Dal balcone escono libri, ma anche idee

Dal balcone escono libri, ma anche idee

Mazzolini è la fusione di Mazzoli e Corradini, i cognomi di Gilberto ed Emilio che considerano la propria casa troppo grande per essere vissuta solo da due giovani lavoratori. Da qui l'idea di aprire le porte dell'appartamento di via Taglio, in pieno centro a Modena, per accogliere amici, professionisti, studenti... insomma idee e talenti. Dalla sala si è passati al balcone. E dal balcone hanno cominciato a calare un cesto di libri. Gratis per chi passa. A patto che il regalo sia condiviso con altri, bambini in primis!

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"Il cestino dei libri" di Massimo Bonfatti

Quando ho sentito parlare di Casa Mazzolini, pensavo si trattasse di una fondazione, o di un’associazione. Tutt’al più di un circolo culturale. D’altronde, di Casa Mazzolini esiste sia sito che pagina Facebook. Avevo sentito parlare di un Cestino di libri che sarebbe stato calato nel bel mezzo di via Taglio, dal balcone, nel pieno delle vasche del sabato. Una roba carina, una roba un po’ radical. Si può dire che avessi già inquadrato tutto: il circolo culturale di ragazzi giovani e abbastanza “in” del centro di Modena, nel pieno dello shopping isterico, cala un Cestino di libri dal balcone. La cosa finisce lì, il gesto è garbato e gentilmente provocatorio, un po’ strano ma non troppo, e basta.
e6856c9c-a341-4939-a501-f10b1a3af44aPoi ho incontrato Emilio Corradini e Gilberto Mazzoli, quelli che credevo i responsabili della comunicazione di Casa Mazzolini, i segretari, i collaboratori, quelli che si occupavano del progetto Cestino di libri. Invece Emilio Corradini e Gilberto Mazzoli sono amici da tanti anni e hanno deciso di dividersi un appartamento qualche mese fa: Mazzolini è solo la fusione dei due cognomi, e siccome entrambi hanno studiato comunicazione, hanno messo in pratica qualche principio smart per non trasformare l’appartamento in un bilocale di stanchi e monotoni giovani lavoratori. Una social house, una sitcom a tratti, un po’ come The pills ma senza esser demenziale: “abbiamo creato sito e pagina facebook di casa nostra: pubblichiamo quel che capita a noi e a chi è nostro ospite, scriviamo quello che ci va, insomma, condividiamo”, mi dicono a metà mattina, si sono appena alzati e assonnati come due studenti fuorisede bevono un caffè.

Ma perché? E con che intento, poi?
“Abbiamo una casa grande – mi dicono come se fosse ovvio – volevamo riempirla di gente, trasformarla in un luogo in cui si sta bene insieme e magari si sviluppa qualche idea che vada oltre il balcone, anche solo per strada. Ironizziamo su quel che facciamo trascorriamo del tempo con amici vecchi e nuovi, parliamo di quel che succede: insomma, facciamo quello che si fa in una casa di amici, ma creando rete, aprendo la nostra porta: nel 2016 esistono strumenti che ti permettono di aprire la porta per davvero”.
Dicono anche che, quando si sta in compagnia, un’idea che passa per il cervello e poi svanisce può prender forma perché c’è chi ti ascolta e magari ti dà anche retta. Una di queste è stata quella del Cestino di libri. La prima, forse, ad essere uscita davvero dal balcone. “Non avevamo in mente nulla di grosso: semplicemente, il 23 aprile era la Giornata Mondiale del Libro e abbiamo pensato che volevamo festeggiarla anche noi. Quella di diffondere cultura è un’espressione abusata che non ci appartiene – mi spiega Emilio –. Non siamo lettori assidui e leggiamo per piacere come la maggior parte della gente che passa per via Taglio il sabato pomeriggio. Semplicemente, abbiamo pensato di rallentare un po’ il ritmo delle vasche con un gesto inaspettato: la lettura è un atto che fa riflettere, ti costringe a soffermarti, è un’operazione lenta. Oggi la gente corre e basta, i ritmi sono frenetici, arriviamo a trent’anni, la nostra età – ridacchiano –, sposati e con dei figli senza neanche sapere perché”.

