Da Guccini a Benji e Fede, i grandi talenti musicali modenesi

Da Guccini a Benji e Fede, i grandi talenti musicali modenesi

In passato Modena ha sfornato musicisti come Guccini e Vasco Rossi, oggi invece è il tempo di Benji e Fede e Marco Filadelfia. E' un confronto impietoso quello tra le passate generazioni e le giovani leve del nuovo millennio? No (se la si prende con la giusta dose di ironia).

0
CONDIVIDI

Modena, fucina di talenti, non si tradisce neanche nel 2016. Già un anno fa il sindaco Muzzarelli aveva dichiarato fieramente: “Modena è una città ricca di talenti e di creatività. Anche per questo siamo noti in Italia e nel mondo”. All’epoca parlava del poliedrico Francesco Sole, che dopo una brillante carriera di vlogger è ora passato alla televisione, e delle Donatella, duo modenese di giovanissime diventato celebre grazie all’Isola dei Famosi.

Nell’era delle webstar il sole del successo sorge e tramonta velocemente e oggi a vivere il loro momento di gloria, sono altri: il duo musicale Benji e Fede, al secolo Benjiamin Mascolo e Federico Rossi, campioni di YouTube con i loro video da milioni di visualizzazioni, un libro – “Vietato smettere di sognare” – in cui si raccontano edito Rizzoli, e un nuovo album, 0+ (è il titolo), con cui verranno lanciati sul mercato sudamericano, e Marco Filadelfia, vlogger, cantante e rapper e ora anche autore di un romanzo.

Filadelfia, diciannovenne modenese diplomato all’Istituto Venturi, bazzica il mondo dei social da parecchio tempo. Proprio come Francesco Sole, è proprio grazie ai social e a youtube che ha raggiunto visibilità. Ben presto ha capito però che, una volta famoso, per ottenere un successo più completo bisogna diversificare il prodotto. Parlare di scuola, di amori e di se stesso in camera, nonostante i suoi centinaia di migliaia di follower (309.425), non era sufficiente. Allora ecco arrivare i video musicali, dove si mette alla prova con canzoni neomelodiche e con un rap piuttosto sentimentale, e un debutto nel mondo letterario con il romanzo “Con il cuore tra le nuvole”. Edito da Mondadori, si sospetta che anche dietro a questo progetto ci sia lo zampino dell’ex creativo di Comix e ora editor Mondadori, il modenesissimo Beppe Cottafavi. Cottafavi è noto per avere un occhio infallibile nel sapere individuare succulenti progetti editoriali. Così ha fatto in passato con Il libro delle Barzellette di Totti, i libri di Sofia Viscardi e anche con Francesco Sole. Uno scopritore di talenti che non sbaglia un colpo, purtroppo. E che ci sia dietro Cottafavi o no, Filadelfia da solo ha comunque dato prova di avere delle buonissime cartucce in canna. Con il suo libro racconta l’amore per una ragazza, tra umori adolescenziali e social network in un misto di realtà e fantasia. Nel booktrailer, l’autore guarda in camera accompagnato dalle note di un piano un po’ piagnucolante, e racconta:

Dopo una serata al solito club dove lavoravo, a un certo punto mi girai verso di lei e mi trovai davanti alla creatura più perfetta che avessi mai visto. E russava, dio come russava! Se tutti i suoi follower avessero potuto vederla e sentirla! Risi fin quasi alle lacrime, risi così tanto che la svegliai. Mi chiese cos’avessi da ridere tanto, e le risposi semplicemente che mi ero accorto di essermi innamorato. Mi tirò un calcio. “Cazzo mi tiri un calcio!”, borbottai. Ma era vero, mi ero innamorato.

Una scoperta eccitante, quella del primo amore. E Filadelfia la descrive con delicatezza, anche se in prima battuta qualche maligno potrebbe pensare il contrario. L’amore è di certo uno degli argomenti prediletti del giovane autore, visto che l’età dell’adolescenza è fatta proprio di questo, di emozioni baluginanti, di impulsi misteriosi, di domande senza risposta. Quando il Resto del Carlino chiede al cantante cosa sia per lui l’adolescenza, risponde menzionando una maestra davvero importante, evidentemente influente per la sua opera: “Come mi disse Maria De Filippi, è un periodo fantastico. Possiamo crescere sbagliando, e rendercene conto. Entro certi limiti, ogni errore si può riparare!” E un libro probabilmente non è abbastanza per raccontarla, perché Filadelfia, come Benji e Fede, per parlare di sé, delle sue esperienza nell’età più burrascosa della vita ha puntato soprattutto sulla musica.

