, risultato evidente di una evoluzione (in negativo) dei problemi del presente.

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È nero lo sguardo che rivolgono al Domani gli autori dei dodici racconti finalisti del primo contest letterario indetto dall’Associazione editori modenesi: “Modena, Domani“.
Agli autori, modenesi e non, è stato chiesto di immaginare storie e personaggi che abiteranno i vicoli, i portici, i monumenti, gli animi del prossimo o lontano futuro a Modena: “12 storie diverse tra loro, ma accomunate da un grande senso di appartenenza alla città e al suo territorio. Storie che hanno un comune denominatore: la preoccupazione per un futuro che non lascia troppo spazio alla positività, risultato evidente di una evoluzione dei problemi del presente. Un disagio palpabile che riguarda diversi aspetti del nostro vivere attuale: la difficoltà dei rapporti umani, l’inquinamento, l’immigrazione, la guerra, la paura”, come si legge nell’introduzione alla raccolta di Massimo Casarini, Presidente dell’AEM.

modenadomaniModena, nella maggioranza dei racconti, appare immersa in un paesaggio bellico post apocalittico, in cui il silenzio, il deserto, schiacciano le persone. È un mondo in cui i rapporti umani appaiono devastati dall’odio e dalla paura dell’altro e, alzando gli occhi, le uniche ali sono quelle dei droni che percorrono il cielo. Le ascendenze letterarie e cinematografiche, che attingono quasi sempre al bacino della fantascienza e della distopia, e i fatti di cronaca attuali, fanno convergere l’immaginario, in maniera sorprendentemente comune, verso lo scontro di civiltà tra cristiani e musulmani che si contendono i simboli della città, il Duomo e la Ghirlandina.
Come nel racconto “L’alba verde” di Andrea Righi, dalle macerie della guerra emergono le immagini di bambini col volto annerito dal fumo e dalla polvere, gli stessi bambini che, con i loro sguardi spezzati e attoniti, da Aleppo, sono serviti a cena quasi tutte le sere dai telegiornali nelle nostre case riscaldate. E, ai margini dell’indifferenza, scavano nelle nostre coscienze.

“Il portico finisce e la vista si apre su quella che una volta era la facciata del Duomo. Il bel rosone non esiste più, tutta la struttura è stata tagliata all’altezza delle trifore da cui si eleva una cupola sbrecciata di un intenso blu cobalto. I simboli della fede sono spariti, sia quelli cristiani che quelli mussulmani”. Questa la fine dei simboli modenesi, in seguito allo scontro finale, secondo Simone Covili, nel suo “Sopravvissuti“.
Una feroce milizia araba presidia le strade nel “18 aprile 2024” di Franca Pacchioni ed obbliga le donne a indossare il velo e a sopportare i suoi abusi: “All’incrocio con via Canalchiaro prese a destra andando quasi a sbattere contro una jeep della milizia. Un soldato le disse qualcosa in arabo, lei capì soltanto qualche frammento di parola e non rispose. «Puttana, eh? Dove vai? Ferma», puttana equivaleva a donna italiana.”

Ghost Recon: Future Soldier di Joshua Livingston (Licenza CC).
Ghost Recon: Future Soldier di Joshua Livingston (Licenza CC).

 

 

Nonostante gli scenari catastrofici, la storia modenese riemerge con la sua cultura di Resistenza, così, ne “La Sirena Underground” di Gabriella Giovanardi, in una città ultratecnologica travolta dalla crisi economica e dalla mancanza di prospettive (ad esempio pensionistiche per i lavoratori) e dall’ossessione del tempo (“L’evoluzione tecnologica ha permesso di fare tutto sempre più in fretta: il lavoro, l’informazione, la lettura, la comunicazione. Ma il tempo non basta mai. Sempre più lavoro per potere acquistare servizi e altri oggetti. Connessioni sempre più veloci per avvertire la frustrazione che è impossibile comunicare con tutti”), gli Ultraumani si organizzano per resistere e Modena diventa il loro quartier generale, all’ombra della Sirena del Duomo: “Guarda con occhi diversi la metope del Duomo. Sembra una donna, ma ha le tettine piccole di una ragazza che si apre alla vita. Il suo viso è consunto dai secoli e sembra vecchia. Un essere senza tempo. Ha la forza di divaricare le sue code e l’intelligenza di capire dove devono andare. Una delle code va nella direzione del passato, della memoria antica, della Storia che tu credi non esista più; sembra placida e apparentemente conforme al tempo che vive. Ma l’altra coda si dirige al futuro che si vuole imperscrutabile e caotico, mentre lei con l’apice indica dove si deve andare. Una tradizionalista assai ribelle”.

Ne “La Cittadella” di Marzia Pasquariello, il governo, succube della Germania e del parlamento europeo, fa i conti con l’invecchiamento della popolazione e, in una nuova organizzazione del welfare, installa microchip sulla nuca di volontari diciottenni per farli morire sotto controllo a 85 anni e, in cambio, fornisce pensioni e sgravi fiscali, ma deve vedersela con i ribelli e con Alì, il re della pizza napoletana a Modena, figlio di un profugo siriano, che combatte per la libertà. I giorni neri dell’economia e la conseguente immigrazione verso paesi più ricchi coinvolgono gli Stati Uniti nel mondo alla rovescia, in cui la nebbia è aspirata con l’aspiratore, di “Scambi di tempo, scambi temporali“, scritto da Rosella Quattrocchi: “Gli americani cercavano per lo più di approdare in Africa: Marocco, Tunisia, Libia, ma anche Costa d’Avorio e Senegal. Tentavano la fortuna nei Paesi più ricchi insomma, e come biasimarli. Lì potevano sperare in un buon lavoro, in un welfare strutturato e funzionante, città grandi e sicure, case a buon prezzo.”
Non troppo inverosimile, infine, lo scenario offerto dalle “Macchie indelebili” di Mario Terlizzi, in cui il disagio sociale e lavorativo attuale si trasfigura, in maniera assai coinvolgente, in una trovata che farebbe rabbrividire qualsiasi modenese: l’Osteria francescana è diventata un business in mano ai cinesi e Bottura, al loro servizio, permette alle sue prelibatezze di essere impacchettate e consegnate “con un bonifico e un volo” grazie al servizio “sweet (at) home”, mentre una sera al mese i “poveri cristi” possono pagare in “dieci late da tlentacinque eulo”.

Future di Salvatore Vastano (Licenza CC)
Future di Salvatore Vastano (Licenza CC)

I racconti finalisti, on line sul sito dell’Associazione e sulla pagina Facebook, sono stati votati da una giuria popolare e da una giuria tecnica di editori, scrittori, giornalisti e operatori culturali. Il 10 dicembre, alle ore 17 presso il Mercato Albinelli, verranno premiati i tre migliori racconti votati dalla giuria popolare attraverso i social e i tre migliori racconti indicati dalla giuria tecnica.

Visto il successo di questa prima edizione, un nuovo concorso si aprirà per le penne degli aspiranti scrittori dal 31 marzo 2017, sempre attraverso il sito www.editorimodenesi.it.

In copertina: My future di August Brill (Licenza CC).

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Penso, insegno, scrivo, vivo. Non sempre nell’ordine.

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