Il Cestino di libri doveva finire qui, ma i due di Casa Mazzolini hanno preso in parola il concetto di rete e hanno cominciato a tessere una tela che, senza che se lo aspettassero, li ha portati a duplicare la cosa anche il sabato successivo rendendola un’iniziativa di volontariato.
“Era da un po’ che seguivamo sui social La biblioteca del Gufo: – dice Emilio – si tratta di una biblioteca di strada a Formigine a cura di Elena Barbieri, una bella realtà sempre aperta e gratuita, in cui chi passa può prendere gratuitamente dei libri e donarne”. Emilio e Gilberto hanno chiesto ad Elena Barbieri se avesse voglia di dar loro una mano, e lei si è detta disponibile a contribuire al Cestino con tanti libri: “mi ha detto che molti donano libri ma pochi ne prendono: ne aveva un magazzino pieno”. Barbieri ha anche parlato ai due della Casa di Fausta, realtà a loro sconosciuta, cui sarebbe stato possibile donare libri nuovi.

La Casa di Fausta, prossima all’apertura in via Campi dalle parti del Policlinico, è un fiore all’occhiello modenese. Si tratta di una struttura di accoglienza per piccoli pazienti di oncoematologia pedriatica ricoverati presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico di Modena. Struttura bioedile e conforme ai moderni criteri antisismici, la Casa di Fausta è composta di 13 appartamenti, uno spazio ludico interno, un giardino, una palestra per la riabilitazione, due uffici, un magazzino, una sala computer, uno Spazio scuola per permettere ai piccoli pazienti di proseguire i loro percorsi scolastici e, appunto, una biblioteca. La Casa di Fausta esiste grazie ad Aseop, Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pedriatica Onlus, che ha raccolto i fondi per realizzarla.
La Casa di Fausta, prossima all’apertura in via Campi dalle parti del Policlinico, è un fiore all’occhiello modenese. Si tratta di una struttura di accoglienza per piccoli pazienti di oncoematologia pedriatica ricoverati presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico di Modena. Struttura bioedile e conforme ai moderni criteri antisismici, la Casa di Fausta è composta di 13 appartamenti, uno spazio ludico interno, un giardino, una palestra per la riabilitazione, due uffici, un magazzino, una sala computer, uno Spazio scuola per permettere ai piccoli pazienti di proseguire i loro percorsi scolastici e, appunto, una biblioteca. La Casa di Fausta esiste grazie ad Aseop, Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pedriatica Onlus, che ha raccolto i fondi per realizzarla.

“È una bellissima realtà – commenta Emilio – che ho visitato per l’inaugurazione dopo averla scoperta, in cui si respira una solidarietà incredibile: impossibile non rimanerne conquistati. Ci è venuto in mente di affiancare al Cestino un cesto per donare libri alla Casa di Fausta in modo che quello che avevamo pensato si allargasse e diventasse qualcosa con cui aiutare il prossimo”.
Nel frattempo, i due inquilini di Casa Mazzolini parlano dell’iniziativa a Rosita Pisacane, la direttrice del Buk Festival e loro amica. “La cosa è letteralmente esplosa”, sorridono. Come ogni buona idea che si rispetti, infatti, quella del Cestino ha conquistato la Pisacane, che ha mandato un comunicato a tutte le case editrici che hanno partecipato al Buk facendo presente la cosa. Casa Mazzolini è stata invasa dagli scatoloni: pochi giorni prima del 23, a libri imbustati pronti per essere messi nel Cestino, il salotto era ancora pieno di scatole.
“Abbiamo deciso di donare molti dei libri che ci arrivavano alla Casa di Fausta – spiega Emilio – dividendoli tra libri da donare a chi passava e libri da mandare alla struttura: alcune case editrici, invece, specificavano quali libri volevano donare alla Casa di Fausta e quali mettere nel Cestino”. A quel punto, Gilberto ed Emilio hanno dovuto riempire per davvero Casa Mazzolini: “ci siamo trovati più e più volte con i nostri amici ad imbustare i libri; le buste erano bianche, perché i libri che mettevamo nel Cestino dovevano essere una sorpresa, e all’interno o era possibile trovare sconti e pubblicità”. La cosa, insomma, è convenuta anche alle case editrici che hanno partecipato. Nel frattempo, Casa Mazzolini e amici hanno creato dei timbri con cui decorare le buste: quello della stessa Casa Mazzolini (che, naturalmente, ha anche un logo), quello della Biblioteca del Gufo, quello del Buk Festival e quello di Riccardo Pagliani, un grafico amico dei due. “Una delle cose belle di questa iniziativa – commentano Emilio e Gilberto – è stata proprio che ognuno di noi metteva a frutto le sue competenze: siamo tutti amici, e c’era chi si occupava della grafica, chi dei video, chi delle relazioni col pubblico che passava spiegando la cosa. Anche Massimo Bonfatti ci ha aiutato: ci ha fatto una vignetta con Cattivik che cala il Cestino dal balcone. Ognuno, insomma, ha messo qualcosa e ha contribuito alla realizzazione del Cestino, che uscendo dal balcone è passato di bocca in bocca e ha navigato su internet: “Ci ha addirittura chiamato l’Unicef per donare dei libri!”, quasi non ci credono.
Sul sito di Casa Mazzolini, infatti, i ragazzi hanno pubblicato un modulo apposito perché chiunque volesse donare libri potesse contattarli. Sabato 30 aprile, al secondo appuntamento, sotto il balcone di Casa Mazzolini è passato anche il sindaco Muzzarelli, che si è congratulato coi ragazzi per l’iniziativa. Qualche giorno dopo, sull’agenda del Cestino è comparso anche il prossimo appuntamento: “siamo stati invitati domenica 8 maggio alla gara 3 di pallavolo che si svolgerà al Palazzetto dello Sport tra il Modena e il Perugia”. Emilio è entusiasta e continua: “il nostro intento è quello di raccogliere libri dal pubblico per la Casa di Fausta, quindi ci porteremo il Cestino in rappresentanza, ma vogliamo principalmente raccogliere libri e soprattutto informare la cittadinanza modenese su quella bellissima realtà”.