Ma chiunque decida di fare musica a Modena, deve sapere di avere alle spalle degli antesignani di discreto spessore. In qualche modo, non è azzardato affermare che i talenti di cui parla Muzzarelli sono i giovani eredi di cantautori che hanno fatto la storia della musica italiana, e che proprio da Modena sono partiti. Per dirne un paio, Vasco Rossi e Francesco Guccini sono di queste parti. E anche per loro, l’amore è un tema importante.

Guccini, ad esempio, in uno dei suoi brani più famosi, riflette sull’innamoramento proprio come fa Filadelfia nel passo del suo romanzo che abbiamo letto. La dichiarazione d’amore di Guccini è certo più poetica, ma forse manca di quell’immediatezza che consente a Filadelfia di arrivare con così tanta facilità al suo pubblico. Infatti Guccini si dilunga a parlare del cosmo, perdendosi in un esistenzialismo un po’ criptico, nella sua “Canzone quasi d’amore”:

“(…) Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d’orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c’è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno.

(…) Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale…

D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare… grattarsi!”

Filadelfia è dotato di una buona presenza, di un aspetto gradevole, e soprattutto di una volontà ferrea. Come i suoi coetanei Benji e Fede, ma forse in modo ancora più consapevole, più che rispondere ad un’esigenza espressiva autentica nel creare i suoi prodotti, ha capito che oggi, “vendere” se stesso è il modo più rapido e conveniente per raggiungere il successo. I prodotti su cui mette la firma sono sì indispensabili per arrivare ancora più in alto, ma è il personaggio Marco Filadelfia il centro di tutto, in un’ottica davvero manageriale e molto al passo con tempi che vedono l’inversione del rapporto tra opera e autore. Oggi i dettami del mondo dello spettacolo, almeno quello che nasce da Internet, invitano a “creare il personaggio” e “essere imprenditori di se stessi”, ovvero “diventare famosi” e solo poi, come naturale conseguenza, “vendere un libro o un disco”. Filadelfia l’ha intuito alla perfezione, e con un certo distacco racconta il suo tempo, interpreta la sua età, ben conoscendo i meccanismi che funzionano quando si tratta di trovare un ponte tra la sua storia e quelle di altre migliaia di adolescenti e dimostrando, in questo, una precocità davvero stupefacente. L’unico appunto che si potrebbe forse fare, utilizzando una metafora un po’ splatter, è che insieme a Benji e Fede, più che “incarnare” veramente il suo tempo, Filadelfia sembra scuoiarlo e poi indossarne la pelle a mo’ di vestito, tagliato su misura per il suo target, come faceva il killer de “Il silenzio degli innocenti”. Ma poco male. Meglio parlare di cosa serie. Ecco come in una delle sue hit, scritta insieme a Marco Palladino, parla di un amore “Senza limiti”.

“Vorresti amare lui e sai che c’è un perché
Sfidiamo anche la fisica, stasera vieni da me
Se vuoi menarmi lo sai che puoi sfogarti,
Se andiamo nel mio letto finirai per abbracciarmi
Ti bacio sull’orecchio poi ti prendo per un fianco,
Tu ami queste cose non tentare di negarlo
Siamo senza limiti
Come l’universo!
L’amore si trasforma in odio e questo non ha senso!
Siamo senza limiti… Come l’universo!
Scriviamo la nostra favola
Senza lieto fine
Perché l’inizio di una storia scrive anche la sua fine
E in un battibaleno sei sparita come un lampo
Io ti ho detto ti amo ma non ti ho mai detto quanto!”

Questa volta, anche i testi di Filadelfia hanno un respiro cosmico, visto che tira in ballo l’universo. Dopo una notte di emozioni estreme però, l’amata decide di abbandonarlo, ma lui conclude dichiarando che, lo stesso, il suo amore è inossidabile e, appunto, infinito. Vediamo ora come Guccini descrive il complesso legame che si instaura quando due persone iniziano una storia nel brano “Vorrei”:

“Vorrei conoscer l’odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…”

Ma non solo amore. Filadelfia nei suoi brani rappati vira su una testualità più cruda, come vuole la vera tradizione rap. Nel brano “Ricordi” racconta storie di un’infanzia cupa, di una realtà dura e piena di sofferenza. Così parla del suo vissuto:

“Ricordi il 10 giugno quando tutto è cominciato,
la mamma che sorride: il suo trofeo è nato.
Crescermi sembrava un’impresa ma ci siete riusciti,
sono il peggiore figlio di due miti.
Adesso guardami ho preso gli occhi di mio padre
ma la bocca e di mia madre non mi serve per gridare,
rette parallele sono il punto di incontro
di due persone unite ma in comune separate.
E mi perdo nei ricordi, nella scuse dei miei sbagli
di quegli attimi sfuggenti di un bambino e dei suoi mille pianti.
Penso di partire, perché è stupido restare,
la vita tra le mura è ormai una tortura.”

