Quelle bambine che vanno alla guerra

Quelle bambine che vanno alla guerra

Dall'Uganda a Modena, Suor Nyirumbe, la paladina dei diritti dei più deboli, è stata in visita in città. Una suora contro i signori della guerra, una piccola donna che lotta per la liberazione delle bambine soldato in uno dei paesi più poveri e dilaniati del mondo: l'Uganda.

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2359-7-350x500Si stima che dei 250 mila bambini soldato utilizzati nelle varie guerre nel continente africano, circa il 40% siano bambine. A raccontare la loro storia, e quello che cerca di fare per salvarle, è arrivata in punta di piedi a Modena, senza clamori, suor Rosemary Nyirumbe per presentare il libro appena scritto su di lei, “Cucire la speranza”, che narra la sua vita in prima linea contro i più fragili. “Molti pensano che il fenomeno dei bambini-soldato riguardi solo i maschi invece sono migliaia le bambine costrette a arruolarsi nelle milizie del Lord’s Resistance Army”. Nel silenzioso giardino della parrocchia della chiesa della Beata Vergine Addolorata, suor Rosemary Nyirumbe parla con un sorriso pieno di serenità ma con la voce ferma e il tono determinato. Questa piccola e carismatica suora africana, vestita con il saio e i sandali ha salvato migliaia di bimbe da un destino segnato, senza futuro.

“Sin dal titolo del volume ‘Cucire la speranza’ che non rappresenta la mia storia ma quella di miriadi di ragazzine, voglio sottintendere il lavoro lungo e certosino necessario per ricostruire le personalità fatte letteralmente a pezzi di tante bambine, segnate dall’orrore della guerra e della fame, e portare all’attenzione internazionale il flagello della violenza in un paese che soltanto negli ultimi anni comincia a trovare un po’ di stabilità politica dopo decenni di guerre intestine e dittatori sanguinari”, dice suor Rosemary. Stiamo parlando dell’Uganda, ex-colonia britannica situato nel cuore dell’Africa, un paese che ha attraversato una serie interminabili di guerre e scontri civili, governata da lunatici sanguinari come Idi Amin Dada.

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Nel nord del paese opera Suor Rosemary che lotta per riabilitare e restituire dignità alle ragazzine rapite, stuprate, educate alla morte dalla guerriglia del Lord’s Resistence Army (l’Esercito di Resistenza di Dio), un gruppo che imperversa da quasi 30 anni nel nord dell’Uganda, nel Sud Sudan, nella Repubblica del Congo e nella Repubblica centro-africana. Non stiamo parlando di un gruppo islamista ma di integralismo cristiano. “Con i loro spargimenti di sangue è ridicolo e incoerente che si richiamino ai valori cristiani, ai 10 comandamenti – spiega la missionaria – non meritano neanche l’appellativo di fondamentalisti cristiani”.

Esistono guerre periferiche di cui non siamo a conoscenza, assorbiti come siamo nella spirale di violenza e di atrocità mediatica imposta dal nuovo corso jihadista targato Isis. Come la maggioranza dei musulmani è inorridita e si dissocia di netto dalle azioni brutali dell’Isis che si autoproclama incarnazione dell’Islam autentico, così anche Suor Rosemary, donna di fede, rigetta ogni idea remota di identificare i guerriglieri “cristiani” del LRA con il Cristianesimo. “Compiono raid nei villaggi del nord dove il governo non ha nessun controllo, rapiscono i bambini, li torturano, li irreggimentano, li trasformano in assassini, abusano di loro, stuprano le bambine appena adolescenti, spesso queste ultime rimangono incinta di criminali”.

La suora ugandese racconta numerosi aneddoti, ha seguito personalmente migliaia di ragazze da quando ha cominciato nel 1986 ad occuparsi di loro. Oggi a Gulu, nel nord dell’Uganda grazie alle donazioni pubbliche e private è riuscita a costruire delle strutture per le ragazze che segue: asili e scuole in particolare. Ma ha anche fondato numerosi laboratori per reinserire le ragazze nella vita lavorativa e un’infermeria per curare le loro ferite. “Molte di loro hanno conosciuto una vita fatta solo di sofferenze, di violenza e brutalità quotidiane il percorso di reinserimento è un lungo processo di cura dai traumi subiti”, dice la suora. Così una macchina per cucire le borse sostituisce la “machine gun” del guerrigliero e cucire i brandelli della propria esistenza diventa un esercizio più che simbolico.

Accanto ai traumi ci sono poi i sensi di colpa:”Molte ragazze che riusciamo a salvare dalla cattività sono rimaste incinta, stuprate dai miliziani, hanno paura di essere respinte dalle proprie famiglie di origine perché portano in grembo un figlio illegittimo”. Nella galleria degli orrori descritti dall’attivista Reggie Whitten e dalla giornalista Nancy Henderson, gli autori di “Cucire la speranza, Rosemary Nyirumbe, la donna che ridà dignità alle bambine soldato”, c’è anche l’atroce dilemma di una ragazza che durante il suo addestramento da miliziana si è trovata a dover scegliere fra la propria vita o quella della sorella, costretta ad uccidere la propria sorella per non venire uccisa. “Ripeto a queste ragazze che non hanno nessuna colpa e che la loro vita può cambiare, che c’è un presente da ricostruire e un futuro a cui guardare con fiducia”.

Suor Rosemary Nyirumbe, insignita di “eroe dell’anno” dalla Cnn nel 2007 e nominata tra le “100 persone più influenti al mondo” del 2014 dal settimanale Time, è in Italia per un ciclo di incontri. Prima di Modena ha visitato Verona, Torino e Trento, prima di tornare dalle “sue” ragazze in Uganda sarà ospite di Pordenonelegge e si recherà ad Assisi, Arezzo e Padova. Il suo non è solo un messaggio estremo di speranza e di pace ma anche un grido per non dimenticare l’Africa.

Fonte immagine di copertina: Child Soldiers By: Rachel Harris.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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