"Il cestino dei libri"  di Massimo Bonfatti
“Il cestino dei libri”
di Massimo Bonfatti

Quella che era un’idea venuta per caso in una sera come tante, insomma, si è allargata e ha creato, davvero, una rete. A partecipare sono in tanti, ed Emilio me li elenca tutti: oltre a lui e a Gilberto, anche Beatrice Berselli, Maria Cristina Messori, Maria Golinelli, Gloria Goldoni, Alessia Pedroni, Simona Maletti, Matteo Farina, Riccardo Pagliani, Fabio Corradini, Giulia Santunione, Laura Marchetti (che vive a Bruxelles e collabora attivamente alla parte web), Federico Ferrari. Tra i partecipanti c’è anche Francesco Ricci: “lui è un po’ la nostra musa”, dice Emilio a proposito dello scrittore modenese, autore di tre romanzi, di un blog ciclistico-letterario e di un documentario realizzato per RAI Alto intitolato Riparare la terra. “Ha creduto in noi e ci ha dato ottimi consigli – continua Emilio – lo abbiamo conosciuto alla presentazione di un suo libro e siamo subito andati d’accordo”. Un altro collaboratore d’eccezione, insomma, insieme al fumettista Bonfatti.

Il riscontro è stato enorme: “abbiamo ricevuto tantissimi libri e tantissime mail – racconta Emilio –. Quella del 23 aprile è stata una giornata meravigliosa in cui abbiamo capito che, a volte, basta saper usare gli strumenti giusti per muovere qualcosa”. Gli strumenti, in fondo, sono quelli della comunicazione digitale: un po’ per motivi di studio e un po’, semplicemente, per motivi generazionali, i ragazzi del Cestino hanno messo in pratica tutto quello che sapevano senza troppa fatica. Tra chi è social di natura e chi sta facendo un corso di videomaking (come Maria Golinelli) la realtà del Cestino ha preso piede in poco tempo. “Quello che ci è piaciuto di questa iniziativa – commenta Emilio – è stato però il fatto che si sia realizzata tra amici, tra le pareti di quella casa che, senza immaginare niente di tutto questo, volevamo rendere viva e dinamica”. In qualche modo i ragazzi di Casa Mazzolini sono usciti dalle classiche logiche del lavoro: “non abbiamo contattato il grafico, il video maker, l’organizzatore di eventi o chissà chi per fare quello che volevamo: è nato tutto da noi, la nostra mailing list era una chat di gruppo su Whatsapp”. Forse è anche per questo che, alla classica domanda “quali sono i vostri futuri progetti?”, Emilio ride. “Non lo so, vedremo: sicuramente sarà qualcosa di bello, ora che abbiamo capito che dal balcone escono libri ma anche idee”.

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Nata a Genova, ma modenese da qualche anno dopo diversi pellegrinaggi. Laureata in Italianistica, è giornalista pubblicista e vive nel Regno Unito dove svolge un dottorato.

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