D’accordo non è esattamente roba da Afrika Bambaataa, il famosissimo rapper che nei suoi pezzi racconta di un’infanzia tra le gang del Bronx, ma il brano funziona. Anche Guccini riflette, come sempre malinconico, sugli anni che se ne vanno, sulla poesia e il dolore che si nascondono dietro i ricordi. A differenza di Filadelfia, che decide di raccontare la realtà con toni pungenti e icastici, Guccini opta per la riflessione tra il lirico e il filosofico con “Radici”:

“(…) Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno
ed io, l’ultimo, ti chiedo se conosci in me
qualche segno, qualche traccia di ogni vita
o se solamente io ricerco in te
risposta ad ogni cosa non capita,
risposta ad ogni cosa non capita…

Ma è inutile cercare le parole,
la pietra antica non emette suono
o parla come il mondo e come il sole,
parole troppo grandi per un uomo,
parole troppo grandi per un uomo…

E te li senti dentro quei legami,
i riti antichi e i miti del passato
e te li senti dentro come mani,
ma non comprendi più il significato,
ma non comprendi più il significato… (…)

(…) La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza,
e provi un grande senso di dolcezza…”

Chiusa la parentesi dolorosa legata alla famiglia, Filadelfia decide di passare a toni più leggeri. Lo fa con la canzone “Questa estate”, scritta insieme a Marco Palladino, Matteo Becucci e Marco Cavaliere. Quattro persone hanno quindi generato questo:

“Arriva l’estate, esplode la voglia di lasciarsi andare,
arriva l’estate per stare a guardare, per partecipare.
Svegliàti dal sole e fare l’amore una volta ancora, un’estate nuova.
Dov’è che andate questa estate?

Stasera si fa fiesta, ma prima la siesta.
se non avessi il collo giuro perderei la testa.
La gente che balla, buttiamoci in mezzo, tequila bum bum fino all’ultimo pezzo.
Partiamo per il mare, ma senza wi fi,
buttiamoci di testa in un mare di guai,
e togli quella maglia urlando contro il cielo quant’è bella quest’Italia.”

Anche Guccini – da solo – parla d’estate, con meno fiesta e più nostalgia, ambientando il suo brano in una delle città più vitali di questo “benedetto, assurdo Bel Paese”, Bologna, che proprio in estate si trasforma da centro brulicante a luogo fatto di mistero e sospensione:

“(…) Giorno d’estate, giorno fatto di niente,
grappoli d’ozio danzan piano con me,
il sole è un sogno d’oro, ma evanescente,
guardi un istante e non sai quasi se c’è.

(…) Giorno d’estate senza un solo pensiero,
giorno in cui credi di non essere vivo,
gioco visivo che non credi sia vero
che può svanire svelto come un sorriso.”

Filadelfia, da bravo imprenditore di se stesso e figlio del nostro tempo, a suo modo interpreta perfettamente il limaccioso fango di decadenza che riveste lo stivale dalla punta alla fine del gambale. Il suo eclettismo sembra rievocare anche l’artista-artigiano del passato, che doveva saper fare tutto, dal canto, alla recitazione, finanche alla scrittura, anche se un tempo bisognava saper fare tutto bene. Ma non è solo: le giovanissime star Benji e Fede, seppur meno versatili, hanno in comune con Filadelfia l’immediatezza del linguaggio e la ricerca di immagini semplici e dirette. Così cantano l’amore e la fuga nella celebre canzone “New York”:

“In un attimo, ho capito che eri tu…Il mio angelo, la luce che mi sveglia la mattina!
Il giorno che ti ho vista eri lì…Eri all’angolo, seduta in quel caffè,
in fondo al tavolo un posto libero per me!
Gli anni passano, i ricordi rimangono.
Se il mondo lo sapesse quanto ti ho cercata,
fermerebbe il tempo per vederti un giorno in più!
Amore vieni con me,scappiamo a New York!
Se stiamo insieme, di paura non ne avrò.”

Anche Vasco, il pajaro libre modenese, parla di libertà in una delle sue canzoni. In “Liberi, liberi”, cinguetta:

“Liberi, liberi siamo noi
Però liberi da che cosa
Chissà cos’è? Chissà cos’è!
Finché eravamo giovani
Era tutta un’altra cosa
Chissà perché? Chissà perché!
Forse eravamo stupidi
Però adesso siamo cosa
Che cosa se? Che cosa se!?
Quella voglia, la voglia di vivere
Quella voglia che c’era allora
Chissà dov’è! Chissà dov’è!”

