Le disuguaglianze? Fanno male a tutti: anche ai ricchi (più o meno)

Le disuguaglianze? Fanno male a tutti: anche ai ricchi (più o meno)

Il Modenese e l'Emilia-Romagna in generale, sono ancora tra le zone col reddito medio più alto d'Italia, ma dagli economisti arriva l'allarme: crescono in tutta Europa le disuguaglianze tra ricchi - sempre più ricchi - e i poveri, sempre più giù nella scala sociale. Ma, al di là degli aspetti etici, a pagarne il conto è la crescita complessiva, quindi tutti. Anche se qualcuno fa ancora finta di non capirlo.

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E’ vero, secondo quanto segnala l’ultimo rapporto Istat, l’incidenza relativa della povertà in Emilia-Romagna (4,2%) è tra le più basse d’Italia, dietro solo a Trentino Alto Adige (3,8%) e Lombardia (4%). Ed è altrettanto vero che la stragrande maggioranza dei comuni emiliano romagnoli supera il reddito imponibile medio italiano, che è di circa 20.000 euro. Modena ad esempio vanta un reddito medio di 23.509 euro. Ma le statistiche bisogna anche saperle leggere. Non scordando mai, ad esempio, il famoso pollo di Trilussa, che denuncia una visione semplicistica dei metodi statistici: su due polli consumati, le statistiche raccontano che si è mangiato un pollo a testa, anche se nella realtà, qualcuno si è mangiato due polli e l’altro è rimasto a stomaco vuoto. Il Comune col reddito medio più alto nel Modenese è Castelnuovo Rangone coi suoi 24.166 euro (merito probabilmente della nota passione locale per lo zampone, alla cui ciccia però, non tutti attingono), l’ultimo Montecreto, con 14.847.

Ma guardando un po’ oltre il proprio naso, la situazione italiana resta complicata, seppure stabile: sono 4 milioni le persone in condizioni di povertà assoluta, ovvero non in grado di permettersi “uno standard di vita minimamente accettabile” e, al momento, le politiche di contrasto non paiono sufficienti per ridurne il numero. Secondo quanto riporta Oxfam, il 20% degli italiani detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, al 20% degli italiani più poveri va solo lo 0,4%. Se guardiamo ancora più in là, oltreconfine, in Europa ci sono 342 miliardari e 123 milioni di persone a rischio povertà. E’ ormai un dato di fatto che in Italia e in Europa crescano le disuguaglianze. Il periodo tra il dopoguerra e gli anni Settanta ha visto, almeno da noi, una colossale ridistribuzione dei redditi che ha prodotto un allargamento di un sottoinsieme – la classe media – incuneatosi tra ricchi e poveri: da “poveri ma belli” siamo diventati un po’ più ricchi. Un’età dell’oro, almeno per chi di quell’intersezione ha fatto parte, che ha cominciato la propria parabola discendente dagli anni ’80, fino ad arrivare ad oggi, in cui l’impoverimento della classe media è certificato da tutte le statistiche. Il punto, come spiega l’economista Thomas Piketty nel suo saggio “II capitale nel XXI secolo”, è che il recente aumento delle diseguaglianze non è un’anomalia, ma il ritorno alla normalità. L’eccezione è stato il quarantennio.

Rich Kids. Vanno molto di moda in questo periodo i figli di tutti i ricchissimi del mondo che postano su Instagram le foto delle loro vite tra lussi sfrenati. Leggi anche: I figli di papà se la tirano su Instagram.
Rich Kids. Vanno molto di moda in questo periodo i figli dei ricchissimi del mondo che postano su Instagram le foto delle loro vite tra lussi sfrenati. Leggi anche: I figli di papà se la tirano su Instagram.

A prestare un po’ di attenzione a quel che accade intorno a noi, sembra la scoperta dell’acqua calda. Così come altrettanto banale dovrebbe essere l’equazione per la quale un eccesso di diseguaglianze frena la crescita di un paese dato che i consumi complessivi si riducono. Per fare un esempio semplice, è inutile avere in città tre persone che possono comprarsi una Ferrari e tutti gli altri che non si possono permettere nemmeno un motorino: meglio avere cento persone che si possono comprare una Panda a testa. Semplice, no? O almeno dovrebbe esserlo. Anche se così non è. Visto il subbuglio che ha prodotto in Germania un rapporto Ocse che certifica l’evidenza di cui sopra: le diseguaglianze frenano la crescita.

Vedi anche: “Anche la miseria è un’eredità”. I poveri saranno per sempre poveri?

“Al di là dell’aspetto morale – scrive Tonia Mastrobuoni su Repubblica – il punto è che l’abisso tra ricchi e poveri fa male alla crescita, sostengono ormai molti studiosi – e non solo di orientamento keynesiano. Ma la polemica è esplosa nel Paese di Angela Merkel da quando qualcuno ha osato avanzare l’ipotesi che questo principio possa valere anche per la prima economia europea”. Perché, sostengono gli economisti contrari alla tesi, la regola non varrebbe per i Paesi più prosperi. Germania in testa ovviamente. Una logica miope: un po’ come pensare che il benessere che tutto sommato ancora si respira in Emilia-Romagna possa durare all’infinito, anche se intorno il resto del paese va a rotoli. Davvero qualcuno può pensare che arroccarsi su quel che c’è ancora di buono nel presente possa essere di qualche garanzia per il futuro?

Fonte immagine di copertina: Bobbyfinance.

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