Per la struccata ragazza della canzone “Lettera”, il duo modenese sembra ispirarsi alla corrucciata protagonista di Albachiara. Ecco i versi di Benji e Fede:

“E voglio scriverti una lettera
Che parli di me
Che sia inconfondibile
E tu una busta da lettere
Aprirla sai che effetto fa
Una di quelle sensazioni che
Si perdono alla nostra età
E quando struccata scenderai le scale
E timida la prenderai
Vorrei guardare i tuoi occhi
Tanto lo so che un po’ sorriderai
E chissà quanto poi mi penserai.”

Vasco infatti usa quasi le stesse immagini di dolcezza per descrivere la bellezza naturale e autentica della sua diletta, appunto:

“Respiri piano per non far rumore
Ti addormenti di sera
Ti risvegli con il sole
Sei chiara come un’alba
Sei fresca come l’aria
Diventi rossa se qualcuno ti guarda
E sei fantastica quando sei assorta
Nei tuoi problemi
Nei tuoi pensieri.
Ti vesti svogliatamente
Non metti mai niente
Che possa attirare attenzione
Un particolare
Solo per farti guardare”

La mancanza di senso, il male di vivere, sono invece cantati così nel brano “Lunedì” di Benji e Fede:

“Se adesso mi chiedi perché
In pochi sorridono
Perché sono tutti così seri
Perché, perché
Risucchiati in mezzo a un vortice
Questo posto non è fatto per me, per me
Vorrei sognare come se non ci fosse nessuno
Dormire in mezzo ad un fiume di mani fino a domani
Vorrei sognare come se non ci fosse nessuno
Pensiero numero uno mandare la sveglia affanculo.

Se domani sarà forse un giorno migliore
Da domani vedrai il mio lato migliore
Ma oggi no, oggi no
Telefono e cuscino metto tutto in off

Oggi è lunedì, lunedì
Sai che odio il lunedì, lunedì
Non chiamarmi il lunedì, lunedì
E non svegliarmi, non svegliarmi”

Anche Vasco l’ha fatto proprio in uno dei suoi pezzi più famosi:

“Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha
Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani è un altro giorno arriverà…”

Riferimenti all’attualità e alla tecnologie invece per la metafora davvero calzante dell’amore come wi-fi (simbolo dei nostri tempi colpevolmente ignorato invece da due vecchi poeti come Guccini e Vasco), che i due musicisti intonano nel loro recentissimo brano “Amore wi-fi”, appunto:

“Ti avevo tenuto un posto a sedere
In prima fila nei meandri del cuore
Sul tetto del mondo a guardare sotto
Vedi che questo non sarà mai nostro

Ma poco ci importa, avevamo di meglio
L’amore wi-fi, stavo connesso
Ma poco ci importa, avevamo di meglio
L’amore wi-fi, stavo connesso”

Un po’ meno di attualità per Guccini (che magari su in montagna dove vive, nemmeno ce l’ha il wi-fi), che invece si perde a parlare di uccelli e di barche ne “La canzone della colomba e del fiore”, con tanto di omaggio ad anticaglie come Cecco Angiolieri:

“Amore, s’io fossi aria, le tue rondini vorrei,
per guardarmele ogni minuto e farle volare negli occhi miei,
quelle rondini bianche e nere che anche mute dicono tanto:
tutta la gioia di mille sere ed un momento solo di pianto.

Amore, mai sarò stanco di bermi tutto il tuo miele,
quando ridi o quando mi parli in me si gonfiano mille vele ;
quando un sogno od un tuo segreto ti fan seria e sembri rubata,
guizzan pesci tra i tuoi due fiori, rivive l’anima mia assetata.”

Insomma, con le nuove leve della classe canora modenese, prosegue la tradizione del “talento e della creatività” locali. E nell’antologia di emozioni filtrate dall’occhio e dal cuore di giovani uomini alle prese con la vita, si può trovare lo Zeitgeist del nostro tempo. Ragazzi che, citando i versi callimachei della loro ultima canzone, si trovano “sul tetto del mondo a guardare sotto” giusto per accorgersi che questo non sarà mai loro. Ma poco importa, una qualche soluzione si trova sempre: un amore wi fi, stanno connessi!

CONDIVIDI
Alice Norma Lombardi è nata nel 1991. È cresciuta a Vittorio Veneto e ha studiato a Modena. Ama Tolstoj.

NESSUN COMMENTO

Rispondi